Il tesoro del mafioso Vito Ciancimino reinvestito a Tagliacozzo, 3 arresti

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

8339

LA MAFIA SICILIANA IN ABRUZZO L’AQUILA. Circa due milioni di euro del tesoro occulto del mafioso Vito Ciancimo, sarebbe stato reinvestito per l'acquisto di un un complesso turistico,di terreni e quote societarie. E' quanto ha scoperto la Procura distrettuale antimafia dell'Aquila che da stamane ha dato il via ad un'operazione antimafia. * L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI DI LELLO (RC) * LA NOSTRA INCHIESTA: QUANDO LA MAFIA FACEVA LE FERIE IN ABRUZZO * L'INCHIESTA DI SITE.IT
Il gruppo investigativo sulla criminalita' organizzata (Gico) della Guardia di Finanza dell'Aquila dalle prime di stamane, e' impegnato nell'esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare in carcere.
A finire in manette l'amministratore e due soci della societa' "Alba D'Oro Srl". Nell'ambito dell'operazione antimafia i militari del Gico hanno sequestrato un complesso turistico, quote societarie e terreni per un valore di 2 milioni e mezzo di euro.
Nelle lunghe ed articolate indagini, effettuate anche attraverso le intercettazioni telefoniche, gli investigatori hanno scoperto come i tre imprenditori avessero reimpiegato 2 milioni di euro proventi del tesoro occulto di Vito Ciancimino.
Le Fiamme Gialle hanno anche acquisito documentazione nel Comune di Tagliacozzo, dove sorge il villaggio. In particolare, sarebbero stati controllati i documenti riguardanti il villaggio turistico "La Contea", che si estende su una superficie di diversi ettari nei pressi della frazione di Sfratati.
Sono stati controllati i carteggi riguardanti il piano regolatore e le concessioni edilizie rilasciate alla societa' "Alba d'oro" dalla precedente amministrazione e alcune delibere di giunta e del consiglio comunale.
La Guardia di Finanza di Avezzano, invece, ha avviato una verifica contabile sulla struttura turistica sulla quale avevano gia' indagato la Procura antimafia dell'Aquila e quella di Palermo.
Altri dettagli saranno resi noti in mattinata.

16/03/2009 9.24

UNA INDAGINE COMPLESSA E LUNGA

L'indagine dalle prime informazioni sembra sia stata molto complicata e durerebbe almeno dal 2007.
A dicembre 2007 la Guardia di Finanza dell'Aquila sequestrarono faldoni inerenti il villaggio turistico "la Contea", il camping e villaggio turistico di Tagliacozzo di oltre 15 ettari di proprietà della società Alba d'Oro Srl.
Sono state portate via tutte le delibere comunali del progetto, le concessioni edilizie e le modifiche al prg per la realizzazione del mega complesso da 200 piazzole.
Ma l'indagine avrebbe accertato anche un secondo filone che riguarda la situazione contabile dell'azienda.
Sempre nel 2007 era stato il deputato di Rifondazione comunista Giuseppe Di Lello ad accendere i riflettori sul complesso turistico presentando una interrogazione in Parlamento.
Gli investigatori della Procura distrettuale di Palermo seguendo il così detto "tesoro di Ciancimino" (l'ex sindaco di Palermo noto alle cronache giudiziarie e finito in carcere per reati di mafia e morto nel 2002), ha ricordato il deputato Abruzzese al ministro Mastella (che non ha mai risposto) si sarebbero imbattuti proprio nella società "Alba d'oro s.r.l."
Secondo la Procura di Palermo il ricco tesoro sarebbe finito, per opera dei figli dell'ex sindaco, investito in altri beni e soprattutto nel settore del gas, attraverso la Gas spa venduta nel 2004 ad una multinazionale spagnola per 120 milioni di euro.
Prima della cessione agli spagnoli però le quote della Gas spa erano detenute da Gianni Lapis, un professore tributarista che, per i magistrati, agiva come prestanome dei Ciancimino e per alcuni pentiti addirittura Provenzano e che era arrivato a Tagliacozzo attraverso la società palermitana che gestisce la rete del gas del comune abruzzese.
I 120 milioni della vendita della società sarebbero poi stati reinviestiti in Romania, Belgrado e anche nella "Alba d'oro srl", la società impegnata nella realizzazione della struttura ricettiva a Tagliacozzo.

16/03/2009 9.36

I TRE ARRESTATI

In manette sono finiti Nino Zangari, 44 anni, ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Tagliacozzo, e i fratelli Augusto e Achille Ricci di 47 e 51 anni.
Zangari fino al 2007 che deteneva il 16,5% del capitale sociale della società Alba d'Oro,Augusto Ricci deteneva il 17% del capitale della stessa società, mentre il fratello il 16,5.
Per tutti l'accusa ipotizzata e' di reintegro di denaro di provenienza illecita. Mentre i fratelli hanno ottenuto i domiciliari, per l'ex assessore si sono aperte le porte del carcere dell'Aquila.
Secondo gli inquirenti Zangari sarebbe stato l'intermediario di Gianni Lapis, avvocato tributarista di Palermo, presunto prestanome di Vito Ciancimino il cui figlio Massimo avrebbe l'effettiva disponibilita' dei beni, denaro e titoli azionari. La Finanza valuta il tesoro di Vito Ciancimino in 600 milioni di euro, 200 dei quali recuperati. Nell'inchiesta, le cui indagini proseguono, sono indagate altre persone.
«L'operazione e' il primo esempio conclamato di infiltrazione mafiosa», ha detto in conferenza stampa Leonardo Matera.
La Finanza ha posto sotto sequestro anche conti correnti della società e terreni tra Tagliacozzo e Carsoli (L'Aquila).