Come sarà il Porto di Pescara? Ambientalisti: «vogliamo risposte»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Piano di sviluppo portuale, le associazioni ambientaliste: «vogliamo conoscere il progetto prima dell’approvazione, come prescrive la legge».
Le associazione ambientaliste Marevivo, Italia Nostra, Mila donnambiente hanno chiesto al vicesindaco, Camillo D'Angelo di verificare la procedura per l'approvazione del Piano di Sviluppo Portuale con particolare attenzione alle azioni volte alla consultazione dei cittadini, come è previsto dalle leggi.
Le associazioni dichiarano di aver appreso dagli organi di stampa che è in discussione il Piano di Sviluppo Portuale che prevedrebbe opere di dimensioni molto rilevanti come la deviazione del corso del fiume nel suo tratto terminale, la realizzazione di terrapieni molto estesi e un ulteriore porto al servizio della flotta peschereccia.
Le associazioni chiedono chiarezza all'amministrazione comunale sulle reali opere in progetto e sullo stato della discussione, che secondo alcuni articoli apparsi sui giornali volgerebbe già alla conclusione.
Il tono pacato ma concreto della missiva inviata al vicesindaco denota una volontà di collaborazione «per non ripetere gli errori del passato», dichiarano le associazioni, «senza voler essere considerati difensori ad oltranza dell'ambiente perché offuscati da pregiudizi ideologici».
Le associazioni dichiarano che lo spirito della loro iniziativa è solo quello di «collaborare con senso di responsabilità, chiedendo quindi di essere consultati nelle sedi opportune come prevede la normativa per la valutazione ambientale strategica (V.A.S.; relativa ai piani, tra cui quelli di sviluppo portuale)».

«SI' AL PIANO DI SVILUPPO PORTUALE MA CON PIU' ATTENZIONE ALL'ECOLOGIA»


Le associazioni lasciano intendere che non vogliono più essere il fronte del “no” sempre in guerra contro i cosiddetti “promotori dello sviluppo ad ogni costo”, ma si dicono consapevoli che il piano in oggetto ponga a tutti una responsabilità storica per le sorti del mare di Pescara. A detta delle associazioni, il piano potrebbe essere, quindi, l'occasione e lo strumento per «progettare come riportare il nostro mare ad essere spazio di vita, prestando la dovuta attenzione ai temi dell'ecologia e dell'ambiente che poi, alla fine, restano le basi fondanti della stessa economia».

Le associazioni ci tengono a ribadire che il piano di sviluppo dovrà essere sottoposto alla valutazione d'impatto ambientale (VIA) e alla valutazione ambientale strategica (VAS) come previsto dal decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale" così come modificato ed integrato dal Decreto Legislativo 16 gennaio 2008. In questa normativa, in particolare per la VAS, è prevista la consultazione e la partecipazione dei cittadini, singolarmente o riuniti in associazioni.

La procedura, in breve, prevede che debba essere messa a disposizione dei cittadini «una sintesi non tecnica, con indicazione delle sedi ove può essere presa visione della documentazione integrale, in congruo numero di copie presso gli uffici delle province e delle regioni il cui territorio risulti anche solo parzialmente interessato dal piano o programma o dagli effetti della sua attuazione».
In secondo luogo, si deve provvedere alla pubblicazione dell'avvenuto deposito della documentazione «garantendo che il pubblico interessato venga in tutti i casi adeguatamente informato».
In terzo luogo, la legge prescrive che entro quarantacinque giorni «chiunque ne abbia interesse può prendere visione della proposta di piano o programma e del relativo rapporto ambientale depositati e pubblicizzati» e «chiunque può presentare proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi».
Inoltre la legge indica che «qualora nel corso dell'istruttoria per l'approvazione di un piano o programma venga rilevato che la relativa procedura non e' stata attivata, l'autorità competente all'approvazione di detto piano o programma invita formalmente il proponente a provvedere ad attivare detta procedura e contestualmente sospende il procedimento di approvazione».

Le associazioni, Marevivo, Italia Nostra e Mila donnambiente, chiedono quindi all'amministrazione di tener conto delle disposizioni in materia e di mettere in atto azioni volte alla consultazione dei cittadini.

«DANNI AMBIENTALI INCALCOLABILI»


«Non ci è più consentito ripetere gli errori commessi nel passato, che hanno provocato un autentico disastro ambientale», affermano le associazioni che vedono il piano di sviluppo come l'occasione per tentare di porre rimedio agli impatti prodotti da opere che «oggi tutti ritengono sbagliate, per l'impatto ambientale, sociale, economico e culturale sulla città».

Il giudizio delle associazioni, sui lavori effettuati al porto, è spietato ed allarmante. «Le opere di consolidamento delle banchine portuali, ovvero i muri di cemento disinvoltamente realizzati dal Ministero dei Lavori Pubblici in epoche passate, hanno creato, com'è noto, il problema di rendere inagibile il porto per lunghi periodi dell'anno».
Le associazioni continuano dicendo che, al danno provocato dai muri di cemento, si sarebbe aggiunto anche quello della realizzazione della diga foranea che per dimensioni, ubicazione e struttura avrebbe aggiunto altri problemi che andrebbero dall'impedimento della dispersione al largo delle acque fluviali «che procucono condizioni di divieto di balneazione su larghissimi tratti di costa», a fenomeni erosivi della costa nord e sud e alla riflessione delle acque dolci lungo la linea di costa.
Il danno più grave, secondo le associazioni, sarebbe quello sulla biodiversità. Le associazioni denunciano la «distruzione di gran parte della fauna di fondo».
Sarebbero, infatti, scomparsi da Pescara i cannolicchi, le vongole, le stelle di mare, gli ippocampi, i pesci-ago, i molluschi bivalvi una volta comunissimi.
«Le nuove generazioni di pescaresi non hanno più visto, nel nostro mare, quello che per persone oggi quarantenni era la “normale” vita acquatica, che ricordano con nostalgia».

Manuela Rosa 02/03/2009 11.54