Tarsu, Rc:«l’amministrazione non ha rispettato le regole per gli accertamenti»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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MONTESILVANO. L’accertamento dei pagamenti Tarsu sarà oggetto, quest’oggi, di una interrogazione nel corso del consiglio comunale.
Dopo le cartelle pazze arrivate nelle scorse settimane, circa 5.000 che avrebbero individuato presunti evasori, il consigliere comunale Cristian Odoardi (Rifondazione Comunista) vuole vederci chiaro.
Per questo motivo è andato a spulciare atti e delibere comunali del 2003 e del 2007.
Proprio dalle carte sarebbero emerse «incongruenze con quanto fatto e accertato dall'amministrazione».
Per quanto riguarda il regolamento delle entrate, all'articolo 11 si parla delle “Attività di verifica e controllo”. «Si fa preciso riferimento», spiega Odoardi, «ad evitare qualsiasi spreco nell'utilizzazione dei mezzi e delle risorse in dotazione e soprattutto si stabilisce che qualora non sussistono prove certe dell'inadempimento il contribuente può essere invitato a fornire chiarimenti prima dell'emissione del provvedimento accertativo. Stessa regola che emerge nel regolamento comunale all'art. 28 comma 5».
Dunque prima di procedere alla notifica degli avvisi di accertamento, qualora sussistono incertezze, l'ufficio tributi dovrebbe richiedere al contribuente chiarimenti o di produrre i documenti mancanti entro il termine di giorni 30 dalla ricezione della richiesta.
Oltre a questo, precisa Odoardi, «c'è la legge 212 del 27 luglio 2000, meglio conosciuta come statuto dei diritti del contribuente, che recita all'art. 6 comma 5 che “al contribuente non possono, in ogni caso, essere richiesti documenti ed informazioni già in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dal contribuente”».
Questa indicazione è riportata anche all'art. 28 comma 2 del regolamento Tarsu del Comune di Montesilvano.
«Sembra veramente singolare», continua Odoardi, «che si sono dati 60 giorni ai contribuenti per venire all'ufficio e portare piante catastali e/o progetti dell'edificio ove si contesta il pagamento del 2003 pena l'emissione di una cartella di pagamento: andava innanzitutto fatta una richiesta bonaria ai cittadini e comunque prima di chiedere atti bisognava verificare presso l'ufficio urbanistica del comune le reali consistenze degli appartamenti, la richiesta di questi atti infatti è palesemente contro la legge 212».
Ma non finisce qui. Infatti leggendo sia la delibera di giunta che stabiliva le tariffe Tarsu 2003 sia la delibera di Consiglio che ne stabiliva il regolamento Odoardi ha scoperto che forse non per tutti i casi, ma sicuramente per molti, c'è stato anche un errato conteggio dei metri quadrati imponibili e un errata applicazione della tariffa.
«Nel regolamento», spiega il consigliere, «si legge che il Consiglio Comunale ha voluto prevedere una riduzione per i garages e pertinenze. Purtroppo a molti cittadini questa distinzione non è arrivata in questa maniera, i garage e le pertinenze sono stati considerati inseriti all'interno delle abitazioni quindi con l'applicazione di una tariffa di € 1,52 quindi con ben € 0,30 di più del dovuto ed inoltre non è stata scalcolata la percentuale del 20% della superficie quindi con un danno doppio».
Altri cittadini hanno in effetti avuto la differenziazione tra garage e pertinenze per quanto riguarda la tariffa ma non la riduzione del 20% della superficie.
Insomma una situazione che potrebbe esporre il Comune a pagare dei sostanziosi rimborsi a tutti i cittadini che lo richiederanno nei prossimi 5 anni.
«Ho l'impressione», chiude Odoardi, «che questo accertamento Tarsu 2003 contenga numerose inesattezze, diversi errori, e dei profili di pericolosità per l'ente che rischia di dover sborsare rimborsi, tutto questo si sarebbe evitato con una più attenta analisi della situazione».
a.l. 19/03/2009 9.10


LE 5.000 CARTELLE ARRIVANO A DESTINAZIONE
 
PER IL COMUNE E' UN ATTO NECESSARIO
 
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