Il Consiglio si trasforma in farsa e si parla della sindrome di Burnout

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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FRANCAVILLA. Gli eletti come specchio fedele degli elettori? E allora la Francavilla al mare vista ieri al Consiglio comunale è goliardica e irresponsabile, rissosa e poco interessata ai problemi della vita reale, più disposta a divertirsi che a lavorare.
Il che non è. Però questo spettacolo lo hanno dato («ma che squallore» ha commentato Franco Di Muzio) i consiglieri dell'opposizione, un po' rimescolati tra destra e sinistra, che come in un film di Pierino si sono impadroniti della sala con il presidente del Consiglio Carlo De Felice, impotente a bloccare le loro effervescenze goliardiche.
La maggioranza assisteva muta e masochista.
De Felice, è sembrato, ha lasciato correre come una supplente alle prime armi di fronte ad una scolaresca indisciplinata.
E così l'ora dedicata per Regolamento alle interpellanze ed alle interrogazioni si è dilatata fino a tre ore, complice una mozione fantasma scritta all'ultimo momento.
Si è parlato del nulla, del sesso degli angeli e delle questioni procedurali più fini: art. 39 bis, art. 15, art. 17, della Giunta non perfetta con 5 assessori invece di 7, dei consiglieri incaricati dal sindaco che compiono «atti di rilevanza esterna», di transumanza da uno schieramento ad un altro, di «prendo la parola per fatto personale», di maggioranza in mille pezzi soccorsa da alcuni esponenti dell'opposizione.
Interventi a raffica di Carlo Matricardi, Daniele D'Amario, Manuel De Monte aiutati da Francesco Todisco e da Giuseppe Pellegrino ed ancora interruzioni, risate, battute e interventi ripetuti di Carlo Matricardi e di Daniele D'Amario, il quale dopo due ore di questa giostra, rivolto alla maggioranza che assisteva in silenzio alla bagarre, ha esclamato compiaciuto: «prendiamo atto che non ci volete far parlare di questa mozione».
In verità Manuela Mucci, Paolo Galasso e Lucrezio Paolini hanno tentato di richiamare il presidente al rispetto del regolamento, ma senza esito.
Così come Di Muzio, il cui intervento è stato addirittura interrotto dal presidente perché a suo parere «diceva cose inesatte», forse perché si era appellato solo al rispetto delle regole.
Un sussulto di dignità l'ha avuto invece Rocco Cappelletti, quando rivolto ai colleghi consiglieri del Pdl gli ha rimproverato di essere stati loro la causa dell'elezione di Di Quinzio per le liti interne e li ha accusati di essere troppo strumentali nelle critiche: «ma come – ha detto – con Angelucci una volta eravamo Forza Italia, un'altra Udc, un'altra ancora non si sa cosa, siamo andati con tutti ed ora riscoprite il valore dell'identità e rimproverate chi è eletto in un modo e amministra in un altro?».
Solo contro tutti, a contrastare la bagarre, il sindaco Nicolino Di Quinzio che si è dovuto difendere dagli attacchi di non aver fatto nulla in questi mesi: «Concordo – ha detto – in 10 mesi ho solo cercato di mettere riparo ai danni che avete provocato in 10 anni di amministrazione dissennata: debiti, anticipazioni di 7 milioni di euro scomparse nelle spese correnti, macchina amministrativa bloccata, creditori all'assalto, casse vuote. E voi capaci solo di questa gazzarra. Ma con il Bilancio siamo in fondo al tunnel e stiamo per rivedere la luce».
Comica finale: Nicola De Francesco, nella confusione, ha chiesto la parola per un excursus storico politico scientifico a proposito della Sindrome di Burnout (che ha dichiarato di non conoscere, pur essendo medico).
«Ma che c'entra con la mozione», ha sottolineato Lucrezio Paolini.
«Lei non si rivolga a me con quel tono», ha replicato stizzito il presidente De Felice.
Poi al momento del voto, dopo tre ore di «chiasso inconcludente ed ostruzionistico» (come lo ha definito Paolo Galasso), Matricardi ha ritirato la mozione per ripresentarla un'altra volta.
Di che parlava?
Di nulla, era solo una manovra per perdere tempo.
Insomma una recita che però non ha fatto ridere nemmeno il pubblico presente.
I problemi di Francavilla: il lavoro che manca, gli stipendi a rischio, i servizi sociali in difficoltà e con le casse vuote, i finanziamenti che non arrivano, le opere pubbliche ferme, le decine di avvisi di garanzia che fioccano come neve a dicembre?
«Che ci azzeccano con il Consiglio» avranno pensato quei consiglieri spensierati.


Sebastiano Calella 01/04/2009 10.08