Inchiesta sull’opera di Toyo Ito. Ora spuntano una società ed un consulente

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Inchiesta sull’opera di Toyo Ito. Ora spuntano una società ed un consulente
L'OPERA D'ARTE IN FRANTUMI. PESCARA. Una conferenza stampa convocata con 30 minuti di preavviso per dire che le carte sono a posto, ci sono tutte e che sono a disposizione.

LA VIGNETTA DI GIO


Eppure Camillo D'Angelo ieri avrebbe potuto mostrarle già ieri alla cittadinanza (che avrebbe diritto di sapere). Ma i misteri sull'opera dell'architetto giapponese e la sua realizzazione aumentano.
«Le carte sono in regola e a disposizione di tutti», ha detto ieri alle 12.30 Camillo D'Angelo. Lo ha preso in parola Nicola Zupo, capo della squadra mobile, verso le 17 che ha mandato i suoi uomini a sequestrare ed acquisire tutti i documenti a disposizione del Comune.
In effetti nessuno ha fatto opposizione agli agenti che hanno portato via pacchi di carte e fascicoli che per quanto voluminosi probabilmente non conterranno quello che avrebbero dovuto contenere.
L'attenzione della procura sul bicchiere di vino, opera dell'architetto giapponese Toyo Ito, si era già focalizzata nei giorni scorsi ma l'evento imprevedibile del cedimento ha fatto scattare il dovere di indagare e vederci chiaro su una storia che presenterebbe alcuni lati oscuri.
Alcune incongruenze pare fossero già emerse nelle scorse settimane.
Ora sarà il pm Paolo Pompa ad occuparsi di questa ennesima azione portata avanti con ostinazione dal sindaco D'Alfonso, finito agli arresti il 15 dicembre scorso e messo alle strette dalle risultanze delle indagini che hanno provato acquisti personali per 200mila euro in contanti oltre a varie elargizioni tutte provenienti da imprenditori che avevano rapporti con il Comune e presenti in procedure amministrative viziate o dubbie.
La procura inoltre contesta al primo cittadino, impedito nelle sue funzioni per un certificato medico, anche l'acquisto della casa di Pescara per la quale non ha saputo ricordare come fosse stata pagata e da dove provenivano i soldi.
Un fatto che il sindaco dovrebbe poter spiegare in una memoria difensiva che non è stata ancora depositata in procura ma che potrebbe non riuscire a scalfire il dubbio grosso come un macigno piombato con quel «non ricordo».

ORA C'E' ANCHE LA GRANA DELLA FONTANA

In più, ora D'Alfonso dovrà chiarire anche le vicende legate al Huge Wine glass, il bicchiere di vino che si è rotto all'improvviso.
E mentre la procura studia le carte e prova a ricostruire quello che è successo, come sono andate le cose, PrimaDaNoi.it è riuscita a raccogliere una testimonianza importante che getta nuovi pesanti dubbi sulla scelta della ditta.
Abbiamo contattano una azienda che è stata citata nella delibera di giunta che abbiamo illustrato ieri e nella quale si dichiara che il Comune di Pescara ha chiesto i preventivi per la realizzazione dell'opera.
Ebbene questa azienda (che per ora non riveliamo) ha negato di essere mai stata contattata dal Comune di Pescara per avere un preventivo sull'opera.
No, il Comune non ha mai contattato questa ditta ma a farlo sarebbe stato un consulente, un architetto, in rappresentanza di una società. Abbiamo chiesto conferma più volte e la risposta è stata sempre la stessa.
Una circostanza che se vera apre nuovi scenari perché finora non si è a conoscenza di alcun consulente esterno che abbia curato l'affidamento per conto del Comune, anche perché nella stessa delibera si dice il contrario.
«Il Dirigente del Settore Lavori Pubblici, nell'ambito dei lavori di riqualificazione del progetto denominato " Piazza Salotto"», si legge nella delibera, «ha avviato l'indagine esplorativa per la realizzazione del monumento "Huge Wine Glass", consultando all'uopo le ditte Clax Italia, Nuova Arte, Nippura, Defussa Rohm Gm Bh per la presentazione di un'offerta contenente il preventivo dei lavori, eventuali elaborati tecnici e l'indicazione dei probabili tempi di esecuzione».
Non c'è l'ombra di alcun consulente esterno, non si fa menzione di alcuna società.
Non troviamo ragioni o fini particolari che possano in qualche modo spingere questa ditta da noi interpellata a dichiarare ad un giornalista il falso.
Ma le sorprese non sarebbero finite qui e potrebbero saltare fuori ulteriori incongruenze rispetto a quanto riportato dalla delibera di giunta.
Anche perché a questo punto la procura vorrà vederci chiaro sul movimento che i soldi hanno fatto che non sarebbero mai transitati dal Comune, così come sarebbe dovuto accadere.
E' decisamente un brutto periodo per gli inquilini di Palazzo di città.

a.b. 20/02/2009 8.45