Sindacalista malmenata, stava per testimoniare in un processo per stupro

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Una cintura identica a quelle usate dai kamikaze, ma finta che non sarebbe mai esplosa. Un timer attivo, un sistema di fili colorati, 5 panetti di una sostanza simile al plastico e un tubo metallico. Il corpo tumefatto, sangue ed ematomi. LE DENUNCE DELLA DONNA NON SONO LEGATE ALLA INCHIESTA PER TANGENTI DI PESCARA
E' stata trovata così ieri mattina Silvana Sisti, 40 anni, sindacalista torinese che vive da un anno e mezzo a Montesilvano. Per ora un vero mistero.
La donna era a terra vicino al letto, mani e piedi legati con laccetti di plastica del tipo di quelli che si usano dai carrozzieri. Sul volto insanguinato qualcuno le ha messo la federa di un cuscino, come se fosse un vero e proprio cappuccio.
Alla vita le hanno attaccato una cintura che sembrava proprio quella di un kamikaze, con fili colorati, un temporizzatore attivo, ‘panetti' avvolti nel cellophane simili a esplosivo, una pipe-bomb collegata.
L'allarme è scattato perché la proprietaria del B&B, in via Volturno a Roma, vicino alla stazione Termini, non la vedeva da un paio di giorni. E' entrata in camera, ha visto la donna per terra e pensando che fosse morta ha allertato il 118.
I soccorritori hanno invitato la signora a sfilarne la federa dal volto in modo che respirasse e a slegarla , ma la portiera, agitata, ha risposto: «No non la slego: è piena di ‘così' », ripetendo più volte «è piena di ‘cosi' », poi ha riattaccato.
La donna invece era viva e quando i soccorritori sono arrivati hanno capito che «piena di così» poteva voler significare piena di esplosivo.
Appena gli inquirenti sono giunti sul posto si è deciso di isolare la zona. Gli artificieri della questura hanno prima messo in sicurezza la donna, quindi hanno accertato che l'innesco non fosse funzionante. Successivamente il materiale agganciato alla cintura è risultato essere non dell'esplosivo ma della plastilina.
«Serviva a fare paura», ha spiegato Raffaele Clemente dirigente dell'Ufficio prevenzione e soccorso pubblico mostrando in conferenza stampa alla Questura di Roma la finta bomba.
Con il dirigente era presente anche il capo degli artificieri della Questura che è intervenuto, ed ha spiegato che il manufatto «non era opera di uno sprovveduto».
«Era tale infatti - ha sottolineato Clemente - da essere scambiata per una bomba vera e infatti gli agenti hanno messo in atto un ‘protocollo elevato'». Chiunque abbia quindi fabbricato la finta bomba sapeva «come allertare un operatore anti sabotaggio», hanno spiegato gli agenti.

POI LA DONNA HA RACCONTATO…

La donna è stata ricoverata al Policlinico Umberto I e per molte ore non ha parlato.
Aveva il volto tumefatto, una maschera di sangue, numerose contusioni su tutto il corpo ed era sotto shock.
Ecchimosi tipiche - hanno spiegato i soccorritori - di un'aggressione a pugni e schiaffi.
Ovvero, prima di finire legata e con quella cintura ‘esplosiva', era stata picchiata violentemente.
Poi ha dato qualche dettaglio in più della storia. Ha raccontato che a ridurla in quelle condizioni sono stati un uomo e una donna.
«Volevano metterle paura», ha ipotizzato qualche inquirente. Ma le piste sono ancora tutte aperte.
La donna - spiegano gli agenti - non era nuda al momento del ritrovamento e non sembra esserci un movente sessuale dietro lo strano episodio.
E quando la notizia è arrivata a Pescara, (dove la donna vive da un anno e mezzo con i genitori), con qualche ora di ritardo perché il nome della donna non era stato diffuso integralmente, i colleghi dei movimenti Fse Cobas e Confenal, Confederazione nazionale lavoratori, sono rimasti senza parole.

LE DENUNCE DELLA DONNA NON E' LEGATA ALLA INCHIESTA PER TANGENTI

Da un anno e mezzo Silvana Sisti stava lavorando in Abruzzo. Molte le sue denunce sindacali arrivate sui giornali.
A giugno dell'anno scorso, la donna, a nome della sigla di cui fa parte presentò un esposto sul rapporto tra il Comune di Pescara e la società Fidia di De Cesaris che si è aggiudicata il duplice appalto dei cimiteri Colli Madonna e San Silvestro.
Sembra tuttavia che non vi sia alcun nesso tra l'inchiesta che ha portato all'arresto del sindaco D'Alfonso e l'esposto della sindacalista.
La sua denuncia, infatti, è del 2008 mentre il procedimento 8678 (indagine Housework) sarebbe precedente.
La donna in quanto firmataria di un esposto avrebbe dovuto essere sentita dal pm ma pare che questo non sia accaduto.
E' dunque probabile che l'esposto sia finito in un procedimento diverso al momento affatto collegabile o riferibile all'inchiesta per presunte tangenti al Comune.
Qualche mese prima la Sisti denunciò anche le irregolarità nelle elezioni dell'Ausl di Pescara o il caso eclatante di una salma conservata da 16 mesi all'obitorio dell'ospedale civile di Pescara a causa di ritardi nell'iter necessario per la tumulazione.

a.l. 20/03/2009 8.13

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=15574]LA DENUNCIA SUI CIMITERI DI PESCARA[/url]

SPUNTA UNA PISTA

Ascoltando i conoscenti e i colleghi di Silvana Sisti, la sindacalista della Confenal, è saltata fuori una pista che potrebbe portare gli inquirenti a risalire ai responsabili dell'aggressione di ieri.
Da quanto si è appreso un mese fa la donna avrebbe ricevuto una lettera con minacce legata al fatto che avrebbe dovuto deporre in un processo per stupro in qualità di teste contro l'imputato.
La lettera minatoria, senza timbri che ne indicassero la provenienza, era stata recapitata, probabilmente a mano, nella sede della Confenal a Roma.
La donna, infatti, si occupa nella sua attività sindacale di stalking e mobbing e ha la delega al settore legale ed amministrativo.
Ieri la Sisti aveva raccontato che le persone che l'hanno aggredita sono un uomo e una donna sui 50 anni con accento siciliano.
Ma da quanto si apprende proprio quelle due persone potrebbero essere semplici esecutori e non i mandanti.

20/03/2009 14.36