Cuore artificiale trapiantato a Chieti: secondo intervento riuscito

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. Il paziente con il cuore nuovo sta bene. E' uscito vivo dalla sala operatoria ed ora si trova in terapia intensiva. Uno dei tanti trapianti della Cardiochirurgia di Chieti? Non proprio.

CHIETI. Il paziente con il cuore nuovo sta bene. E' uscito vivo dalla sala operatoria ed ora si trova in terapia intensiva. Uno dei tanti trapianti della Cardiochirurgia di Chieti? Non proprio.L'équipe del professor Gabriele Di Giammarco ieri pomeriggio ha inserito nel torace di un paziente un cuore elettrico e non un muscolo cardiaco proveniente da un donatore.
Quindi niente morto, niente espianto, niente corsa contro il tempo, ma solo l'impianto di uno strumento che sostituisce il lavoro del cuore.
In realtà non è la prima volta che nella Cardiochirurgia della Asl di Chieti – a direzione universitaria - si procede con questo tipo di intervento che è senz'altro all'avanguardia in tutta Europa e nel mondo, dove gli interventi di questo tipo si contano ancora sulle dita di una mano: già a dicembre l'operazione era stata tenta ed era riuscita, anche se poi il paziente era morto.
Stavolta si spera che, invece, l'esito sia diverso.
Il dispositivo inserito di chiama Jarvik 2000 e viene usato ancora sperimentalmente nei casi in cui il paziente non sia in grado di aspettare il trapianto o quando ci sia un improvviso aggravarsi delle condizioni di salute di chi è in lista di attesa.
Si tratta di una pompa elettrica che pesa circa 90 grammi e misura 2,5 cm e che viene inserita nel ventricolo sinistro: un filo consente il collegamento con l'alimentazione posizionata non nell'addome (e a rischio infezioni), ma dietro l'orecchio.
In questo modo si riducono al minimo sia i pericoli sanitari sia i disagi per il malato che, una volta guarito, potrà condurre una vita normalissima. In pratica questa pompa silenziosissima si sostituisce al lavoro del muscolo cardiaco e consente al sangue di avere la spinta necessaria per circolare, togliendo al cuore la fatica di funzionare. Il filo per il collegamento alla batteria risale lungo la colonna vertebrale fino alla testa e fino ad oggi non ha creato problemi di infezioni.
Naturalmente il malato dovrà usare gli anticoagulanti, come per una normale protesi cardiaca.

Sebastiano Calella 13/03/2009 9.04