Area di Risulta, Codici: «D’Angelo manipola la verità a suo uso e consumo»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Area di Risulta, Codici: «D’Angelo manipola la verità a suo uso e consumo»
PESCARA. Una «interpretazione fantasiosa e falsa», così l’associazione Codici e il capogruppo Luigi Albore Mascia (Pdl) hanno definito le notizie fornite nei giorni scorsi dal sindaco facente funzioni Camillo D’Angelo sulla sentenza del Consiglio di Stato sull’Area di Risulta. D’ANGELO:«LA PROCEDURA E’ REGOLARE: DUNQUE ABBIAMO RAGIONE NOI»
Lunedì pomeriggio, infatti, l'assessore al Bilancio aveva diramato una nota con la quale spiegava che il Consiglio di Stato aveva «annullato» e «ribaltato» la sentenza del Tar e confermato «la correttezza» delle
procedure adottate a suo tempo dalla giunta D'Alfonso per la riqualificazione dei 13 ettari di terreno situati nel cuore della città.
Una notizia errata e parziale, come spiega Codici Associazione che ha presentato il ricorso contro le procedure di aggiudicazione dell'appalto all'impresa Toto che solo il giorno seguente ai proclami
di D'Angelo ha ricevuto i documenti utili per “smascherare” la gioia del Comune.
Una notizia difficile da verificare in mancanza del testo completo della sentenza non ancora pubblicata e disponibile per tutti.
Tutto questo avviene infatti mentre una inchiesta penale è ancora aperta e si abbatte proprio sulla procedura che ha visto la ditta Toto vincitrice di una gara che la procura ipotizza viziata da presunte tangenti versate da Carlo e Alfonso Toto al sindaco D'Alfonso e da numerose illegittimità che riguardano proprio la procedura amministrativa. Proprio su questi fatti nei prossimi giorni saranno interrogati gli imprenditori Toto per spiegare la loro versione dei fatti.
Il segretario di Codici Giovanni D'Andrea parla di «evidenti inesattezze» nonché di «una vera e propria manipolazione della verità a fini propagandistici e meramente elettorali» e spiega: «il Consiglio di Stato, Sezione Quinta, del 10.02.2009 a cui si fa riferimento ha statuito che: ”...dà atto della dichiarazione di
sopravvenuto difetto di interesse al giudizio della parte appellata…”. Tale decisione del Consiglio di Stato è scaturita dalla scelta dell'Associazione Codici Abruzzo, per il tramite dei suoi legali Mauro Talamonti e Fabrizio Rulli, di dichiarare l'assenza di interesse al proseguimento del giudizio poichè il Comune di Pescara ha annullato tutte le procedure relative all'appalto eliminando in tal modo la materia del contendere. Infatti il Consiglio di Stato non è entrato nel merito del ricorso poiché il Comune di Pescara annullando gli atti ha da solo, ancor prima dell'organo di Giustizia Amministrativa, dato ragione all'Associazione Codici Abruzzo, che, nella fattispecie, ha solo ritenuto, senza fini politici o propagandistici, di difendere i
diritti dei cittadini pescaresi e di tutti coloro che a fronte di una colossale speculazione per trent'anni sarebbero stati costretti a pagare, come nel Medio Evo la “gabella” per entrare in Città e per
parcheggiare le loro auto».
«Il vicesindaco avrebbe fatto meglio a leggere il dispositivo prima di cantare vittoria», ha aggiunto Luigi Albore Mascia del Pdl.
«Il dispositivo della Suprema Corte è chiaro e non lascia spazio a interpretazioni né a fraintendimenti – ha precisato Mascia -: il Consiglio di Stato, esaminando le carte, ha semplicemente dato atto della dichiarazione di ‘sopravvenuto difetto di interesse al giudizio della parte appellata' perché nel frattempo la stessa giunta aveva fatto marcia indietro su quella procedura».
E infatti l'8 luglio 2008 l'esecutivo ha deliberato la conclusione della procedura di gara, con la risoluzione consensuale dei rapporti con la stessa Toto Spa.
Subito dopo, il primo agosto 2008, ha adottato una seconda delibera con le nuove linee di indirizzo per la riqualificazione dei 13 ettari dell'ex stazione ferroviaria.
«Due delibere», continua Mascia, «che dunque hanno reso ‘inutile' il pronunciamento del Consiglio di Stato su quella stessa procedura ormai cancellata dalla giunta, era cessata la materia del contendere. Dunque
– ha ancora puntualizzato Albore Mascia – nessuna vittoria, nessun riconoscimento del ‘buon operato' della giunta D'Alfonso da parte del Consiglio di Stato. Quella procedura era sbagliata dal punto di vista
meramente amministrativo oltre che politico, lo ha dimostrato il Tar bocciando sonoramente e bloccando l'iter, lo ha confermato il sindaco quando, seppur tardivamente, ha compreso di dover fare marcia
indietro».
25/02/2009 9.26

