Wine Glass: tra 45 giorni ci diranno perché si è rotto

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1565

Wine Glass: tra 45 giorni ci diranno perché si è rotto
PESCARA. Potrebbero essere presto chiamati a dare spiegazioni gli indagati nell’inchiesta per la costruzione del calice di Toyo Ito. Presto potrebbero essere ascoltate anche altre persone informate dei fatti per fare chiarezza su punti fondamentali.
Le cose non sarebbero andate così come i documenti ufficiali raccontano. Da chiarire ci sono alcuni punti fondamentali come la scelta della Clax Italia, perché è stata scelta questa ditta ed in seguito a quale ricerca condotta da chi.
L'altro punto fondamentale è poi la variazione del progetto iniziale. Anche questa una pratica molto consueta e spesso irregolare nota come “variante in corso d'opera” che la legge giustifica solo per pochissimi casi, caratterizzati da cause sopravvenute ed imprevisti. Mentre negli appalti pubblici (finanziati con soldi pubblici) le varianti mirano ad “accrescere il progetto”, in questo caso, con soldi privati il progetto si è ristretto, anzi è cambiato addirittura la sostanza del progetto originale che PrimaDaNoi.it ha pubblicato per la prima volta alcune settimane fa.
Inizialmente, infatti, si è sempre parlato di “fontana di Toyo Ito” proprio perché l'opera doveva essere tale. Poi si è trasformata in monolite che di “fontana” non ha nulla. Sono anche cambiate le dimensioni che si sono ristrette, mentre la delibera ufficiale parla di un prezzo di 1,6 milioni di euro poi scesi a 1,2 «grazie al contributo della Clax Italia».
Gli investigatori, diretti dal pm Paolo Pompa, stanno cercando infatti di ricostruire il percorso dei soldi, il reale costo dell'opera e verificare se dietro le elargizioni di denaro non vi siano anche “patti segreti”.
Le indagini sono nella fase iniziale ed occorreranno altri mesi per ricostruire questa vicenda che doveva essere limpida e cristallina.
Ieri il blitz dell'architetto giapponese a sorpresa ha generato ulteriori tensioni tra maggioranza e opposizione.
Nel pomeriggio invece c'è stato un summit a Pomezia nella sede della Clax per fare il punto della situazione.
Al meeting erano presenti oltre al responsabile della ditta, l'architetto Roberto Munzi anche gli ingegneri, architetti e tecnici della Clax Italia che hanno seguito tutte le fasi della realizzazione dell'opera; Toyo Ito e il suo staff, due docenti di Scienze dei Materiali e delle Costruzioni dell'Università Federico II di Napoli, il vice sindaco Camillo D'Angelo, accompagnato dall'ingegner Luciano Di Biase e dall'architetto Pierpaolo Pescara, dell'Area Lavori Pubblici del Comune.
Durante il confronto sarebbero emerse le prime ragioni della rottura dell'opera.
E' stato quindi costituito un tavolo tecnico fra Clax Italia e lo studio Toyo Ito al fine di arrivare ad una prima ipotesi concreta entro 45 giorni.
«Durante l'incontro si è ribadito che si tratta di un'opera innovativa costruita con materiali innovativi – ha commentato il vice sindaco Camillo D'Angelo - di cui non si conoscono tutte le possibili reazioni. L'architetto Ito si è detto dispiaciuto di quanto successo all'opera da lui ideata, ma disponibile a chiarire l'accaduto. Il Comune ha riaffermato la necessità di capire entro breve le cause del collasso e come Amministrazione abbiamo chiesto il rifacimento dell'opera, cosa a cui si sono impegnati a procedere sia la Clax Italia che Toyo Ito, questo a seguito di un approfondimento dello studio di realizzazione, in modo da evitare che nel futuro possano ripresentarsi ulteriori criticità».
Come detto già all'indomani della rottura del monumento sarà molto difficile riavere un doppione dell'opera per diverse ragioni. Quella economica sembra prevalere e senza via di scampo: se l'opera costa 1,6 milioni di euro la ditta costruttrice dovrebbe cacciare una cifra uguale per riparare il danno. Una eventualità difficilmente sopportabili per un bilancio di una azienda come la Clax.
Uscire da questo vicolo cieco sarà molto difficile: l'unica possibilità sembra una… marcia indietro.
«La visita a Pescara dell'artista giapponese Toyo Ito assume i contorni di un vero e proprio blitz», ha commentato il consigliere Pdl, Guerino Testa, «a quanto pare nessuno sapeva dell'arrivo in città dell'architetto ideatore del Wineglass, fatta eccezione per l'amministrazione comunale che ha avuto modo di incontrare l'artista nelle stanze del Comune e conoscere il suo pensiero sul cedimento del calice. Ai più, però, è stato negato questo confronto. Sarebbe stato utile aprire un tavolo di discussione con l'artista su una vicenda già di per sé molto delicata e della quale si è parlato in tutto il Paese, non solo in Abruzzo. Il suo punto di vista sarebbe stato sicuramente illuminante».
Un incontro che sarebbe stato utile per mettere in atto quella trasparenza che tanto sbandiera la giunta D'Alfonso ma che difficilmente viene concretizzata.
Anche una conferenza stampa sarebbe stata molto utile visto che se ne organizzano a decine.
«Più volte ho sollecitato chiarimenti e spiegazioni in merito al Wineglass», ha aggiunto Testa, «ma a quanto pare il segnale di disponibilità dell'amministrazione comunale era solo di facciata, insomma parole e niente più. Nei fatti è accaduto ben altro, come dimostrato oggi.
La maggioranza e la giunta avrebbero potuto approfittare della visita di Toyo Ito per discuterne con tutti i capigruppo, anche per spegnere le polemiche sorte nelle ultime settimane. Il confronto non c'è stato, anzi il Consiglio è stato ignorato e questo atteggiamento ha molto poco di istituzionale. Non posso, quindi, che esprimere profondo rammarico, considerato che un'altra occasione del genere non si presenterà più».


17/03/2009 9.08