Piano Casa: «depenalizzato l’abusivismo». Legambiente scrive a Chiodi

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. «Il Piano Casa presentato in Consiglio dei Ministri rischia di essere un vero e proprio condono permanente: un piano scandaloso che consente di sanare tutto e sempre».

Si pronuncia così Angelo Di Matteo, presidente regionale di Legambiente, sul provvedimento finalizzato al rilancio dell'attività edilizia e del tessuto urbanistico di cui Silvio Berlusconi ha esposto in Consiglio dei ministri le linee guida e che dopodomani, giovedì 19 marzo, sarà illustrato alla Conferenza Stato Regioni.
«Il provvedimento riscrive completamente la normativa in materia di edilizia – prosegue Di Matteo – e abolisce il permesso di costruire, sostituendolo con una semplice autocertificazione. Prevede l'aumento di cubatura di appartamenti e condomini del 20% anche per gli immobili abusivi già sanati, e la demolizione e ricostruzione ex novo di manufatti realizzati oltre trent'anni fa, in barba a regolamenti e piani urbanistici».
Le preoccupazioni dell'associazione sono contenute in una lettera inviata al Presidente della Giunta Regionale Giovanni Chiodi che giovedì parteciperà alla riunione della Conferenza Stato Regioni.
Legambiente invita il presidente Chiodi a tenere in dovuta considerazione le preoccupazioni espresse sul provvedimento, che rischia di regolamentare verso il basso un settore già poco governato come quello edilizio, con implicazioni oltre che paesaggistiche ed ambientali anche di qualità del lavoro e sicurezza dei luoghi abitati.

«I PUNTI PIÙ GRAVI DEL TESTO IN DISCUSSIONE»

Sono quattro i punti che Legambiente trova più gravi. Primo: l'introduzione di una “procedura di conciliazione con ravvedimento operoso”, che consente di aprire un contraddittorio con i comuni per stabilire quali interventi possano rendere l'opera conforme al piano anche nei casi di abusi non sanabili. «Si allargano così le maglie per autorizzazioni in deroga e accertamenti postumi di conformità, che di fatto diventano automatici. In pratica si può sanare tutto e sempre», spiega l'associazione.
Secondo: l'abolizione del permesso di costruire, che varrebbe per tutte le costruzioni. «A certificare che va tutto bene sarà sempre il progettista e il comune avrà appena 30 giorni di tempo per le verifiche, dopodiché poi partono i lavori. Gli uffici tecnici diventeranno nei fatti uffici postali a cui inviare certificati di conformità e Dia. Una strada che rischierebbe di ingolfare i Tar di contenziosi giuridici e di liberalizzare qualsiasi abuso».
Terzo punto contestato: la trasformazione in “atto libero”, quindi gratuito, della manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili (attualmente soggette a Dia). In pratica, trasformazioni anche sostanziali degli appartamenti, comprese opere sotterranee con un aumento di cubatura di oltre 20%, potranno essere effettuate senza informare nessuno e senza bisogno di alcun controllo o di una supervisione tecnica. «Si tratta di una clamorosa spinta al fai da te dell'edilizia», spiega Legambiente, «e al lavoro nero. Da sottolineare, inoltre, la clamorosa contraddizione fra questa misura e l'introduzione del Fascicolo del fabbricato, che dovrebbe invece contenere tutte le informazioni relative ai nuovi interventi realizzati».
Quarto e ultimo punto: la riduzione delle sanzioni per tutte le violazioni di legge, sia penali che amministrative, «una vera e propria depenalizzazione dei reati di abusivismo edilizio».

18/03/2009 10.02