Fermi i lavori al porto: il secondo lotto non riparte

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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FRANCAVILLA. Fine dei lavori: giugno 2008. Così si legge sul cartello del cantiere. Ma del Porticciolo turistico non c'è traccia, se si eccettuano i manufatti in cemento armato che spuntano dalla sabbia come casematte.
Non siamo però sul vallo atlantico il giorno dello sbarco in Normandia, ma alle spalle del Circolo nautico di Francavilla dove sono iniziati, ma sono ormai anche fermi da molto tempo, i lavori per la costruzione del porto turistico.
Un altro argomento per le feroci polemiche di questi giorni tra vecchia e nuova maggioranza al Comune.
Inoltre la polizia giudiziaria avrebbe acquisito nelle scorse settimane una serie di documenti inerenti l'opera nell'ambito di una inchiesta coordinata dalla procura di Chieti.
«I soldi ci sono – tuona Roberto Angelucci – si tratta di movimentarli per far ripartire il cantiere».
«Il porticciolo non è una priorità - spiega Enrico Bruno che quando era all'opposizione parlò in Consiglio comunale contro il porticciolo - ma se i lavori sono bloccati, non è colpa di Di Quinzio. Ci sono una serie di adempimenti e di controlli ambientali che hanno fatto slittare il lavoro. Angelucci la faceva troppo facile e su questo, come su altri problemi, ha avuto un approccio superficiale».
Come noto, tutto è stato bloccato il 17 dicembre scorso, quando metà del primo lotto è stato completato e pagato.
Motivo del fermo: la necessità di controllare la situazione ambientale del fiume Alento, risalendo dalla foce verso la montagna.
L'Arta ha compiuto una serie di accertamenti per monitorare gli scarichi, le aziende che sorgono sulle rive del fiume, i pozzi ed anche i terreni, alla ricerca di possibili inquinanti.
Prima si pensava che il porticciolo non fosse interessato a questi problemi ed invece l'Arta ed il Ministero dell'ambiente hanno bloccato tutto ed hanno effettuato sondaggi anche nell'area del cantiere: tecnicamente si definisce «caratterizzazione dei sedimenti»: scoprire cioè se nel sottosuolo è presente, per esempio, diossina e se la terra o la sabbia spostata siano state trasportate altrove.
Ma nel cantiere tutto è ok e comunque l'Arta ha trovato che non è stato trasportato nulla fuori dell'area dei lavori (anche se la sabbia scavata è scomparsa, forse portata via dal mare).
Adesso i risultati di questa caratterizzazione sono stati inviati al Ministero e si aspetta il via libera alla prosecuzione dei lavori che riguarderanno solo i posti barca a mare. Il secondo lotto, cioè gli edifici da costruire a terra (bar, ristorante, sala polifunzionale, uffici ed esercizi commerciali) non è stato finanziato, con il rischio che tutto resti solo sulla carta.
Così come rischia di essere insufficiente per il primo lotto anche il resto del finanziamento di 2 milioni e seicentomila euro, visti i ritardi nell'esecuzione e i tempi per la caratterizzazione.
Finora sono stati spesi circa 900 mila euro: se la ditta chiederà la revisione prezzi, i 162 posti barca (in vendita a 15 mila euro l'uno) forse non saranno completati. «Un'altra incompiuta dei sogni di grandezza di Angelucci – commenta Enrico Bruno – non riusciamo ad erogare i contributi alla famiglie in difficoltà, però i posti barca si dovevano fare. Basti pensare che nella valutazione di impatto ambientale, per realizzare il porto era prescritto di ripascere ogni anno 300 mila metri cubi di sabbia al costo di 300 mila euro l'anno. Così i pochi possessori dei posti barca avrebbero avuto gratis un lavoro pagato da tutti i cittadini con le tasse. Non mi sembra un bel modo di amministrare».

Sebastiano Calella 03/03/2009 8.36