Villino abusivo nella Pineta Dannunziana: condannati tecnici e proprietario

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Villino abusivo nella Pineta Dannunziana: condannati tecnici e proprietario
PESCARA. «Questa sentenza è stata una pietra miliare contro gli scempi edilizi». Ha espresso così tutta la sua soddisfazione l’architetto Anita Boccuccia all’indomani del pronunciamento del Tribunale Penale che ha condannato, in primo grado, i sei imputati per i reati loro ascritti.
Un processo lunghissimo che rischiava di finire senza soluzione, ovvero con la prescrizione dei reati di abuso edilizio ed abuso d'ufficio.
Il procedimento era stato originato da un esposto dell'architetto Boccuccia per la demolizione di un villino degli anni trenta in una zona con vincolo di conservazione, e per la costruzione di un edificio più grande.
«Le condanne inflitte sono state di gran lunga superiori a quelle chieste dal pm», ha dichiarato l'avvocato dell'architetto Boccuccia, Gerardo Mariano Rocco di Torrepadula. Il proprietario del villino Mario Domenico Farina, indagato per abuso edilizio, è stato condannato a 2 mesi di reclusione e a pagare 25 mila euro.
I tecnici comunali, Tommaso Vespasiano, Alessandro Coppa e Franco Liberatore, indagati per abuso d'ufficio e abuso edilizio, sono stati condannati a 8 mesi, così come l'architetto progettista, Giovanni Placentile.
Mentre Sandro Domenico Verrigni, direttore dei lavori, è stato condannato a 2 mesi e all'ammenda di 25 mila euro per abuso edilizio.
I condannati possono evitare di scontare la pena in carcere demolendo il cantiere esistente, infatti la condanna è condizionalmente sospesa alla demolizione del manufatto esistente e al ripristino dello stato dei luoghi entro 4 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.
Ad oggi al posto del villino degli anni '30 c'è un cantiere posto sottosequestro dal 2004.
«Quasi certamente la controparte andrà in appello- hanno detto i legali della Boccuccia- ma la demolizione, essendo un provvedimento amministrativo emesso dal giudice in sede di condanna, non può andare in prescrizione. Per venir meno l'ordine di demolizione dovrebbero vincere nel merito della questione in appello».
Gli indagati sono stati condannati anche a pagare le spese legali dell'architetto Anita Boccuccia e dell'associazione Italia Nostra costituitasi parte civile.
Inoltre il giudice, in sede penale, ha disposto un risarcimento del danno per la Boccuccia che verrà quantificato in sede civile. «Anche il Comune e la Regione avrebbero potuto avere un cospicuo risarcimento- ha spiegato l'avvocato Rocco di Torrepadula- qualora si fossero costituiti parte civile, ma è evidente che non potevano schierarsi contro i loro dirigenti ed impiegati».
Nel caso paradossale che il proprietario del villino non volesse demolire, ma andare scontare la pena in prigione?
L'avvocato ha risposto: «il Comune potrebbe demolire a sue spese il villino e procedere all'esproprio del terreno come risarcimento delle spese sostenute per la demolizione».
Al telefono con PrimaDaNoi.it, l'architetto Boccuccia non ha saputo trattenere quel senso di appagamento dopo anni di battaglie e ha dichiarato:«questa sentenza è esemplare in una Pescara saccheggiata dai costruttori che non potranno più fare il comodo loro. Gli avvocati difensori della controparte parlavano sempre di “prassi consolidata” come se fosse un alibi per continuare a demolire e costruire ma non è stato così per i giudici».

Manuela Rosa 17/04/2009 9.53


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