Inchiesta Wine Glass, perquisite Lafarge e Clax Italia

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L’OPERA D’ARTE IN FRANTUMI. PESCARA. Si allarga l’inchiesta sul Calice di Toyo Ito diretta dal Pm Paolo Pompa. Ieri doppia perquisizione della squadra mobile di Pescara che prima ha fatto visita a Lafarge e poi alla Clax Italia, la ditta di Pomezia che ha realizzato il calice.



L'OPERA D'ARTE IN FRANTUMI. PESCARA. Si allarga l'inchiesta sul Calice di Toyo Ito diretta dal Pm Paolo Pompa. Ieri doppia perquisizione della squadra mobile di Pescara che prima ha fatto visita a Lafarge e poi alla Clax Italia, la ditta di Pomezia che ha realizzato il calice.
La squadra mobile di Pescara, su richiesta del pm della procura di Pescara, Paolo Pompa, ha perquisito gli uffici ed acquisito dei documenti presso la sede della Lafarge, nell'ambito dell'inchiesta sul calice di Toyo Ito.
Nell'inchiesta sono indagati per abuso d'ufficio l'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, il suo ex braccio destro Guido Dezio, gli ex dirigenti comunali Giampiero Leombroni e Vincenzo Cirone.
Sempre ieri la polizia ha fatto capolino anche alla Clax Italia acquisendo della documentazione.
Perché la Lafarge? Perché la società che gestisce il cementificio (ma che poi avrebbe venduto) ha versato l'importo omnicomprensivo di 840.000,00, così come risulta agli atti dell'amministrazione.
Non sarebbe inoltre chiaro il rapporto esistente tra Comune e Lafarge che non ha mai sottoscritto un atto notarile o una scrittura privata con la quale cedeva ufficialmente la proprietà dell'opera all'amministrazione cittadina; nel merito esisterebbe solo una scrittura tra la Lafarge e la Clax Italia che però non ha visto attore protagonista la stessa amministrazione comunale.
La Clax Italia, invece, è la società che ha realizzato l'opera da 1,6 milioni di euro. Una operazione, finanziaria più che architettonica, sulla quale la procura vuole vederci chiaro.
Quando la Clax ha riconsegnato il Wine Glass non ha dato al Comune un certificato che attestasse anche la conformità e la piena corrispondenza dell'opera al progetto originario realizzato e proposto da Toyo Ito e pagato dal Comune.
La società sarebbe stata scelta direttamente dall'artista giapponese, almeno così emerge dalle carte ufficiali.
«Dato atto che», si legge, «sulla base delle prescrizioni tecniche fornite direttamente dall'artista Toyo Ito, la Clax Italia risulta essere l'unica ditta idonea a realizzare l'opera nel pieno rispetto di dette prescrizioni, per quanto riguarda la capacità tecnologica della ditta stessa di produrre singoli blocchi di dimensioni rilevanti».
Ma dalla delibera sembra emergere che il costo effettivo dell'opera, che doveva essere di 1 milione di euro, sia poi lievitata «poichè la differenza di euro 650.000,00 rispetto al preventivo a suo tempo trasmesso dalla Clax Italia è da considerarsi quale contributo della ditta medesima alla realizzazione dell'opera di Toyo Ito».
Ma all'orizzonte si intravedono altre incognite e stranezze come una società che si sarebbe occupata di fare indagini esplorative e richiedere preventivi, società che poi ha chiuso i battenti a fine dicembre lasciando a piedi diversi creditori. Di questa attività svolta per conto del Comune non vi è traccia nei documenti.
Perché?


24/03/2009 8.11