Anche a Pescara la campagna pubblicitaria degli atei

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Oggi inizia la campagna dei "Manifesti atei" anche a Pescara voluta dal Circolo dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. D’ANGELO: «MESSAGGIO DISTANTE DALLE IDEE DI QUESTA AMMINISTRAZIONE»
Una trovata già partita qualche settimana fa in altre città d'Italia, non senza polemiche da parte del mondo cattolico.
Adesso il messaggio pubblicitario arriva anche in Abruzzo e in particolar modo a Pescara dove da qualche ora sono comparsi negli spazi appositi dei manifesti recanti lo slogan censurato degli "ateobus" di Genova: «La cattiva notizia e' che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno».
L'affissione durerà 10 giorni e sarà ripetuta dopo 7 giorni, per un mese circa.
«Il Comune di Pescara», spiega Roberto Anzelotti, coordinatore del circolo Uaar di Pescara, «si è dimostrato, questa volta, disponibile e veramente laico nel non opporre nessun veto al messaggio del manifesto, dimostrando così che le polemiche di Genova erano strumentali e ideologiche».
L'idea dei bus “atei”, qui semplici manifesti, è stata della British Humanist Association, ed è stata poi ripresa negli Stati Uniti, in Australia, in Spagna.
È poi venuto il momento dell'Italia: l'Uaar ha cominciato dalla città di Genova con le scritte stampate su gli autobus, poi bloccate.
L'idea di avviare una campagna, hanno spiegato dall'associazione, era nata da una semplice esigenza: dar visibilità agli atei ed agnostici di tutta Italia, «fungere da antidoto al condizionamento sociale. Un non credente che sa di non essere solo è più stimolato non solo ad affermare pubblicamente le proprie convinzioni, ma anche a segnalare eventuali discriminazioni. E un clericale a conoscenza dell'esistenza di un'associazione come l'UAAR può forse pensarci due volte, prima di porre in essere una sopraffazione».

24/02/2009 12.26

D'ANGELO: «MESSAGGIO DISTANTE DALLE IDEE DI QUESTA AMMINISTRAZIONE»

«La richiesta di affissione», spiega il vicesindaco Camillo D'Angelo, «è stata fatta in capo al soggetto gestore degli spazi per conto del Comune, soggetto che sulla concessione ha proceduto indipendentemente senza coinvolgere l'amministrazione nel relativo processo di decisione e al quale abbiamo inviato una nota, che si allega, per protestare circa la mancanza di informazione sul tema proposto».
In ogni caso, spiegano dal Comune, la concessione degli spazi, «avvenuta nel pieno rispetto del vigente regolamento che disciplina le affissioni, è cosa ben diversa dalla condivisione del contenuto della campagna».
D'Angelo ha infatti spiegato che il contenuto non rappresenta l'amministrazione comunale e «non può in alcun modo rappresentare un indirizzo dell'amministrazione comunale in merito ad una sfera che appartiene alla persona e a personali valori di riferimento».
Il vice sindaco conferma invece la «piena sintonia» con quanto affermato dall'arcivescovo Mons. Tommaso Valentinetti, «dato che un messaggio di tal fatta può certamente turbare la sensibilità di un gran numero di persone alle quali va la nostra pubblica comprensione”».

