Sanità, Cialente e Di Orio preoccupati per i tagli

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L’AQUILA. Un incontro con il Comitato ristretto dei sindaci della Asl aquilana per avviare un confronto sul piano industriale per l’azienda sanitaria locale. LA CRISI DI GINECOLOGIA E OSTETRICIA
È quanto ha chiesto il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, presidente dello stesso Comitato, in una nota inviata al Commissario governativo ad acta per il piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario Gino Redigolo.
«Ritengo importante – ha spiegato Cialente – avviare un momento di confronto operativo e di reale concertazione rispetto al futuro di un settore di interesse strategico come quello della sanità, duramente provato da anni di malagestione di cui sono sempre i cittadini a fare le spese».
Il rettore dell'Università dell'Aquila, Ferdinando di Orio, ha invece detto un fermo "no" ai tagli previsti dal piano industriale della Asl cittadina.
Le nuove disposizioni, secondo di Orio, penalizzerebbero la facoltà di Medicina che conta oltre 5 mila iscritti.
Tra le maggiori criticità segnalate, l'impossibilità della facoltà di avviare le tre scuole di specializzazione - ortopedia, medicina riabilitativa e chirurgia plastica - già a partire dal prossimo anno accademico.
«E questo è solo l'inizio - ha commentato la preside di Medicina, Maria Grazia Cifone - il dover rinunciare oggi alle scuole di specializzazione può voler dire che domani dovremo rinunciare a ben altro. Stiamo parlando di un danno al territorio, ai suoi studenti e agli utenti del servizio sanitario - ha commentato il rettore - non possiamo accettare decisioni che passano sulla testa di tutti».
Il direttore amministrativo Filippo del Vecchio giudica «contestabile la quantificazione dei risparmi che derivano dalla trasformazione di Unità operative complesse in unità operative semplici». Criticate, inoltre, le proposte di accorpamento delle due Uoc di Ostetricia e Ginecologia e di Chirurgia Vascolare.

03/04/2009 15.30

LA CRISI DI GINECOLOGIA E OSTETRICIA

«La crisi della Ginecologia ed Ostetricia, è bene chiarirlo subito, è soprattutto una crisi di crescita e di sviluppo», parola di Gaspare Carta, Corso di Laurea in Ostetricia.
«La Ginecologia ed Ostetricia dell'Aquila ha raggiunto recentemente traguardi che non erano mai stati raggiunti in passato», assicura Carta, «la Ginecologia Universitaria ha quasi triplicato il numero di interventi in un anno registrando una mobilità attiva da tutto il Centro Italia. Avremmo potuto fare anche di più perché c'è una grande richiesta di ricevere prestazioni presso la nostra Unità Operativa. Purtroppo, non possiamo soddisfare appieno tale richiesta per gravi carenze strutturali e di organico».
Chiunque, in questi ultimi mesi, si sia trovato a frequentare il reparto, come degente o visitatore, secondo il professor Carta «si è accorto che vi è una grave situazione di sovraffollamento e che il personale infermieristico e paramedico è costretto a sottoporsi a un tour de force impressionante per garantire un'assistenza qualificata. Disgraziatamente, per una serie di motivi, in parte anche di natura economica, i vertici aziendali non sono stati in grado di offrire risposte adeguate a questa crisi di crescenza».
La Ginecologia è collocata in una «posizione infelice, molto distante dal blocco operatorio principale per cui il personale paramedico deve percorrere corridoi sterminati per trasportare i pazienti».
Vi sono due unità operative di Ginecologia ed Ostetricia, quella universitaria ed ospedaliera, che sono collocate sullo stesso piano, a stretto contatto di gomito.
«Ciò crea inevitabilmente frizioni», assicura Carta. «I posti letto sono totalmente insufficienti. I problemi principali riguardano in questo momento il personale medico».
La Clinica Universitaria ha solo tre medici che fanno turni di guardia inaccettabili. Fino al mese di dicembre dell'anno scorso la Clinica poteva contare sul supporto di un altro medico con cui era stato stipulato un contratto scaduto a dicembre e che la ASL ha deciso di non rinnovare .
La conseguenza del mancato rinnovo è stata che i medici universitari hanno dovuto sobbarcarsi un numero di ore di servizio molto superiore rispetto a quello dovuto, a scapito delle attività didattiche e di ricerca che rappresentano un dovere istituzionale degli universitari e a detrimento delle altre attività assistenziali (ambulatori, lavoro in corsia, in sala operatoria, ecc).
«Di fronte alla richiesta di una più equa distribuzione dei turni di guardia interdivisionale tra le due unità operative», racconta Carta, «ci è stato risposto che un'eventuale ridistribuzione avrebbe potuto implicare una riduzione del numero di posti letto della Clinica. Questo atteggiamento punitivo e provocatorio è profondamente ingiusto essendo rivolto verso medici che hanno dimostrato di sapere e di volere lavorare nell'interesse dell'Azienda e della Città. Ma è soprattutto ingiusto verso le donne aquilane che potrebbero vedersi costrette a rivolgersi ad altre strutture, in altre città, considerando che abbiamo già liste di attesa di mesi. Trovo ciò inaccettabile».

Carta lancia un messaggio accorato ai politici ed amministratori affinchè si interessino ai problemi esposti ed «intervengano fattivamente e concretamente per risolverli. Spero che intervenga anche l'assessore alla Sanità che ha dimostrato di essere persona molto attenta e costruttiva».


03/04/2009 16.03