Csm condanna procuratore Avezzano, «raccomandava gli amici alle toghe»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1911

ROMA. Vincenzo Barbieri, attualmente procuratore di Avezzano, è stato condannato dalla sezione disciplinare del Csm alla sanzione della censura (sentenza 28 del 2009, estensore Mario Fresa).


Secondo il Tribunale Barbieri ricorreva al «sistema delle segnalazioni e delle raccomandazioni» in soccorso di «amici e conoscenti» coinvolti in procedimenti giudiziari penali o parti in causa in processi civili.
E «sfruttando» il fatto di ricoprire l'incarico di direttore generale dei magistrati presso il ministero della Giustizia contattava colleghi, cancellieri e alti ufficiali dell'Arma dei carabinieri «per acquisire indebitamente notizie riguardanti diversi processi».
Secondo il tribunale delle toghe con il suo intervento Barbieri cercava di «incidere in qualche modo, proprio in forza della sua particolare posizione, sull'ordinario iter delle procedure decisionali».
In realtà, però, non c'é riuscito nei sei episodi che gli sono stati contestati, ma nonostante questo rassicurava in diverse occasioni i suoi interlocutori telefonici sul suo «attivo interessamento». Proprio in considerazione del fatto che non ci sono stati «effetti giudiziari favorevoli» per i soggetti da segnalati da Barbieri, la sezione disciplinare pur affermando la responsabilità del magistrato, gli ha inflitto la sanzione «minima», quella della censura.
La sanzione della censura consiste in una dichiarazione di biasimo resa pubblica. E' inflitta nei casi di abusi o di mancanze, che siano lesivi del decoro e della dignità della professione. E' la stessa sanzione che viene inflitta nel caso di morosità nel pagamento del contributo annuo.
A "incastrarlo" erano state intercettazioni telefoniche autorizzate dal gip di Potenza nell'ambito del procedimento penale inizialmente a carico di Vittorio Emanuele di Savoia e in cui poi era rimasto coinvolto (ma la vicenda si è chiusa con l'archiviazione) lo stesso direttore generale di via Arenula. Tra gli amici per i quali Barbieri era intervenuto, anche un influente prelato lucano da anni alla Curia di Roma, monsignor Francesco Camaldo, la cui posizione venne poi archiviata.

12/03/2009 8.45