Blitz di tre minuti per incastrare il boss della Sacra Corona Unita

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CASSANO DELLE MURGE. Hanno fatto finta di essere due amanti, in realtà erano due poliziotti e così sono riusciti ad arrestare Salvatore Caramuscio, il boss della Sacra Corona Unita (Scu) che figura nell'elenco dei 100 latitanti più pericolosi d'Italia.
Il boss era detenuto in Abruzzo per l'uccisione - compiuta il 6 marzo 2003 - di Antonio Fiorentino, nel bar 'Papaya' che Fiorentino gestiva a Lecce.
La sua scarcerazione provocò polemiche perché - secondo la procura salentina - sarebbe stata fatta per un errore nel calcolo della scadenza dei termini della custodia cautelare.
Al momento della scadenza dei termini sarebbe già stato infatti esecutivo il provvedimento della Corte d'Appello di Lecce che ripristinava, come era stato chiesto dalla Procura, la misura cautelare per l'omicidio Fiorentino, delitto per il quale il pregiudicato era stato condannato all'ergastolo. Appena liberato, Caramuscio non si presentò in questura entro le 24 ore, così come era prescritto nel provvedimento dei giudici abruzzesi e si diede alla latitanza, conclusasi questa mattina. Dopo la cattura del boss il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha telefonato al capo della polizia, Antonio Manganelli, per «congratularsi dell'importante operazione»

UN BLITZ DI 3 MINUTI

Caramuscio è stato catturato all'alba in una casa a due livelli nel centro storico di Cassano delle Murge, nel barese. I due poliziotti, Marco e Anna, di 35 e 30 anni, erano in contatto radio con una task force composta da una cinquantina di colleghi.
Si sono fermati per dieci minuti nei pressi dell'abitazione occupata dal boss e hanno finto di scambiarsi baci e carezze: appena dall'appartamento hanno visto accendersi una luce, hanno dato il via all'operazione: i poliziotti sono piombati in casa dell'ergastolano e lo hanno ammanettato.
Il blitz è durato tre minuti, ma il lavoro delle squadre mobili di Bari e Lecce andava avanti da tempo.

CHI E' CAMUSCIO

Caramuscio, quarantenne di Surbo (Lecce), figura nella lista dei cento latitanti più pericolosi d'Italia secondo il Ministero degli Interni.
E' già stato condannato all'ergastolo per un omicidio compiuto nel 2003 e si ritiene che si sia mantenuto durante la latitanza con estorsioni.
Al momento dell'arresto - a quanto viene reso noto - non ha opposto resistenza e si è complimentato con le forze di polizia «per la scientificità dell'azione».

ERRORI E POLEMICHE

Sulle polemiche seguite alla scarcerazione di Caramuscio il procuratore distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta, tenne nel novembre scorso una conferenza stampa nella quale spiegò che, scaduti i termini della carcerazione preventiva per l'omicidio, Caramuscio continuava a restare in carcere, a L'Aquila, dovendo scontare una condanna definitiva per altri reati.
«I tempi avrebbero consentito di arrivare alla definitività della sentenza per gli omicidi di mafia - ha detto ancora - ma a creare lo spazio per la scarcerazione è stata la libertà anticipata concessa dal Tribunale di sorveglianza abruzzese, che non ha tenuto conto della segnalazione della Procura di Lecce sulla pericolosità del soggetto».
Dalla fine di settembre, poi, divenne esecutivo il provvedimento della Corte d'Appello di Lecce che ripristinava, come richiesto dalla Procura, la misura cautelare per l'omicidio Fiorentino.

09/03/2009 9.41