Le contraddizioni straripanti:No al Megalò 2. Adesso il fiume fa paura

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Le contraddizioni straripanti:No al Megalò 2. Adesso il fiume fa paura
CHIETI. Il Megalò non avrà un suo doppio. Il progetto, infatti, che doveva sorgere nella zona adiacente al centro commerciale più grande della regione non ha superato la Valutazione di Impatto Ambientale
E mentre le associazioni ambientaliste esultano (e si pongono domande inquietanti) la società promotrice fa sapere di essere pronta a presentare un ricorso al Tar.
Anche perché se è vero che questo Megalò 2 adesso viene bloccato, negli anni scorsi è stato dato il consenso alla mega struttura che pure è sorta in una zona che la Regione già definiva «ad alto rischio esondazioni». Perché questa disparità di trattamento?
Oggi, nella relazione che dà il parere negativo, non c'è solo la bocciatura ma anche alcune frasi che gettano un velo di inquietudine sulla zona, sempre molto contestata dagli ambientalisti, sulla quale sorge già il Megalò è considerata ad altro rischio esondazione.


IL NUOVO PROGETTO

Ma cosa dovrebbe sorgere vicino al centro commerciale? L'idea è quella di un nuovo centro commerciale, no food, di 30 mila metri quadrati sempre a 150 metri dall'argine del fiume Pescara. La struttura dovrebbe garantire oltre 400 nuove assunzioni e prevederebbe anche un albergo nelle vicinanze. Costo dell'opera: 30 milioni di euro. Di questo progetto si parlava già nella prima fase di realizzazione del Megalò, niente di nuovo, quindi e probabilmente chi ne aveva fatto richiesta non si aspettava di ricevere un bel no.
Ma nella relazione del comitato per la valutazione di impatto ambientale il parere negativo è scritto a caratteri cubitali.
E si legge: «la localizzazione dell'intervento non appare nel suo complesso idonea per la tipologia dell'intervento stesso che di per sé prevede un'altissima frequenza di flussi d'utenza, relativi ad un bacino di rilievo regionale ed interregionale, in un'area con elementi di criticità ambientale (all'interno di un'ansa del fiume Pescara). La richiamata inidoneità non è di converso superata dallo studio di impatto ambientale che non esamina le principali alternative di localizzazione con le indicazioni delle ragioni della scelta sotto il profilo dell'impatto ambientale. Si sottolinea inoltre», continua il parere negativo, «che alla valutazione di questa commissione non sono state mai sottoposte tutte le opere ad oggi realizzate e funzionanti quali, il centro commerciale, la viabilità extraurbana, le opere che hanno regolato il corso del fiume Pescara e il parcheggio ad uso pubblico».

IL RICORSO AL TAR

Ma il no non è piaciuto alla ditta Savino Boldrin, l'ideatrice del progetto per conto della Sirec srl.
La società, infatti, incassato il parere negativo, ha deciso di presentare un ricorso al Tar anche perché ci sarebbe un decreto dell'ex presidente della Regione Giovanni Pace che parlava di opera «urgente ed indifferibile» nonché «di utilità pubblica».
La legge regionale 7 del 2002, inoltre, stabiliva che tutti i progetti Prusst (Programma di riqualificazione urbana sostenibile sul territorio) approvati dai consigli comunali erano provvisti di tutti i nulla osta e pareri di carattere regionale.
Dopo il no le associazioni ambientaliste Ecoistituo Abruzzo, Italia Nostra, Marevivo e Mila donnambiente si sono poste alcune domande.
«Continuiamo ancora a chiederci», commenta Edvige Ricci, «come il Megalò sia riuscito ad ottenere la prima approvazione. Intanto ci auguriamo che questo stop preluda al successivo niet per il megaprogetto faraonico dell'autodromo più megastruttura commerciale previsto nei paraggi. Ci auguriamo cioè», continua Ricci, «che non serva invece a fargli migliore accoglienza».
02/03/2009 9.16

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