Processo Santoleri, il gup dice no al patteggiamento

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. Dopo aver provocato un incidente mortale, si può andare in giro a provocarne un altro con la speranza di passarla liscia, magari patteggiando solo una condanna a 1 anno e 4 mesi?
Non si può, ha sentenziato ieri a Chieti il Gup Marco Flamini nell'udienza per la morte di Nicola Santoleri, noto imprenditore del vino.
Come si ricorderà l'incidente mortale avvenne il 19 dicembre del 2007, quando sulla strada a scorrimento veloce l'auto di Santoleri, che tornava da Guardiagrele a Pescara, all'altezza dell'uscita di Roccamontepiano fu centrata in pieno da quella di Stefano Pasqualone, il cui avvocato Mario Aloè ha chiesto il patteggiamento.
Richiesta rigettata dal Giudice, con un'ordinanza molto dura: troppo grave il comportamento recidivo dell'imputato (che non era presente in aula), irrisoria la pena richiesta, eccessivamente spregiudicata la condotta posta in essere da un soggetto con una condanna analoga, improponibile la condizionale.
Decisione pesante quella del Gup, sottolineata da un abbraccio liberatorio di Giovanni e Carlotta, due dei figli di Nicola Santoleri, presenti all'udienza e protagonisti di una storia molto più grande di loro.
«Un'ordinanza che ristora la famiglia almeno sul piano morale – hanno commentato gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Piergiorgio De Medio, che assistono la famiglia Santoleri – una decisione che fa onore al Gup per l'accuratezza con cui ha esaminato tutta la documentazione. Decisiva la lettura della sentenza che nel 2003 condannò il Pasqualone ad 8 mesi con la condizionale per un altro incidente mortale».
Senza parlare dei problemi tecnico-legali di un reato compiuto entro i 5 anni dalla prima pena con la condizionale.
Ora sarà un altro giudice a condurre il processo e stabilire l'eventuale colpevolezza dell'imputato. La prossima udienza si terrà il 25 novembre prossimo.
«Con questa decisione, il Gup ha riportato al centro della discussione la responsabilità del Pasqualone. La nuova documentazione presentata ha fatto escludere che si sia trattato di una fatalità», ha commentato Giacomo Santoleri, fratello di Nicola, che si è battuto per far piena luce sulla vicenda, anche a tutela dei giovani eredi, provati fino alle lacrime da questa udienza.
Alla tenacia dei fratelli dell'imprenditore deceduto (in udienza c'era anche la sorella Ena) si deve l'integrazione delle risultanze delle indagini, con due iniziative decisive. La prima è stata una perizia tecnica affidata all'ingegner Paolo Frezza, di Roma, che ha ricostruito al computer la velocità dell'auto investitrice al momento dello scontro: 130 km l'ora e dopo un primo impatto con il guard rail, su fondo stradale ghiacciato.
La seconda, altrettanto decisiva, visto l'esito dell'udienza, è stata la richiesta di far valere la recidiva, che in un primo momento non era stata valutata in sede di indagini.

Sebastiano Calella 05/03/2009 9.10