Il calice rotto: è giallo su fatture e soldi spesi. Le carte non saltano fuori

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Il calice rotto: è giallo su fatture e soldi spesi. Le carte non saltano fuori
L’OPERA D’ARTE IN FRANTUMI. PESCARA. La rottura della fontana di Toyo Ito ancora al centro delle polemiche. Ed è giallo sulle fatture e i documenti ufficiali che il Comune non vuole mostrare. E sorge il dubbio che la ditta costruttrice non riparerà l'opera a costo zero. Mascia: «dovranno prima accertarsi delle cause».
Sarà domani la Commissione consiliare Vigilanza a cominciare a fare chiarezza sul grave cedimento della scultura di Toyo Ito, costata alla città 1 milione 100 mila euro e andata in frantumi dopo appena 64 giorni dalla sua installazione in piazza Salotto.
IN questi momenti si è già verificato altre volte sono moltissime le voci che iniziano a girare e che descrivono operazioni più o meno dubbie. Ma a pensar male si fa presto ed è anche molto facile ecco perché più che mai in questo momento la trasparenza potrebbe venire in soccorso dell'attuale giunta D'Alfonso e chiarire, carte alla mano come stanno le cose.
Si parla di strane procedure e società di cui nulla si sapeva prima d'ora. Gli attuali inquilini di Palazzo di città non hanno scelta: la legge li obbliga a mostrare le carte e dare risposte.
«Domani», annuncia il capogruppo del Pdl Luigi Albore Mascia, «cercheremo di leggere quelle carte che finora la giunta non ha voluto rendere pubbliche: vogliamo verificare quali tipi di rapporti siano intercorsi tra il Comune, il maestro Toyo Ito, ideatore dell'opera, l'azienda che l'ha concretamente realizzata e i presunti mecenati privati che l'avrebbero finanziata. E soprattutto chiederemo di vedere, ancora una volta, le fatture relative ai pagamenti effettuati».
Da ieri sera lo Huge Wine Glass è stato completamente imbracato, con lastre di plastica e una gabbia d'acciaio, necessarie per evitare l'aggravarsi del danno alla scultura.
Nei prossimi giorni verrà portata a Pomezia dove la ditta, la ricostruirà integralmente e «a costo zero», hanno assicurato dal Comune.
Ma nemmeno questa circostanza serve a placare le anime del centrodestra: «l'amministrazione comunale tenta di gettare acqua sul fuoco sostenendo che 'la città non ha perso un euro' perché quella scultura è stata finanziata da privati, come se aver buttato alle ortiche 1 milione di euro di privati fosse meno grave».

«IL GIALLO DELLE FATTURE»

Ma c'è di più: per l'opposizione, infatti, quei finanziamenti privati sono un 'giallo', perché nonostante le richieste legittime di trasparenza, la giunta si è rifiutata di mostrare atti, contratti, accordi e fatture, suscitando dubbi e sospetti.
Addirittura qualcuno sostiene che il Comune potrebbe anche non essere in possesso di quelle fatture, «carenza inaccettabile».
Infatti, Mascia lo ricorda, seppure i costi sostenuti per la costruzione del 'calice' fossero stati coperti da elargizioni di privati mecenati, quelle somme, frutto di donazioni volontarie, dovevano comunque transitare dalle casse del Comune che ha commissionato l'opera, la donazione dei privati non poteva avvenire direttamente alla ditta.
A questo punto il Popolo della Libertà ha investito del problema la Commissione consiliare Vigilanza che domani comincerà a fare luce sull'intera vicenda, chiedendo in via ufficiale e formale la consegna delle carte.
Mascia chiede inoltre «la rimozione immediata dell'opera» e la copertura della vasca sottostante: domenica infatti Piazza Salotto ospiterà il Carnevale in Fiore con un palco per lo spettacolo e migliaia di bambini al seguito dei carri allegorici, «bambini che non possono correre rischi».
Secondo Mascia inoltre «l'azienda non ha mai dichiarato di essere pronta ad addossarsi la responsabilità del cedimento e non è esclusa l'apertura di un contenzioso tra ditta costruttrice, Comune e assicurazioni, un contenzioso che ricadrà sulle spalle dei pescaresi».

18/02/2009 15.18