D'ANGELO:«LA PROCEDURA E' REGOLARE: DUNQUE ABBIAMO RAGIONE NOI»

«La procedura non ha mai avuto stop, non ha mai avuto annullamenti e questo significa che tutto è stato regolare, al di là di ogni personale interpretazione».
E' argomento che scotta e il vice Camillo D'Angelo interviene per rispondere offrendo nuovi spunti.
«Quando ha concesso al Comune la sospensiva della sentenza di annullamento parziale del Tar», dice oggi D'Angelo, «il Consiglio di Stato aveva concreti motivi per ritenere fondato l'appello proposto dal Comune di Pescara, ritenendo regolare la procedura di appalto seguita dall'Ente così decidendo: “il ricorso appare fondato quanto alla carenza di legittimazione attiva dell'associazione de qua e quanto al merito della questione” . La pronuncia di regolarità c'è dunque stata fin dalla fase cautelare.
Il Tar, nella sentenza annullata dal Consiglio di Stato il 10 febbraio scorso, aveva comunque un solo rilievo non sostanziale, a nostro giudizio erroneamente, che per la disciplina della sosta nel quadrilatero centrale si dovesse fare un passaggio in Consiglio Comunale, tanto che l'annullamento dell'aggiudicazione era stato solo parziale, in accoglimento di un solo motivo di ricorso e con rigetto di tutti gli altri motivi.
L'intera procedura non è mai stata ritenuta illegittima».

In ogni caso il Consiglio di Stato avrebbe, secondo D'Angelo, annullato definitivamente anche la sentenza di annullamento parziale del Tar, con la conseguenza che l'intera procedura di appalto, compresa la relativa aggiudicazione «è da considerarsi sotto ogni profilo del tutto legittima e regolare».
In sintesi, al contrario di quanto asserito da Codici e dal consigliere Albore Mascia: «il Consiglio di Stato», ha concluso D'Angelo, «pur dando atto della dichiarazione di difetto di interesse di Codici sul ricorso proposto dinanzi al Tar, ha rigettato la richiesta della stessa associazione di respingere l'appello proposto dal Comune di Pescara contro la sentenza del Tar del 2007 per sopravvenuto difetto di interesse di Codici ed ha accolto l'appello del Comune di Pescara, in base alla ferma richiesta dei difensori dell'Ente di una pronuncia in tal senso da parte del Consiglio di Stato, così decidendo: “annulla senza rinvio la sentenza” del Tar Abruzzo Pescara.
Con questo pensiamo di aver scritto la parola fine sulla vicenda».

«La Suprema Corte, a differenza della fantasiosa interpretazione data dal vicesindaco D'Angelo, semplicemente non si è pronunciata sul ricorso contro il pronunciamento del Tar per ‘sopravvenuto difetto di interesse': in altre parole è cessata la materia del contendere in quanto, nel frattempo, la stessa giunta ha annullato la procedura intrapresa approvando, con relativa delibera, le nuove linee di indirizzo». Lo ha puntualizzato Luigi Albore Mascia dopo aver ricevuto il dispositivo di decisione del Consiglio di Stato sul ‘caso' delle aree di risulta, «che forse lo stesso vicesindaco avrebbe fatto meglio a leggere prima di cantare vittoria».

25/02/2009 14.07