33 avvisi di garanzia al Comune di Pescara. Domani D’Alfonso in Procura

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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33 avvisi di garanzia al Comune di Pescara. Domani D’Alfonso in Procura
PESCARA. Sono stati notificati nei giorni scorsi 33 avvisi di garanzia ad amministratori, in carica e non, ed imprenditori che un paio di anni fa finirono nel ciclone giudiziario della inchiesta sull’urbanistica che tenne banco anche sui giornali per molti mesi.
Quella indagine che oggi è stata smembrata e passata in parte al pm Gennaro Varone, è vicina alla conclusione.
Si tratta di una inchiesta che è stata aperta dal pm Aldo Aceto, oggi in forza alla procura di Larino, poi coadiuvato da un pool di magistrati (Di Florio, Mennini, Bellelli) che oggi sono vicini alla chiusura del fascicolo, non prima di aver ascoltato gli indagati che ne faranno richiesta.
Così tornerà in procura anche il sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, che domani, giovedì 16 aprile, sarà interrogato su quegli accordi di programma (circa 24) che erano stati pensati per fare bella Pescara e che poi dopo le notizie trapelate sui giornali dell'inchiesta sono stati bloccati e molti sono poi naufragati.
In totale sono indagate 33 persone, tra funzionari comunali, imprenditori, politici. Tra i politici: il presidente del Consiglio comunale, Vincenzo Dogali, e il consigliere comunale del Pdl, Guerino Testa e molti altri componenti della commissione urbanistica dell'epoca.
Giovedì, oltre a D'Alfonso, sarà interrogato, fra gli altri, il suo ex braccio destro, Guido Dezio, coinvolto insieme a lui in altre inchieste della procura di Pescara. Venerdì 17 toccherà, invece, all'arcivescovo emerito di Pescara-Penne, Francesco Cuccarese, anche lui indagato.
I reati contestati, a vario titolo, vanno dall'abuso d'ufficio al falso alla corruzione. Quello degli interrogatori rappresenta l'ultimo atto prima della chiusura del fascicolo, parte del quale è stato stralciato e passato al pm Gennaro Varone, titolare dell'inchiesta sugli appalti pubblici al Comune che il 15 dicembre scorso ha portato agli arresti domiciliari D'Alfonso.
L'inchiesta è stata aperta nel 2006 ed è stata impostata per la gran parte del pm Aceto che ha disposto un gran numero di sequestri di documenti alla ricerca di irregolarità. Fu proprio Aceto a chiedere l'ausilio di altri tre colleghi per la formazione del pool. Ma non vi fu sempre unità di visione tra i quatto magistrati e così alla partenza di Aceto l'inchiesta è rimasta in stand by anche perché Di Florio e Bellelli nel frattempo si sono occupati dell' inchiesta della Sanità che ha portato all'arresto dell'ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco.
Secondo fonti autorevoli della stessa procura questa inchiesta avrebbe diversi punti deboli e sarebbe stata condotta seguendo alcuni filoni che si sarebbero progressivamente inariditi.
Questo avrebbe comportato anche la fragilità di moltissimi elementi che sarebbero stati raccolti e che, in seguito all'annullamento degli accordi di programma, sarebbero venuti meno facendo cadere anche quelle ipotesi di reato contestate. Difficile, dunque, in queste condizioni sostenere una accusa in un processo.
Almeno per le ipotesi di reato meno gravi potrebbe, infatti, profilarsi una archiviazione (così come già PrimaDaNoi.it aveva preannunciato più di un mese fa). Ma la parola definitiva la scriveranno i pm solo dopo aver ascoltato gli indagati che chiederanno di essere interrogati e di fornire prove alla loro versione.
Solo dopo vi sarà la chiusura delle indagini e la richiesta dei pm: archiviazione o rinvio a giudizio. L'ipotesi più accreditata al momento potrebbe essere il rinvio a giudizio solo di una parte degli indagati e per reati meno gravi.
Si aprirà così uno scenario apparentemente inconciliabile tra due realtà dipinte da due diverse inchieste: da una parte l'inchiesta Housework del pm Gennaro Varone, e dall'altra l'indagine del pool. La prima ha descritto una serie di presunte irregolarità diffuse e portato all'arresto del sindaco D'Alfonso nel primo filone di indagine durato un anno. La seconda indagine potrebbe descrivere invece scenari diversi per mancanza di prove sufficienti.
E' possibile che le due inchieste descrivano la stessa realtà vista da aspetti diversi? Il procuratore Nicola Trifuoggi ha più volte parlato di «concordia» tra i pm e negato «spaccature» nella sua procura.
I giornali però hanno già iniziato a parlare di contrapposizioni e verità inconciliabili, da una parte esaltando il lavoro del pool e dall'altro facendo le pulci all'altra inchiesta che ha fatto scattare le manette.
Ma a fare paura è l'inchiesta di Varone che ha portato tra l'altro al sequestro della villa di D'Alfonso a Lettomanoppello e contro tale provvedimento la difesa (avvocato Giuliano Milia) ha ritenuto opportuno non proporre appello ma inoltrare una semplice richiesta di rimozione del cartello che campeggia ancora sul cancello della villa. Richiesta respinta.
Le altre prove documentali, che al momento non sono state ancora confutate, rimangono le tracce nei computer di Giampiero Leombroni che proverebbero che l'appalto dell'area di risulta era concordato con Toto, gli accertamenti bancari che confermano la lista Dezio delle presunte tangenti, la mancanza di prelievi dai conti correnti del sindaco D'Alfonso che proverebbe l'esistenza di entrate oscure. Su tutte le contestazioni avanzate dal pm Varone la difesa si è riservata di rispondere annunciando un memoriale che però non è mai arrivato.
15/04/2009 8.36