Debiti del Marrucino: consiglio urlato e poco produttivo

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Debiti del Marrucino: consiglio urlato e poco produttivo
CHIETI. Salta per mancanza del numero legale (c'erano 20 consiglieri invece di 21 almeno) il Consiglio comunale di Chieti che doveva discutere, per l'ennesima volta, del Teatro Marrucino.
Una storia che va avanti da anni e che l'opposizione riesce ad utilizzare sapientemente per tenere in graticola l'amministrazione Ricci, rappresentata come responsabile del buco milionario.
Arrivati al momento delle decisioni, dopo una mattinata “urlata” per motivi procedurali (si sono distinti soprattutto Di Matteo e Di Primio del Pdl) e per le accuse all'amministrazione di non voler discutere il problema, la minoranza ha abbandonato l'aula e la maggioranza di centrosinistra si è trovata scoperta, senza Udeur e senza Italia dei valori, i cui consiglieri non se la sono sentita di correre in soccorso di Ricci.
«Tocca a loro assicurare il numero legale», si difendono dall'opposizione.
«Il loro modo di comportarsi è strumentale, prima dicono di voler discutere, poi fanno slittare il Consiglio», ribattono dalla maggioranza.
L'ordine di sciogliere le righe è giunto dopo la relazione dell'assessore Carmelina Di Cosmo, abbastanza amareggiata al termine del Consiglio:«Abbiamo cercato la condivisione nella soluzione dei problemi – commenta l'assessore – abbiamo sempre evitato la caccia alle streghe per individuare le responsabilità colpavostra-colpanostra, ci siamo adoperati come amministrazione per salvare i posti di lavoro e per assicurare comunque una stagione teatrale decente nel rispetto degli impegni di spesa ufficiali, abbiamo finalmente messo ordine nei conti e per risposta si abbandona l'aula? D'accordo, in mancanza di un quadro normativo chiaro potremmo avere commesso anche degli errori e ce ne assumiamo la responsabilità, ma discutiamone senza rinviare tutto a data da destinarsi. Un comportamento contraddittorio e incomprensibile quello delle opposizioni».
L'impressione, al termine dei lavori che riprenderanno domani, è che ci si accapiglia quasi per esorcizzare la paura che dai conti del commissario e dalle indagini in corso della Guardia di Finanza emergano responsabilità condivise.
Sotto accusa le gestioni del centrodestra e del centrosinistra, dai contratti artistici troppo onerosi e forse non regolari, al mancato pagamento degli oneri previdenziali ed assicurativi. Insomma nessuno, almeno politicamente, vuole restare con il cerino acceso in mano. Quello che deciderà la Procura è un'altra storia.

Sebastiano Calella 30/03/2009 17.52