26/02/2009 15.53

PENSAVAMO CHE IL COMUNE APPROVASSE…

Roberto Anzellotti, coordinatore Circolo Uaar spiega la procedura per la richiesta di affissione dei manifesti e spiega di aver sottoposto all'Ufficio Affissioni, una bozza del manifesto in questione, comprendendo che il messaggio poteva venir interpretato come una mera provocazione.
«Inviata la bozza», racconta Anzelotti, «abbiamo lasciato trascorrere una decina di giorni, poi abbiamo chiesto notizie all' Ufficio, il quale ci ha assicurato che "non c'erano problemi". Questa affermazione noi l'abbiamo presa come una "autorizzazione" istituzionale in quanto supponevamo che la nostra bozza fosse stata vagliata da qualche autorità comunale...a quanto pare così non è stato».
Anzelotti si augura comunque «che questo fatto non impedisca la continuazione della campagna, anche perchè mi sembra un po' eccessivo, un po' inquietante il fatto che ci sarebbe bisogno del beneplacito di qualche autorità per poter esporre pubblicamente le proprie idee, per poter godere di un diritto costituzionale. Può darsi che il messaggio turbi qualche coscienza, ma questo turbamento non può essere motivo per limitare le libertà fondamentali del cittadino, altrimenti dovremmo applicare questa regola ad ogni espressione di opinioni e poichè si troverà sempre chi se ne sentirà offeso o turbato...dovremmo dire addio alla libertà di espressione».

DOGALI: «RISPETTO A CHI SI SENTIRA' OFFESO»



«A proposito dell'approdo in città della campagna dell'Unione Atei e Agnostici Razionalisti vorrei esprimere rispetto e comprensione per quanti si sentiranno toccati dal messaggio scelto dall'Unione», ha commentato il presidente del consiglio Vincenzo Dogali.

«Un messaggio che non può essere assimilato all'amministrazione comunale di Pescara, questo in nome della sensibilità e del credo religioso che ogni cittadino pescarese sceglie e professa nell'ambito di diritti e libertà costituzionalmente riconosciuti e garantiti a Pescara come altrove.

In nome di tutte queste sensibilità manifesto il mio più profondo sentimento di solidarietà per l'intera comunità cattolica cittadina, prendendo le distanze da una campagna che non ci rappresenta e di cui sono certo che l'opinione pubblica sarà in grado di discernere contenuti e valori».



ACERBO (RC): «IL COMUNE NON PUÒ SINDACARE I MANIFESTI»

«Non capisco perchè l'amministrazione abbia mandato una nota per protestare nei confronti della società che gestisce il servizio di affissioni per conto del Comune», commenta invece Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista.
«Non capisco cosa avrebbe potuto fare il Comune se informato per tempo: avrebbero vietato l'affissione? Quello di D'Angelo mi sembra un eccesso di zelo, tipico di questi tempi di scarsa adesione del ceto politico ai principi della laicità.
Ovviamente i manifesti possono piacere o meno e i cittadini, singoli o organizzati, possono giudicarli e confrontarsi in merito liberamente. Ma guai a pensare che chi amministra la cosa pubblica possa operare censure».


Quanto accaduto a Genova è grave, ma riguardava la scelta di una società di trasporto nella sua autonomia e non il servizio di pubblica affissione.
Sicuramente ora il centrodestra attaccherà demagogicamente il centrosinistra pescarese per aver autorizzato l'affissione di propaganda atea. In tal caso dimostrerà per l'ennesima volta che il basso e ridicolo livello raggiunto dalla politica è bipartisan.
In un paese liberale e democratico ognuno può stampare e affiggere manifesti che esprimano il proprio punto di vista, fatti salvi i divieti previsti dal legislatore per esempio riguardo all'incitamento all'odio razziale, ecc.
Credenti e atei hanno lo stesso diritto di esprimere i propri punti di vista.
Lo Stato, e in questo caso il Comune, non deve e fortunatamente non può sindacare il contenuto dei manifesti.
Altrimenti dovremmo davvero preoccuparci per le sorti della nostra democrazia, con i politicanti che decidono quali siano le opinioni consentite e quelle da mettere al bando.
Atei, agnostici e razionalisti in Iran o Arabia saudita non possono affiggere manifesti, per questo definiamo fondamentalisti quei regimi.
I politici di PD e PDL farebbero bene a tener conto di quanto consigliano i vescovi in tema di etica pubblica e di accoglienza dei migranti invece di cercare facili consensi assumendo posizioni e comportamenti che contrastano con i principi di laicità sanciti dalla nostra come da tutte le altre costituzioni europee.