Il bicchiere si è rotto: era già tutto scritto sul web

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

9432

Il bicchiere si è rotto: era già tutto scritto sul web
L’OPERA D’ARTE IN FRANTUMI. ABRUZZO. Era già scritto sul web che ancora una volta si dimostra lungimirante e libero. I navigatori avevano già acceso un lungo dibattito -anche dai toni molto aspri- sulla tenuta del Wine Glass di Toyo Ito. * DALLA VEGLIA ALL’INCHIESTA SULL’OPERA: ANCORA REAZIONI

Esperti del settore ne hanno parlato in un forum specialistico qui nel quale, oltre i diversi giudizi sull'opera, vengono riportate anche alcune indicazioni tecniche molto interessanti poi smentite da un altro utente del forum che evidentemente, per le modalità e i toni utilizzati, sembra essere molto interessato.
Così l'utente "Perplesso", il 7 gennaio 2009, avanza una serie di "perplessità" sull'opera che ritiene non essere stata fatta a regola d'arte. Questo lo si evincerebbe da alcuni particolari visibili ed incontrovertibili.
«Un monolite di pmma (polimetilmetacrilato) pieno di azzurranti (e si vede ad occhio nudo)»
, scrive,
«evidente (prova di, ndr) parziale polimerizzazione (vedi effetto nebbia in corrispondenza dell'unione degli elementi......), della serie entro la fine di giugno con una temperatura diretta di circa 50 gradi ... il monolite si sfalderà.....spero che qualcuno si sia fatto dare delle garanzie».
Al duro giudizio tecnico fa eco tale "L" che risponde: «gli "azzurrati" a cui fai riferimento, che si vedono ad occhio nudo, sono dati dal riflesso ed alla conduzione dell'illuminazione di una insegna luminosa blu sulla piazza. (…) L'effetto "nebbia" di cui tu parli NON è dato da una polimerizzazione mal riuscita. Generalmente sono altri i "sintomi" di polimerizzazione mal riuscita... per esempio delle bollicine.. che li non ci sono. L'effetto nebbia a cui fai riferimento è localizzato nelle uniche aree del bicchiere che non sono state soggette ad alcun tipo di polimerizzazione ed è dato da un gioco di riflessi. (…) non c'è da disperare ... la pulizia è molto semplice e l'opera non è compromessa».
Queste le polemiche che potevano avere un valore relativo fino alle 14 di ieri quando la controversa opera, simbolo che rimarrà legato per sua stessa volontà all'ex sindaco D'Alfonso, ha manifestato pesanti cedimenti con crepe longitudinali e grosse bolle antiestetiche.
Il fatto è che il monumento si è rotto. Che qualcosa non sia andato per il verso giusto oggi è più che un sospetto: è un grosso interrogativo che impone risposte esaustive.
Insomma qualcuno aveva previsto che la escursione termica eccessiva e magari il grande calore avrebbero fatto collassare il materiale dell'opera.
Invece l'opera ha mostrato i suoi cedimenti probabilmente per le stesse ragioni: eccessiva escursione termica poiché di notte la temperatura cala sotto lo zero e di giorno sale vicino ai 10 gradi.
Alcuni tecnici sono pronti a sposare questa tesi, alcuni altri invece trovano diverse spiegazioni.
Ora però dovranno essere i costruttori a dare spiegazioni su un evento così importante e grave visto che la spesa è stata a dir poco ingente.
Se non altro lo si deve a tutti quei benefattori che hanno impegnato quote cospicue dei loro capitali per finanziare il monumento.








