Quando Lapis consigliò a Zangari lavori all’estero: «così stai più tranquillo»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LA MAFIA SICILIANA IN ABRUZZO. TAGLIACOZZO. Nino Zangari e i fratelli Ricci, arrestati lunedì per riciclaggio di denaro riconducibile a Vito Ciancimino, non avevano un reddito che consentisse loro di investire. Ne sono sicure la Guardia di Finanza e la Procura dell’Aquila.
LA MAFIA SICILIANA IN ABRUZZO. TAGLIACOZZO. Nino Zangari e i fratelli Ricci, arrestati lunedì per riciclaggio di denaro riconducibile a Vito Ciancimino, non avevano un reddito che consentisse loro di investire. Ne sono sicure la Guardia di Finanza e la Procura dell'Aquila.

Lo spiegò anche Zangari nell'ormai celebre incontro-scontro ad Avezzano con Giuseppe Lumia, e ripreso da Site.it, quando disse che aveva così pochi soldi a disposizione da essere stato costretto ad accendere un mutuo da 16 mila euro.
E per onorare quel mutuo lui e i fratelli Ricci dovevano «lavorare notte e giorno», disse.
E allora da dove è saltato fuori il villaggio turistico? E soprattutto, se già soldi non ce ne erano come poteva Zangari voler fare investimenti anche a Sulmona?
Il Gip è chiaro: Zangari aveva dato la sua piena disponibilità a Gianni Lapis, (già condannato nel 2007 con sentenza passata in giudicato per trasferimento fraudolento di valori) ad affiancarlo nelle sue attività in Abruzzo.
E infatti il 15 giugno 2007, come già denunciato in tutti i suoi particolari da Site.it, Zangari si impegnò per una operazione immobiliare a Sulmona per conto di due società riconducibili a Lapis.
Si stipulò un contratto preliminare di compravendita per l'acquisto di alcuni capannoni. Costo dell'investimento: 4,7 milioni di euro di cui 50 mila euro come acconto e caparra versati il 4 dicembre del 2006, 200 mila euro per deposito cauzionale e altri 400 mila per lo stesso motivo.
I 4 milioni che restavano erano da versare in una unica soluzione al momento della stipula del rogito notarile per il trasferimento della proprietà.
Ma Zangari non operava di certo per il proprio interesse, scrive il gip.
«Dalle conversazioni telefoniche», recita l'ordinanza firmata da Giansaverio Cappa, «si evince che Gianni Lapis non era semplicemente a conoscenza dell'operazione immobiliare bensì risultava il vero elemento focale per la conclusione dell'affare».
L'operazione subì poi una brusca frenata a causa delle vicende giudiziarie di Lapis e l'ampio spazio che a queste riservarono i giornali locali.
Nelle intercettazioni telefoniche, infatti, emerge la preoccupazione e la sfiducia di chi stava aspettando il pagamento dell'immobile industriale.
La Procura ha raccolto poi una serie di testimonianze che hanno confermato che Zangari si era presentato palesando l'interesse di acquistare il complesso industriale per far realizzare una struttura per la lavorazione della plastica.
I proprietari del capannone hanno poi detto di non aver mai conosciuto Lapis.
«In questa operazione», scrive il gip, «Zangari riveste la figura di vero e proprio rappresentante dei soci siciliani in Abruzzo per conto dei quali operava fattivamente in tutta la vicenda, consapevole di operare per conto di Lapis, già condannato per essere il prestanome e custode del tesoro del defunto Vito Ciancimino».
Secondo la Procura inoltre nei progetti di Zangari c'era la volontà di lavorare anche all'estero, sempre per imprese vicine a Lapis.
In una intercettazione del 14 aprile del 2008 è emerso, infatti, che Lapis chiese a Zangari se con la sua azienda edile fosse disposto a fare dei lavori fuori dall'Italia.
«Nino», si legge nell'ordinanza, «risponde che pensa di sì e Gianni aggiunge che dovrebbe lavorare con un'importante multinazionale a lui molto vicina. Gianni specifica “in modo da darti un po' spazio e farti stare tranquillo” e che si dovrebbero incontrare».
Per la Guardia di Finanza, in conclusione, la società Alba D'Oro era stata messa in piedi come «mero strumento per gli intenti delittuosi» e si chiarisce anche che né Zangari, né i fratelli Ricci avevano nello loro disponibilità economiche tanti soldi per consentirgli di aprire uno stabilimento turistico come quello della Contea.

Alessandra Lotti 21/03/2009 9.41

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