Ernano Barretta a casa si chiude nel silenzio in attesa del processo

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCOSANSONESCO. Sabato scorso Ernano Barretta è tornato a casa. Dopo otto mesi di carcere ha rimesso piede nella sua escosansonesco dove permane l’obbligo di dimora.
Appena uscito dal penitenziario ha proclamato la sua innocenza piena. Unica colpa «essere amico di Helg Sgarbi». Ma è una colpa?, si è chiesto.
Ma adesso non vuole più parlare con i giornalisti che, sostiene, lo hanno messo nel tritacarne. In tutta Europa. Già, perché la storia dei presunti ricatti sexy ai danni di Lady Bmw hanno avuto un eco molto
vasto.
Ed è furibondo per quello che adesso chiama «linciaggio mediatico», che ha travolto la sua famiglia e l'attività, per «la superficialità» con cui è stata trattata tutta la vicenda.
E Barretta, così come Helg Sgarbi, aspettano ancora un verdetto della giustizia ordinaria, hanno già avuto una sentenza mediatica, sicuramente difficile da ripulire.
E anche per questo oggi la rabbia è tanta. Così come è arrabbiato per quella che definisce una ingiusta detenzione e l'accanimento subito che lo hanno devastato.
Non riesce a farsi una ragione della disparità di trattamento rispetto ad altri indagati ben più eccellenti di lui, politici in primis e confronta i suoi otto mesi di detenzione (continuati anche dopo che il pm Gennaro Varone aveva dato il via libera per la scarcerazione), con le poche settimane che sono spettate ai personaggi più famosi d'Abruzzo negli ultimi tempi.
Il tempo darà giustizia, ne è certo, anche perchè la procura tedesca ha già escluso Barretta dal processo d'oltralpe. Ma perché in Italia resta ancora tutto in piedi? Si domanda.
Contro di lui ha indagato la procura di Pescara ed ha raccolto prove sulla sua condotta che ritiene abia violato la legge e messo in piedi il sistema dei ricatti. Per la procura Barretta sarebbe la mente.
La procura tedesca invece su di lui non aveva elementi per processarlo; infatti il giorno in cui fu arrestato in flagranza Sgarbi, lui era in un'altra auto e fermato dalla polizia fu rilasciato per mancanza di indizi.
Fu allora che la procura tedesca avvertì quella di Pescara affinchè verificasse la condotta di Barretta.
La famiglia adesso fa sapere di essere stanca, estenuata da una lotta così lunga per dimostrare le proprie ragioni. Ma i familiari di Barretta assicurano di essere ancora determinati a percorrere la strada che restituirà quello che ritengono sia stato loro scippato: la dignità e la giustizia.
Adesso c'è la felicità per il ritorno a casa di papà Barretta.
I figli, soprattutto, temeva per il suo stato di salute dopo oltre 40 giorni di sciopero della fame.
25/02/2009 9.56