OPERA DIVERSA DAL MODELLO INIZIALE

Ma ci sono altri aspetti che colpiscono e che emergono dai battibecchi tra i due utenti del forum e cioè alcuni presunti difetti dell'opera stessa che doveva essere diversa da come invece è stata realizzata.
Il modello presentato solennemente lo ricordano in tanti ed è stato al primo piano del Comune per un paio di anni ad impolverarsi in un luogo di passaggio non distante la sala consiliare. Ebbene un modello si presuppone debba rispettare e riprodurre fedelmente l'opera. Un principio basilare che gli architetti conoscono bene.
Così è evidente come il modello non presentasse tutta una serie di riflessi e opacità.
Sono per esempio evidenti gli strati che sono stati sovrapposti uno sull'altro come cuscini lasciando fastidiosi effetti. Le giunture sono state da subito molto visibili dando l'idea di un opera assemblata in più parti con linee orizzontali che attraversavano tutta la profondità ogni 40 centimetri.
La parte "trasparente" (quella chiara) non è mai stata tale ma offuscata ed opaca mentre nel modello era regolare come un cristallo.
L'opera era stata presentata come un bicchiere di vino che doveva apparire sospeso per aria e dunque il contorno chiaro doveva risultare quasi invisibile. Cosa che non è stata.
Secondo alcuni tecnici interpellati gli effetti di disturbo sarebbero dati da un processo di polimerizzazione non perfetto, probabilmente troppo veloce e accelerato con sostanze varie chiamate appunto "azzurranti". Particolari svelati proprio dall'utente del forum.
Una tesi del genere, però, dovrebbe presupporre una certa fretta da parte della ditta costruttrice che avrebbe impiegato meno di quattro mesi per la realizzazione dell'opera mentre per un corretto processo per rendere la resina trasparente come un cristallo ci sarebbero voluti almeno 8 mesi di lavoro.
Che ci sia stata fretta o meno per ora è difficile dirlo di certo il sindaco D'Alfonso chiese preventivi ad alcune ditte che fornirono i loro prezzi ed i tempi di realizzazione. Vennero scartate le ditte che presentarono un costo più alto e tempi di realizzazione vicini agli 8 mesi.
Fu scelta la ditta Clax Italia per un costo di 1,2 milioni di euro e l'assicurazione di terminare l'opera per i primi di dicembre e poterla inaugurare sabato 14 dicembre, vigilia delle elezioni regionali e dell'arresto di D'Alfonso.
Tra le altre cose si ricorderanno le polemiche circa la manifestazione che cadeva –come già era successo anche in passato- nel periodo di silenzio elettorale.
Il Huge Wine Glass presentava di sicuro un lavoro molto complicato, delicato, da veri artisti e da fare con cura: ecco giustificato anche il costo (1,2 milioni di euro) che secondo gli esperti interpellati da Pdn potrebbe essere un prezzo "giusto", non tanto per le materie prime impiegate quanto per la mano d'opera, la posa in opera e la delicatezza delle operazioni.
Si tratta infatti di decine di fasi di lavorazione che devono essere tutte perfette e a distanza di tempo l'una dall'altra poiché un errore significherebbe inficiare l'intera opera.
Gli esperti che hanno visto l'opera hanno anche notato alcune bollicine nella resina in corrispondenza degli spigoli: anche questo sarebbe il segnale di allarme inconfondibile di una cattiva polimerizzazione.



MATERIALE USATO SIMILE AL CRISTALLO

E' poi un fatto che i materiale usati (il polimetilmetacrilato o plexiglass) è trasparente come un cristallo ma il wine glass è totalmente diverso ed affatto simile al cristallo.
L'enciclopedia Wikipedia così descrive il polimetilmetacrilato: «di norma è molto trasparente, più del vetro al punto che possiede caratteristiche di comportamento assimilabili alla fibra ottica per qualità di trasparenza, e con la proprietà di essere più o meno in percentuali diverse, infrangibile a seconda della sua "mescola". Per queste caratteristiche è usato nella fabbricazione di vetri di sicurezza e articoli similari, nei presidi antinfortunistici, nell'oggettistica d'arredamento o architettonica in genere». Ed ancora «Pezzi di PMMA possono essere saldati a freddo usando adesivi a base di cianoacrilati oppure sciogliendone gli strati superficiali con un opportuno solvente - diclorometano o cloroformio. La giuntura che si crea è quasi invisibile».
La ditta dal canto suo si è detta pronta a riparare o sostituire l'opera.
«Abbiamo ricevuto assicurazioni da parte della Clax Italia», ha detto il vicesindaco Camillo D'Angelo, «circa un impegno della ditta a ripristinare lo Huge Wineglass perché la città non perda un'opera così importante. Una volta accertato cosa ha provocato il cedimento si procederà a sistemare il danno e, ove ciò non sia possibile a realizzare nuovamente l'opera».
Ma anche su questo sono in molti ad avere perplessità. Essendo un monolite alcuni esperti hanno assolutamente negato la possibilità di “rattopparla”. Per quanto riguarda la sostituzione, questo vorrebbe dire rifare da capo l'opera il che implicherebbe che la ditta debba metterci di tasca propria 1,2 milioni di euro.

