Perquisizioni a casa e avviso di garanzia a Dandolo, Di Biase e Pescara

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Perquisizioni a casa e avviso di garanzia a  Dandolo, Di Biase e Pescara
PESCARA. Ancora la polizia in Comune per sequestrare documenti. Questa volta gli agenti della polizia postale e della Squadra mobile sono stati anche a casa di tre noti dirigenti alla ricerca di documenti e consegnare altrettanti avvisi di garanzia.
Siamo sempre nell'ambito della maxi indagine per presunte tangenti che vede attualmente 40 indagati e che ha fatto scattare la misura dell'arresto lo scorso 15 dicembre per D'Alfonso, Dezio e De Cesaris.
Le perquisizioni sono state disposte dal pubblico ministero Gennaro Varone.
La polizia è stata a casa di Antonio Dandolo, segretario generale del Comune, riconfermato nell'incarico lo scorso 20 gennaio, dell'ingegnere Luciano Di Biase e dell'architetto Pierpaolo Pescara.
Contestualmente ai tre e' stato recapitato un avviso di garanzia per turbata libertà degli incanti.
I tre dirigenti nello specifico sono indagati nella vicenda riguardante l'appalto dell'area di risulta.
I tre facevano parte della commissione che ha aggiudicato l'appalto a Toto e per l'accusa avrebbero pilotato la gara o saputo di presunte irregolarità.
L'architetto Pescara era già indagato nell'inchiesta per falso e truffa.
Inoltre il pm ha nominato - su richiesta della difesa - Luciano D'Alfonso custode dell'immobile di Lettomanoppello (la sua villa) sequestrato la settimana scorsa senza però facoltà di uso.


LE CONTESTAZIONI SULL'AREA DI RISULTA


Secondo la procura il bando relativo alla riqualificazione dell'area di risulta sarebbe viziato da una serie di illegittimità e conflitti di interessi molto strani.
Dalla ricostruzione emersa dalle indagini, infatti, si conferma che quella procedura e quel bando avevano in sé due anime che formavano il progetto di finanza: «quella palese, resa chiara dal senso letterale delle parole, che voleva limitare il diritto di gestione del concessionario; quella occulta che può emergere soltanto da una interpretazione di favore del bando, che vuole consegnare la città ad un privato», scriveva il gip Luca De Ninis nell'ordinanza di arresto del 15 dicembre, «cosa stranissima in un bando di gara pubblica forse la più importante appaltata dall'amministrazione D'Alfonso. Stranissima se si considera come il progetto di gara sia stato preceduto da ben due valutazioni, commissionate dal Comune (una al noto studio dell'avvocato Mariani, una al dottore commercialista Liberati), sulla convenienza economica finanziaria dell'appalto. La conclusione della vicenda è che soltanto la ditta Toto spa presenterà un'offerta. In essa si chiede la concessione di 4000 posti auto nella zona a traffico limitato. Ora è chiaro che», scrive ancora il gip, «soltanto l'imprenditore consapevole di poter contare sulla benevolenza della commissione di gara poteva presentare un'offerta del genere in presenza di un bando che recita letteralmente “600 posti in zona traffico limitata”. In definitiva, la possibilità di ottenere concessione per 4000 posti auto, anziché per i 600, derivava dal ritenere il riferimento generico contenuto nel bando “così come previsto dal piano generale del traffico”, prevalente sull'espressa previsione di bando che limitava la concessione a 600 stalli».
Un cavillo che PrimaDaNoi.it aveva già svelato in quei giorni di violente polemiche politiche.
La possibilità di gestione di parcheggi a raso nelle aree confinanti a quella di intervento è «una abnorme età giuridica», dice il giudice.
Si trattava, infatti, di consegnare un'amplissima porzione del centro cittadino alla gestione di un privato senza alcun collegamento con l'area sulla quale doveva svolgersi l'intervento di riqualificazione e per questo, secondo la procura si sarebbe violato l'articolo 19 della legge 109 del 1994 e dell'articolo 143 della legge 163 del 2006.
Secondo l'accusa dunque vi sarebbero anche alcune somiglianze tra il progetto di finanza di cimiteri e questo dell'area di risulta dove in sostanza si unisce la concessione di lavori pubblici con la concessione di servizi pubblici estranei all'opera oggetto del project financing in violazione, come detto, della legge Merloni.
E di tutto questo la commissione non si era accorta di nulla procedendo così all'aggiudicazione della gara.
«Tutti i componenti la commissione», precisava il gip, «sono dirigenti con contratto a tempo determinato, dunque fiduciariamente legati al sindaco D'Alfonso», scriveva De Ninis, «Luciano Di Biase, Luciana Di Nino ( vincitrice con Dezio, Molisani e Presutti del concorso fatto su misura per Dezio), Pierpaolo Pescara» che deve rispondere anche di truffa e falso ideologico per la retribuzione del cerimoniere del sindaco.



QUEL COLLOQUIO DI LAVORO ALLA TOTO



Ma è proprio su quest'ultimo che si sono concentrati i sospetti della procura poiché durante una perquisizione a carico di Carlo Toto gli inquirenti hanno potuto accertare come il dirigente del Comune, Pierpaolo Pescara appunto, abbia sostenuto nell'anno 2003 un colloquio di lavoro con l'impresa Toto e che fosse, pertanto, interessato a farne parte: «davvero singolare, dunque, la sua posizione di valutatore all'interno di una commissione che non si è accorta della non conformità dell'offerta al bando», chiosa il gip.
Ma è solo il secondo caso di presunta commistione di interessi in quanto anche l'altro ex dirigente del Comune, Giampiero Leombroni, estensore del primo bando, ha una lunga militanza presso la ditta Toto fin dalla gioventù e dopo le esperienze come dirigente alla Provincia di Pescara e quella al Comune è ritornato alla Toto spa. Nel suo computer (meglio nel cd che conteneva la copia del suo hard disk in uso al Comune) la polizia postale ha trovato un file che potrebbe rivelarsi una prova decisiva.
«Al geometra Leombroni», scrive il pm Gennaro Varone, nella sua richiesta al gip De Ninis, «sono stati sequestrati appunti dai quali si evince che la elaborazione del piano economico e finanziario allegato al bando pubblico per l'area di risulta è stata preceduta da una simile elaborazione compiuta dal dirigente comunale per conto di Toto spa. Che un imprenditore partecipi alla elaborazione dei progetti allegati ad un bando di gara è univocamente indicativo di un pilotaggio della gara d'appalto».
«In definitiva», scriveva ancora il gip, «il sistema è tale da aver minato radicalmente la stessa democraticità dell'amministrazione cittadina, come avviene quando l'azione amministrativa fondata solo su scambi e sul mercimonio dei pubblici poteri esautora, di fatto, la competenza degli organi di controllo, i consessi in cui si vota e la stessa libertà morale dei funzionari: emblematici i casi del dirigente De Donatis –cacciato perché non piegatosi- e dall'altra parte di Pierpaolo Pescara nominato valutatore del proprio auspicato… datore di lavoro».



03/03/2009 15.11