La prova di entrate oscure:«Nessun prelievo per mesi dai conti di D’Alfonso»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

10181

PESCARA. Nessun prelievo bancario significativo per anni. Spese ordinarie del nucleo familiare provenienti da una «disponibilità finanziaria dall’origine oscura». Sono questi i risultati degli accertamenti bancari compiuti sulla famiglia del sindaco Luciano D’Alfonso. * TUTTE LE SOMME CONTESTATE A D’ALFONSO (PRESUNTE TANGENTI) * TUTTO SUL SEQUESTRO DELLA VILLA * TUTTO SULL'INCHIESTA



PESCARA. Nessun prelievo bancario significativo per anni. Spese ordinarie del nucleo familiare provenienti da una «disponibilità finanziaria dall'origine oscura». Sono questi i risultati degli accertamenti bancari compiuti sulla famiglia del sindaco Luciano D'Alfonso.



* TUTTE LE SOMME CONTESTATE A D'ALFONSO (PRESUNTE TANGENTI)


* TUTTO SUL SEQUESTRO DELLA VILLA



* TUTTO SULL'INCHIESTA




LETTOMANOPPELLO: SIGILLI ALLA VILLA. Informazioni che per il gip avvalorano in pieno la tesi e quegli aspetti che al momento della scarcerazione del sindaco erano soltanto ipotesi.
Sono dure le parole del giudice per le indagini preliminari, Luca De Ninis, che il 24 dicembre 2008, pur affermando che il quadro accusatorio ne era uscito «rafforzato» dagli interrogatori, decise di scarcerare Dezio, D'Alfonso e De Cesaris con la promessa certa che il primo cittadino si sarebbe dimesso. Cosa che tuttavia non è avvenuta innescando la polemica sul certificato medico che ne sancirebbe invece l'impedimento per motivi di salute.
E vengono definiti «importanti» gli sviluppi investigativi emersi dagli accertamenti patrimoniali i quali «forniscono decisivo riscontro alle più gravi connotazioni delle accusa», scrive De Ninis, «che cioè si tratti di un'associazione per delinquere volta alla sistematica violazione delle norme sull'amministrazione e sull'evidenza pubblica, finalizzata, oltre che all'affermazione di una struttura di potere politico e amministrativo asservita agli interessi delle imprese amiche, anche a scopi di arricchimento personale dei soggetti pubblici interessati e del sindaco D'Alfonso in particolare».
È un passaggio fondamentale questo, contenuto nel decreto di sequestro della villa di Lettomanoppello, perché era stato lo stesso gip a mitigare l'ipotesi accusatoria lo scorso dicembre parlando di «modesto arricchimento personale», mentre il primo cittadino nel suo lungo interrogatorio aveva respinto con forza qualunque ipotesi di arricchimento sostenendo esclusivamente scelte «compiute nell'interesse della città».

RISORSE MONETARIE SCONOSCIUTE

Il dato per ora non ancora spiegato (D'Alfonso non ha ancora depositato la sua memoria difensiva al riguardo) è che sono stati rintracciati tutti i conti bancari riferibili allo stesso sindaco, alla moglie e ai parenti stretti. Il risultato che è emerso è che l'entità delle uscite ordinarie dai conti bancari è «incompatibile con le necessità di un nucleo familiare di cinque persone (con tre figli) dotato di due autovetture e ben tre abitazioni».
Infatti i numeri parlano chiaro: modestissimi prelievi che ammontano tra i 50 ed i 100 euro per alcuni mesi, mentre per molti altri non vi è alcun tipo di prelievo.
A gennaio 2006 per esempio sono stati prelevati soltanto 62,60 euro e 34,78 euro a marzo 2006, 18 euro a settembre 2006 (nonostante proprio quel mese si sia svolto il famoso viaggio a Santiago De Compostela pagato da Carlo Toto).
Nessun prelievo anche nel mese di marzo 2005 o ad aprile 2006, periodo in cui si è svolto il viaggio a Malta e Venezia pagato sempre dall'imprenditore Carlo Toto.
«Complessivamente valutati, i rapporti bancari e postali, nel periodo che va dal giugno 2004 a settembre 2006 mostrano queste caratteristiche», scrive il gip De Ninis, «non vi sono prelievi di denaro contante per spese ordinarie; non vi è uso del Bancomat per eseguire pagamenti ordinari; le uscite (se si escludono quelle per spese straordinarie, tutte connesse alla costruzione della casa di Lettomanoppellol) sono tramite carta di credito».
Le indagini hanno poi notato come l'andamento del conto si sia normalizzato a partire dall'ottobre 2006 e più ancora da gennaio 2007: in questo periodo la procura ha notato che i prelievi e l'uso del Bancomat diventano ordinari cambiando radicalmente con il passato.
«Le date sono significative: dall'ottobre 2006 iniziarono a diffondersi le voci dell'inchiesta che avrebbe portato all'arresto del sindaco di Montesilvano, del medesimo partito di D'Alfonso», scrive il gip, «sino alla fuga di notizie, alla fine del 2006, sull'esistenza di un'indagine concernente proprio D'Alfonso, nell'ambito del procedimento noto come filone dell'urbanistica».
I tre principali rapporti bancari di conto corrente di D' Alfonso sono alimentati tramite l'accredito dell'indennità di funzione che, ogni tanto, viene spostata da un conto all'altro.
«Tali conti correnti», scrive ancora ilgip, «funzionano come depositi: in cui i risparmi, accumulandosi, hanno un decremento soltanto quando D'Alfonso esegue pagamenti di importi rilevanti, ovvero quando smette di alimentarli con l'accredito della detta indennità (…) questa situazione, che D'Alfonso, su precisa contestazione del pm ha rifiutato di spiegare, è compatibile soltanto con l'esistenza di provviste extra contabili e fornisce riscontro all'accusa di corruzione già elevata. D'altro canto D'Alfonso nel volgere di tre anni ha costruito una villa d'importante valore economico, ha acquistato una casa in zona pregiata della città di Pescara, ha acquistato un autoveicolo lussuoso, ha mantenuto l'abitazione di Francavilla al mare. Le uscite conseguenti al tenore di vita di tali investimenti e possedimenti appaiono del tutto sproporzionate alle entrate dichiarate».

