Calice di Toyo Ito. La Clax Italia:«anche così l’opera è molto bella… è vissuta»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L’OPERA D’ARTE IN FRANTUMI. PESCARA. Ora l'opera d'arte di Toyo Ito che nelle scorse settimane è stata oggetto di un cedimento strutturale, a Pescara, potrebbe rimanere così com'è.




L'OPERA D'ARTE IN FRANTUMI. PESCARA. Ora l'opera d'arte di Toyo Ito che nelle scorse settimane è stata oggetto di un cedimento strutturale, a Pescara, potrebbe rimanere così com'è.
Lo ha detto questa mattina Roberto Munzi, rappresentante della Clax Italia, la ditta di Pomezia che ha realizzato il calice di vino ("Huge wine glass") progettato da Toyo Ito.
Munzi è intervenuto stamani ai lavori della commissione comunale di Vigilanza.
A margine della riunione ha detto che anche così l'opera «è molto bella, è vissuta».
Non è stato ancora deciso nulla, però, sul suo destino mentre sono in corso le analisi e gli approfondimenti tecnici per capire come sia accaduto l'incidente che ha portato il calice a spaccarsi.
Alla base di quanto avvenuto ci sarebbero delle «concause» ha sottolineato Munzi e non esclude nè l'atto vandalico nè l'escursione termica, ma al momento la Clax non intende dire nulla.
Anche Toyo Ito sta approfondendo la vicenda, si sta avvalendo di specialisti, e a breve farà sapere le sue ipotesi. Sembra comunque si sia affidato a specialisti internazionali tra cui anche alcuni avvocati.
Ora, comunque, la Clax intende far sì che la città «abbia l'opera», rifacendola o riparandola, ma si assumerà l'onere totale del rifacimento solo se risulterà «responsabile al 100 per cento dell'accaduto».
Per completare le analisi sarà comunque necessario rimuovere lo Huge wine glass, e per farlo dovranno essere richieste delle autorizzazioni.
Qualora l'opera fosse da rifare da capo la Clax Italia potrebbe mantenere per sé il pezzo originale realizzato per Pescara, pur essendosi spaccato, ritenendo che abbia un valore.

«NESSUN ATTO SCRITTO»

«Finalmente cominciamo a vedere un po' di luce sull'amara vicenda del cedimento del ‘calice' di Toyo Ito in piazza Salotto: la Clax Italia ha oggi chiarito definitivamente che non c'è alcun documento o atto sottoscritto dal Comune per commissionare la realizzazione del Wineglass, tranne una semplice convenzione a quattro stipulata con Comune, Lafarge e Banca Caripe. Oggi», ha detto il capogruppo del Pdl Luigi Albore Mascia, «scopriamo che neanche la Clax sa esattamente chi sia il proprietario dell'opera, dunque il proprio interlocutore, vista l'assenza di atti ufficiali. Sappiamo che per rifare il ‘calice' occorreranno almeno altri due anni».
Mascia ribadisce i dubbi della prim'ora e definisce tutto l'iter procedurale «carente»
Secondo gli atti in possesso della Clax Italia, la Lafarge avrebbe completato il versamento degli 840 mila euro previsti in convenzione per pagare l'opera, mentre la Banca Caripe non avrebbe ancora chiuso il conto.
«Oggi abbiamo scoperto che la Clax», ha aggiunto Mascia, «non ha rivelato i primi risultati dei test eseguiti per accertare le cause del cedimento anche perché ancora non sa chi siano i propri ‘interlocutori', perchè non è chiaro chi siano i proprietari effettivi del ‘calice', esattamente come ha sempre sostenuto il Popolo della Libertà, al di là delle rassicurazioni verbali della giunta o di questo o quel consigliere di centro-sinistra. Manca un atto notarile, un documento, o anche una delibera con la quale veniva sancita in capo al Comune la proprietà del manufatto. Delibera che ora sarebbe senza dubbio tardiva».

I DUBBI SULL'INDAGINE ESPLORATIVA


Resta poi da chiarire la vicenda dell'indagine esplorativa che ha portato all'individuazione della Clax Italia.
Munzi ha infatti rivelato che prima di essere contattato dal Comune, aveva ricevuto uno ‘scarabocchio' via fax da una presunta azienda marchigiana in cui si chiedeva un preventivo per la realizzazione dello Huge Wine Glass, con le dimensioni originarie (metri 6x3x3).
Una conferma a quanto già scritto da PrimaDaNoi.it circa la presenza di una società intermediatrice tra Comune e Clax Italia il cui amministratore sarebbe stato un presunto architetto. Tuttavia a questo quotidiano risulterebbe che la società aveva sede a Pescara ma avrebbe cessato la propria attività verso la fine dello scorso anno.
Società e responsabile mai citati in alcun atto pubblico e dunque si ignora a quale titolo abbiano svolto compiti in vece dei dirigenti comunali, così come riportato nella delibera di giunta.
Strada a quanto pare in salita per la completa risoluzione del caso. Potrebbe infatti essere difficile dimostrare la competa reposanbilità della Clax e dunque potrebbe essere necessario sborsare ulteriori soldi per rivedere l'opera al suo posto.
Intanto la procura ha aperto una inchiesta per verificare la regolarità della procedura. Al momento non vi sarebbero indagati.

03/03/2009 16.15

DEL VECCHIO: «CHIARITI I DUBBI, IL CENTRODESTRA NON RINUNCIA ALLA POLEMICA»

«Nessun giallo, nessun mistero, nessuna misteriosa scomparsa di documenti: è quanto ha chiarito la Clax Italia».
Riassume così la riunione il consigliere Enzo Del Vecchio (Pd) che aggiunge:«E' stato necessario il viaggio del responsabile della Clax, l'architetto Roberto Munzi, per far scoprire al centrodestra: che tutta la documentazione di cui si rivendicava in modo veemente la visione è stata da sempre a disposizione di chiunque volesse consultarla; che il valore dell'opera non è un valore facilmente stimabile da periti dell'ultim'ora; che non ci sono al momento contenziosi in corso fra le parti che hanno siglato la convenzione da cui l'iter della realizzazione è materialmente partito».
Un viaggio da Pomezia quello del responsabile della Clax che per Del Vecchio ha chiarito «la bontà della procedura formale di commissiona mento» e rende «ridicole le insinuazioni sollevate ad arte solo per alimentare il clima di veleni, strumentalizzazioni e confusione che regna da qualche tempo sul Comune e sulla città di Pescara».
Secondo Del Vecchio non ci sarebbero invece problemi circa la proprietà dell'opera.
«Nella convenzione infatti si legge», precisa Del Vecchio, «“gli effetti e i beni oggetto del rapporto contrattuale si produrranno direttamente in capo all'amministrazione comunale” a conferma di quanto appena citato si aggiunge un ulteriore passaggio contenuto nella scrittura privata intercorsa tra la Lafarge e la Clax Italia per la definizione della procedura di pagamento, che all'articolo 1 testualmente riferisce che “la Lafarge, inoltre, non acquisterà in nessun modo la proprietà dell'opera”».

03/03/2009 19.11