A fuoco il Tartarughino. Polizia indaga, aperte tutte le piste

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Ieri sera un vasto incendio ha distrutto palme e ombrelloni dello stabilimento il Tartarughino sulla riviera Nord di Pescara.



A fuoco è andato un gazebo che nel periodo invernale viene adibito a rimessa. Lì infatti vengono custoditi ombrelloni, palme e lettini. D'estate quella è una delle più frequentate discoteche della città. Subito sul posto sono giunti i vigili del fuoco che però non sono riusciti a mettere in salvo il materiale.
Ad indagare sull'accaduto è la squadra mobile di Pescara, coordinata da Nicola Zupo.
Questa mattina la polizia ha effettuato un sopralluogo sul posto e ha ascoltato il titolare della struttura, Gianni Di Francesco.
Secondo una prima rilevazione si tratterebbe di un incendio a carattere doloso, circostanza confermata anche dal proprietario che però ha assicurato di non aver ricevuto mai minacce o richieste particolari.
Ogni pista resta aperta, da una presunta vendetta per motivi ancora ignoti alla bravata di un ragazzino.
Quello che è certo è che il materiale distrutto, comprato due anni fa, non era assicurato.

CIBA: «I BALNEATORI ABBANDONATI A LORO STESSI»

«La situazione sicurezza sulla riviera di Pescara è critica», ha commentato Stefano Cardelli, presidente del Consorzio delle Imprese Balneari.
«I balneatori sono abbandonati alla mercè di vandali, piromani e ragazzini che per puro divertimento si intrufolano nelle nostre concessioni, prive di qualunque forma di protezione, distruggendo suppellettili e appiccando incendi».
«Condividiamo l'opportunità di salvaguardare la vista mare e il libero accesso sul litorale», continua Cardelli, «ma è ormai improcrastinabile anche la necessità di proteggere e tutelare le concessioni, patrimonio della città, sulle quali i balneatori hanno investito migliaia di euro, i propri risparmi».
Il Consorzio esprime la solidarietà a Di Francesco. Un anno fa lo stesso episodio aveva colpito un altro balneatore aderente al Ciba, mentre altri da mesi continuano a subire atti di vandalismo..
«Quello che è accaduto ieri», denuncia preoccupato il presidente, «potrebbe ripetersi ai danni di qualunque altro imprenditore della costa, siamo tutti nella stessa condizione, costretti a lasciare le nostre suppellettili, i nostri beni, sedie, tavoli, sdraio, lettini, in mezzo alla strada, senza alcuna tutela, senza la possibilità di installare gazebo protetti che pure non ostacolino la ‘vista mare'. E invece quei gazebo, quelle recinzioni, nulla hanno a che vedere con l'accessibilità in spiaggia, con la stessa ‘vista mare'. Ora non c'è più margine per attendere e prendere tempo: i concessionari di Pescara chiedono solo di poter proteggere il patrimonio delle concessioni, beni per migliaia di euro che tra l'altro non sono assicurabili perché non c'è ovviamente un'agenzia disposta ad assicurare suppellettili abbandonate in mezzo alla strada, facilmente danneggiabili dal primo passante».
Il Consorzio Ciba ha già predisposto delle idee e dei progetti, delle ipotesi di soluzione che venerdì prossimo, 13 marzo, saranno illustrate durante il Tavolo sulla sicurezza convocato d'urgenza stamane dall'amministrazione comunale a Palazzo di città, con l'assessore al Demanio marittimo Marco Alessandrini, il vicesindaco D'Angelo e i rappresentanti di Prefettura, Questura, Carabinieri e tutte le altre forze dell'ordine.

11/03/2009 15.18