Campane a morto a Chieti per chiusura Banca d'Italia

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1261

CHIETI. Campane a morto a Chieti e petizione popolare perché, dopo 146 anni, da oggi non sarà più operativa la filiale della Banca d'Italia, come previsto dal nuovo assetto organizzativo reso noto nel 2007 dai vertici della Banca Centrale.



L'operatività di Chieti era stata classificata dai vertici «minimale», collocandosi al 65° posto nella graduatoria delle 97 filiali italiane. Teramo si colloca alla 74a posizione, mentre L'Aquila e Pescara si erano collocate rispettivamente la 39° e 43° posto.
Per protesta, l'associazione culturale Semprevivo ha organizzato ieri una manifestazione, diffondendo in città il suono delle campane a morto, raccogliendo firme ed esponendo tre manifesti che raccontano la storia della filiale, nonché la diversa sorte toccata a quelle siciliane a fronte della mobilitazione del mondo politico.
Sul posto un solo rappresentante sindacale, Aurelio Bigi, segretario della Falbi Confsal, che dal primo marzo sarà in pensione.
I 23 dipendenti degli uffici teatini - in un edificio che sarà messo in vendita - sono stati trasferiti nelle sedi di Roma, L'Aquila, Lucca, Ancona e Pescara.
Tra le prime reazioni del mondo politico, quella del senatore Giovanni Legnini (Pd) per il quale
«la chiusura della filiale della Banca d'Italia è una cattiva notizia per Chieti e la sua provincia. Il Consiglio comunale di Chieti e il Consiglio provinciale», ricorda Legnini, «ebbero ad esprimere nel 2007, con deliberazione assunte all'unanimità, la contrarietà a tale decisione. Io stesso ho avuto contatti con i vertici della Banca d'Italia e del Ministero dell'Economia per verificare i margini di una diversa decisione ma la risposta fu categorica in senso negativo».
Secondo il presidente provinciale di Azione Giovani, Costanzo Del Vecchio, «é innegabile che con la chiusura della filiale muore un altro pezzo della città nell'indifferenza delle istituzioni, sindaco in primis, che avrebbero dovuto a suo tempo dare segnali forti per evitare o almeno ritardare la chiusura».
28/02/2009 10.34