«DICHIARAZIONI FALSE SUL PREZZO DI ACQUISTO DELLA CASA DI PESCARA»

«La disponibilità di ingenti ingiustificate provviste di denaro contante trova ulteriori gravissimi riscontri negli accertamenti bancari relativi all'acquisto dell'appartamento di via Salita Zanni», scrive il gip, «D'Alfonso nel corso dell'interrogatorio di garanzia ha dichiarato di averlo pagato appena 150.000 euro . Anzi, per dare più forza a tale asserzione, ha aggiunto di averlo persino fatto stimare da De Cesaris, per essere certo che il prezzo richiesto dal venditore fosse congruo (avendo evidentemente dubitato che fosse addirittura eccessivo!) De Cesaris avrebbe poi svolto lavori di ristrutturazione con la propria impresa al solo scopo di ricambiare un'opportunità offertagli da D'Alfonso: quella di ricoverare la bicicletta della figlia dell'imprenditore in un suo garage di Francavilla. Ebbene anche sull'entità del prezzo della propria casa di residenza si deve affermare, con l'evidenza fornita dagli accertamenti bancari, che D'Alfonso ha nuovamente mentito, essendosi dimostrati pagamenti, in favore del venditore, per ulteriori € 129.000».

28/02/2009 11.25



[pagebreak]

TUTTE LE SOMME CONTESTATE A D'ALFONSO (PRESUNTE TANGENTI)

Nel decreto di sequestro della villa si trova anche l'elenco completo di tutte le somme che vengono contestate al primo cittadino. Eccole:

- 12.000 € pari al valore delle opere di ristrutturazione eseguite da De Cesaris

- 14.000 € valore delle remunerazioni offerte al giornalista Francesco Di Miero.

- 4.000 € versati in nero dall'imprenditore Giacomo Costantini nella primavera del 2006

- 7.000 € versati in nero da Alfonso Toto nella primavera del 2006

- 10.800 € per pranzi elettorali pagati da Carlo Toto

- 40.000 € circa per il pagamento di 25 mensilità di stipendio a Fabrizio Paolini oltre alle spese per il leasing ed il carburante dell'autovettura

- 15.000 € circa per il viaggio a Malta e a Venezia interamente spesato da Toto

- 21.000 € versati da Nicola Di Mascio

- 20.000 € circa per il viaggio a New York effettuato a spese di Alessandro di Carlo

- 8.000 € versati in nero da Tino Taraborrelli nella primavera del 2006

- 2.500 € versati in nero da Buono Nicandro nella primavera del 2006

- 50.000 € versati in nero da Lorenzo Di Properzio nella primavera del 2006

- 5.000 € versati in nero da Pietro Colanzi nella primavera del 2006

- 15.000 € versati in nero da Dino Di Vincenzo nella primavera del 2006

- 3.330 € per cene elettorali pagati da Vincenzo Fanì

- 12.200 € per retribuzioni truffaldine a Gianfranco Giancaterino

- 12.200 € per retribuzioni truffaldine a Jadrolinja

- 10.400 € per retribuzioni truffaldine alle ditte Arquati e Spray Records

- 66.000 € circa per retribuzioni truffaldine alla tipografia Brandolini

- 450 € per peculato del biglietto aereo



L'importo complessivo attualmente in contestazione e sul quale il giudice ritiene opportuno assicurare la confisca per equivalente in caso di condanna è dell'ordine di 325.000 euro.
A questa cifra vanno però aggiunti ulteriori 196.200 euro che il giudice calcola nella somma corrispondente alla disponibilità di denaro contante non giustificata fino al gennaio 2006.
Per questo la cifra complessiva soggetta all'eventuale confisca sarà di € 520.000.



28/02/2009 11.31