Urine al platino, non si placano i dubbi dei sindacati

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. Urine al platino degli infermieri del SS. Annunziata di Chieti, quelli che in passato hanno preparato i farmaci per la chemioterapia in una sala con attrezzature insufficienti.


Ne parlano soprattutto alcuni sindacati autonomi, come Nursind, Nursing Up e Fials. Stranamente tacciono gli altri, mentre Asl ed Università minimizzano la gravità delle analisi che hanno trovato valori al di fuori della norma «ma non pericolosi» (come si è affrettata a dire il direttore sanitario Asl, che per precauzione ha cambiato mansioni ai tre infermieri sotto controllo).
Come noto, era andato il tilt il sistema di areazione e quindi le sostanze volatili usate nelle preparazioni avevano procurato problemi agli addetti.
«I lavori di ristrutturazione dei locali dove si dovranno preparare in modo centralizzato i farmaci antiblastici si sono di nuovo fermati da alcuni mesi: una cosa che denuncio da alcuni mesi». Armando Vignali, come in passato, esce allo scoperto sottolineando che «questi problemi si risolvono se si affrontano anche pubblicamente, per non far cadere nel vuoto i problemi di salute accusati dagli infermieri addetti a questo lavoro delicatissimo. Bisogna insistere e parlarne. Questo problema non è solo dei tre che ci sono capitati – sottolinea Vignali, responsabile aziendale di Nursind - riguarda invece tutti gli operatori sanitari che in diverse situazioni possono essere a rischio».
In particolare questa volta quello che non va, secondo lui, «sono gli intoppi a ripetizione che hanno ritardato la conclusione dei lavori, dopo che i finanziamenti sono stati erogati tre anni fa».
E' solo inesperienza o c'è qualche cosa di più? Forse sono solo problemi di ritmi di lavoro troppo lenti, che vanno a danno degli infermieri che lavorano in quelle condizioni critiche.
Forse anche l'Università (il reparto è universitario) avrebbe dovuto attivarsi prima, senza ripararsi dietro le relazioni secondo le quali quelle sostanze pericolose «si disperdevano nell'aria».
Insomma una vicenda presa un po' sottogamba, come dimostrano alcuni ritardi che ci sarebbero stati nella riconsegna delle analisi: una richiesta del 20 novembre scorso è stata riconsegnata solo a febbraio. In pratica l'impressione che si ricava da queste denunce è che si cerca di isolare chi si batte per la soluzione dei problemi di sicurezza, mentre si tenta di spostare l'attenzione sui risultati positivi nella cura dei tumori, che pure ci sono. Il reparto di Oncologia di Chieti è infatti all'avanguardia per le nuove tecniche di biologia molecolare per arrivare a farmaci personalizzati, e quindi più efficaci, per la chemioterapia. Ma non si dovrebbe perdere di vista la salute anche degli operatori. «Questi infermieri altamente professionalizzati maneggiano sostanze pericolose – spiega Patrizia Bianchi, referente regionale di Nursing Up – e la Asl di Chieti doveva essere più sollecita nella vigilanza delle condizioni di lavoro. Non basta il demansionamento degli infermieri risultati a rischio, questa vicenda deve insegnare che non si può scherzare con la sicurezza».
Sebastiano Calella 24/03/2009 8.11