La materia, insomma, appassiona perché la delusione è tanta.
Si attendono spiegazioni convincenti ed inconfutabili.

(Foto: Fabrizio Santamaita ) 17/02/2009 8.27



[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=19234]L'ARTICOLO DI IERI[/url]

[pagebreak]

DALLA VEGLIA ALL'INCHIESTA SULL'OPERA: ANCORA REAZIONI

L'Associazione culturale “La Radice” invita la cittadinanza, oggi martedì 17 Febbraio, a partire dalle ore 18, a recarsi in piazza della Rinascita (“piazza Salotto”) per «prendere visione e rendersi conto dello scempio e dello sperpero di soldi voluta da sindaco D'Alfonso».
Ieri intanto il centrodestra ha chiesto una indagine interna per capire cosa non abbia funzionato e studiare eventuali azioni e risarcimento con l'individuazione delle responsabilità.
L'assessore Marchegiani è tranquilla:«prendiamo atto dell'impegno e della serietà della ditta Clax Italia, esecutrice dell'opera d'arte, che si è detta pronta a ripristinarla, per non privare la città di un lavoro così importante e tecnicamente innovativo. La città ha avuto l'opera a costo zero, grazie al positivo coinvolgimento di importanti forze economiche che hanno sostenuto i costi di realizzazione come la Caripe, la Lafarge Adriasebina e la stessa Clax Italia».
«A margine del diluvio di sacrosante critiche che pioveranno sull'amministrazione di centrosinistra dopo il danneggiamento della Scultura Huge Wine Glass, auspichiamo che la stessa amministrazione voglia immediatamente correre ai ripari assumendo tutte le opportune azioni contro l'architetto giapponese». Ha detto invece Alessio Di Carlo, Presidente di Abruzzo Liberale.
«Al di là delle critiche riguardo a costo ed opportunità di una simile opera - ha spiegato Di Carlo - è inconcepibile che una struttura destinata a restare all'aria aperta per decenni, dopo appena due mesi, si danneggi in maniera tanto grave. L'accaduto - spiega Di Carlo - lascia emergere una evidente responsabilità di Toyo Ito che - o in fase progettuale o in quella di supervisione di quella realizzativa - ha generato il disastro odierno».
«Torniamo a porre l'obiettivo sulla magnanimità di coloro che hanno finanziato opere nel comune di Pescara», commenta invece l'associazione Terra Nostra, «se, d'altro canto potrebbe essere vero, la gratuità di tali opere non pesano sul bilancio comunale ci chiediamo perchè l'amministrazione non ha approfittato di tali "benefattori" per farsi finanziare opere "concrete" quali la ristrutturazione del sistema fognario oppure l'implementazione di sistemi fotovoltaici oppure la realizzazione di banchine di protezione della spiaggia dalle maree. L'elenco delle opere utili sarebbe lungo. La Lafarge ha ottenuto con questa donazione (sottolineiamo donazione)», dice ancora l'associazione Terra Nostra, «un doppio favore: il primo è la riconferma ad operare sul sito attualmente in uso ed il secondo favore è di natura fiscale in quanto la donazione sarà dedotta dalle imposte. Stesso discorso potremmo farlo per gli altri "benefattori di minoranza" di tali opere».
17/02/2009 10.01