Sequestrata la villa di D’Alfonso, 350 metri quadri costati 300 mila euro

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Sequestrata la villa di D’Alfonso, 350 metri quadri costati 300 mila euro
PESCARA. Su disposizione del gip del Tribunale di Pescara, Luca De Ninis, e' stata sequestrata questa mattina la villa, a Lettomanoppello (Pescara), via Pietraia, dell'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso (Pd).
LETTOMANOPPELLO: SIGILLI ALLA VILLA. I reati contestati sono: associazione per delinquere, corruzione aggravata, concussione, peculato, truffa aggravata ai danni dell'ente pubblico.
A chiedere il sequestro e' stato il pm Gennaro Varone, titolare dell'inchiesta su presunte tangenti negli appalti pubblici al comune di Pescara. Per l'accusa la villa sarebbe stata realizzata a prezzo stracciato da un'impresa che lavorava per il comune di Pescara, quella di Rosario Cardinale.
La struttura sarebbe quindi corpo di reato.
E' stato anche disposto un sequestro per equivalente in relazione alla disponibilità di denaro non giustificata dell'ex sindaco e risultata dagli accertamenti patrimoniali eseguiti a suo carico.
D'Alfonso e' stato arrestato la sera del 15 dicembre 2008 ed e' stato rimesso in libertà il 24 dicembre.

9.50 LA PROCURA SULLA VILLA DA DUE ANNI

E' arrivato dopo oltre due anni un provvedimento sulla villa tanto chiacchierata del sindaco D'Alfonso.
Questa parte di indagine è un filone autonomo che avrebbe fatto confluire al suo interno alcuni elementi del filone meglio noto come “Urbanistica”, il fascicolo aperto dal pm Aldo Aceto poi affiancato dal pool ed ora smembrato in più tronconi.
Uno di questi è finito nel fascicolo che ha portato all'arresto del sindaco D'Alfonso ed oggi sappiamo che ha scaturito questo provvedimento.
Negli anni sono state moltissime le voci che hanno avuto al centro gli acquisti immobiliari del primo cittadino.
Moltissime le chiacchiere intorno alla “magione” di Lettomanoppello, casa in costruzione affidata “chiavi in mano” alla ditta Cardinale che nello stesso periodo riusciva a vincere gare di appalto a Pescara per diverse centinaia di migliaia euro.
Tra i lavori affidati dal Comune a trattativa privata alla ditta Cardinale (perquisita nel 2006) ci sono quelli della riqualificazione di largo Mediterraneo.
L'ipotesi della procura è chiara: D'Alfonso avrebbe avuto chiari vantaggi economici dall'acquisto di questa casa ad un prezzo stracciato promettendo in cambiamento un trattamento di favore alla ditta.
Sarebbero state riscontrate alcune anomalie nei pagamenti e nelle fatturazioni proprio tra D'Alfonso e la stessa ditta.



11.30, PROCEDURE VIZIATE SECONDO L'ACCUSA

Cominciano a trapelare alcuni dettagli sulle operazioni di sequestro operate questa mattina.
Tre pattuglie della squadra mobile si sono recate a casa di D'Alfonso, sui colli pescaresi, per notificare il provvedimento di sequestro.
Poco dopo è arrivato anche il legale di fiducia Giuliano Milia.
A quanto pare il sindaco non avrebbe reagito bene a questo ennesimo provvedimento che lo coinvolge e avrebbe perso la sua abituale calma. Poi gli agenti si sono diretti a Lettomanoppello per apporre i sigilli alla villa.
Si tratta di una costruzione molto lussuosa, in fase di ultimazione, con un cancello in ferro battuto che riporta, nella parte superiore, anche le iniziali del sindaco.
C'è poi un lungo viale alberato che porta alla casa.
Secondo la ricostruzione della Procura il primo cittadino, autosospesosi dall'incarico per «motivi di salute» avrebbe pagato la costruzione della villa 300 mila euro ma il costo effettivo di realizzazione si aggirerebbe intorno ai 700 mila euro, calcolando i materiali utilizzati, la manodopera e l'utile dell'azienda.
Secondo quanto è emerso dalle indagini mentre la ditta stava realizzando la villa si sarebbe aggiudicata al Comune di Pescara appalti, la cui procedura risulterebbe viziata, per 1 milione di euro.

