Francavilla: sfiduciato il presidente del Consiglio dopo 10 ore di dibattito

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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FRANCAVILLA. Carlo De Felice, presidente del consiglio comunale di Francavilla al mare, è stato sfiduciato dalla maggioranza che lo aveva eletto.
Termina così, con la “vittoria” del sindaco Nicolino Di Quinzio, il lungo braccio di ferro politico contro il candidato dell'Udc che aveva consentito al centrosinistra di strappare Francavilla al centrodestra con l'apparentamento alle elezioni comunali.
Il voto è arrivato dopo un'estenuante battaglia nel Consiglio comunale di ieri: inizio dei lavori alle 9,30 e fine del quasi alle 20, con la mozione di sfiducia che ha ottenuto 11 voti (tutta la maggioranza più un consigliere dell'opposizione) contro 5 astenuti e 4 contrari (Francesco Todisco, Manuel De Monte, Giuseppe Casoraro e lo stesso Carlo De Felice) che tra l'altro sono ex componenti della maggioranza staccatisi però da Di Quinzio o allontanati dallo stesso sindaco.
In sostanza contro il presidente sfiduciato era stata presentata una mozione che gli rimproverava di non aver esercitato il suo compito di garanzia super partes, ma di aver favorito l'opposizione nella quale ultimamente si era trasferito con l'aggravante – ha specificato l'avvocato Vincenzo Di Lorenzo, capogruppo del Pd - «di alcune dichiarazioni di voler traghettare altri consiglieri nella minoranza e di alcune conduzioni dei lavori in aperta violazione del regolamento, come ha dimostrato questo Consiglio comunale. Oggi si è consentito alla minoranza di parlare ore e ore senza dare altrettanto spazio alla maggioranza e senza sanzionare interventi che non si riferivano alla discussione».

«IL PRESIDENTE NON È SUPER PARTES»

«Se si fossero rispettate le regole – ha chiosato Di Lorenzo – Francavilla non sarebbe così, con i problemi che conosciamo: il resort sulla spiaggia, il porto rimasto a metà e contestato, i problemi dell'urbanistica, i soldi che mancano. Così in Consiglio: se De Felice non avesse volutamente e reiteratamente violato il regolamento, nessuno lo avrebbe sfiduciato».
La posizione della maggioranza è stata contestata in tutti i modi dall'opposizione, che l'ha definita un atto di forza del sindaco a «rischio ricorso al Tar» e pericolosa «per eventuali risarcimenti».
De Felice ha cercato di ribaltare le accuse ma alla fine è stato il sindaco Di Quinzio a stoppare un'eventuale mediazione, e quindi il ritiro della mozione, sottolineando che la colpa del presidente è stata quella di «non essere super partes».
Accusa che gli è stata rinfacciata anche dal suo vice presidente Valerio Baldassarre (eletto a suo tempo in rappresentanza delle opposizioni) che gli ha rimproverato di aver utilizzato l'ufficio di presidenza «come ufficio del presidente» che non ha garantito i diritti delle minoranze, votando poi la sfiducia.

«LA VOSTRA È UNA SFIDUCIA POLITICA A RISCHIO TAR»

Violente le accuse del centrodestra (Matricardi, D'Amario e Pellegrino) contro la sfiducia “politica” che «non è sufficiente, perché servono motivazioni tecniche ed istituzionali», ha detto Manuel De Monte, cosa che Vincenzo Di Lorenzo ha respinto: «i punti della mozione sono solo tecnici – ha detto – non sono certo reati, ma i comportamenti del presidente sono stati squilibrati a favore delle opposizioni». Insomma tutto il dibattito – si sono contati circa 70 interventi, di cui 60 delle minoranze – è stato un velato, ma non tanto, ostruzionismo per cercare di bloccare la sfiducia, con argomentazioni di tutti i tipi.

DUE MOMENTI DI VERITÀ DEL DIBATTITO

Nel mare delle chiacchiere più o meno fondate o in tema, ci sono stati però – a sorpresa – alcuni momenti di verità.
Il primo quando Franco Di Muzio (maggioranza) ha ribadito con forza, ma anche con pacatezza, che «non è vero che la maggioranza è delegittimata a governare, come ci viene rimproverato. Ci hanno legittimato gli elettori con il voto: si è trattato di una scelta per l'alternanza che è stata chiara».
Insomma quasi una bocciatura per la precedente amministrazione.
«Il voto di Francavilla è al 70 % di centrodestra – ha detto invece Rocco Cappelletti, opposizione – ma governa il centrosinistra perché i vertici del Pdl hanno legittimato Di Quinzio. Sono arrivate disposizioni da Roma in questo senso oltre il divieto di apparentamento con De Felice. Com'è? Prima non lo vogliamo, poi strumentalmente lo difendiamo? Qui ci sono troppi condizionamenti personali».

MEZZ'ORA PER LA GRANDINE, 10 ORE PER LA SFIDUCIA

Si era parlato, a inizio Consiglio, anche sui ritardi nei risarcimenti dei danni per la grandine. Ma tutto era durato una mezz'ora, con l'assicurazione che entro giugno arriveranno i soldi a tutti. Poi la discussione politica ha preso il sopravvento per 10 ore.

Sebastiano Calella 04/03/2009 10.25