12.34, PROVVEDIMENTO CHE AGGREDISCE IL PATRIMONIO COL FINE DELLA CONFISCA

E' un provvedimento duro quello chiesto dalla procura e firmato dal giudice per le indagini preliminari Luca de Ninis che potrebbe addirittura risultare più pesante degli stessi arresti perché il fine è quello della confisca, cioè togliere la proprietà dei beni che sono provento di reato, dunque aggredisce direttamente il patrimonio.
Si capisce così l'ira del sindaco D'Alfonso di questa mattina nel momento in cui polizia postale e Squadra mobile gli hanno notificato il provvedimento.
Il gip nel suo decreto di sequestro avrebbe espresso duramente le sue motivazioni che hanno generato il provvedimento che vede colpire anche i dirigenti Giampiero Leombroni, Vincenzo Cirone ed il titolare della ditta Rosario Cardinale.
Era questo il provvedimento che ancora mancava e che potrebbe dare la certezza anche di recuperare eventualmente in un futuro non troppo lontano somme da incamerare nelle casse pubbliche del Comune.
Secondo quanto si apprende dai primi calcoli approssimativi sarebbero state documentate presunte tangenti per oltre un milione di euro incassate dal sindaco D'Alfonso. Determinante sarebbe stata la scena muta nell'ultimo interrogatorio nella quale il sindaco che si dice impedito non ha saputo fornire spiegazioni circa la provenienza del denaro utilizzato per l'acquisto della casa.



PREVISTA ANCHE LA CONFISCA PER EQUIVALENTE

Oltre il sequestro della villa il gip chiarisce che ci sarebbero le condizioni anche per arrivare alla confisca obbligatoria, che preveda la spoliazione dei beni provento di reati qualora D'Alfonso fosse ritenuto colpevole alla fine del processo.
Contestualmente viene prevista anche la confisca per equivalente, cioè di una somma di denaro pari al valore del prezzo e del profitto del reato.
Col provvedimento odierno dunque si apre la via alla spoliazione di oltre un milione di euro dal patrimonio dell'indagato primo cittadino.
Sul provvedimento la difesa sta già pensando ad una possibile opposizione ma dalle indiscrezioni che trapelano sarebbero davvero moltissime le prove e le contestazioni mosse agli indagati.
La procura inoltre conferma l'intenzione di chiudere i filoni già aperti in tempi brevissimi, sicuramente entro la fine di marzo potendo ipotizzare un eventuale rinvio a giudizio entro la fine del 2009. Ma fare previsioni su questa materia è assolutamente sconsigliato.



ECCO COM'E' LA VILLA

Una villa faraonica, elegante, una magione a tutti gli effetti, una tenuta principesca che era da anni ormai il simbolo incontrastato del potere immenso che il sindaco aveva acquisito.
Una villa che secondo il pm (l'accusa) sarebbe stata pagata circa 100mila euro in meno.
Lo corregge il gip De Ninis (cioè il giudice terzo) che invece approfondisce i calcoli e stima in almeno 320.800 euro lo “sconto” fatto dalla ditta con un rapporto di 2 a 1. In pratica D'Alfonso avrebbe pagato la villa meno della metà.
Ma com'è questa villa?
Sono circa 350 metri quadrati coperti su tre livelli, con 5 bagni, uno studio, la grande taverna, la lavanderia, molte stanze da letto, materiali tutti di pregio e impianti tecnologici e costosi come l'impianto di riscaldamento che corre sotto i pavimenti.
Le pareti esterne hanno mattoncini a faccia vista, tegole anticate, grondaie di rame, tutto intorno porfido ed una scalinata elegante olter a ringhiere di pregio, un gazebo in legno e mattoncini nel giardino curato ed elegante costato 40mila euro, il barbecue, un pozzo decorato con mattoncini, marciapiedi, illuminazione esterna che avrebbero un costo di almeno 20mila euro ma che non sarebbero state pagate.
In uno dei bagni più importanti anche un box doccia di 4.710 euro.