Il documento integrale. Avvelenamento dell'acqua: 27 richieste di giudizio

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Il documento integrale. Avvelenamento dell'acqua: 27 richieste di giudizio
PESCARA. Sono 27 le richieste di rinvio a giudizio per lo scandalo legato all’avvelenamento delle acque e del terreno a Bussi. La notizia era nell'aria da alcuni giorni dopo che si era appreso che Donato Di Matteo era uscito dall'inchiesta. Ma i nomi degli imputati non erano noti. * LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO: SCARICA IL DOCUMENTO INTEGRALE (da L’Espresso) * L'INCHIESTA DI PrimaDaNoi.it del 2007
Oggi c'è la certezza, dopo che il settimanale l'Espresso, in un articolo di Primo Di Nicola, ha pubblicato il file integrale della richiesta di rinvio a giudizio per i presunti responsabili di uno degli scandali più grossi d'Abruzzo.
Il pm Anna Rita Mantini -che chiede il processo dopo aver preso in mano l'inchiesta condotta da suo collega Aldo Aceto- parla di «disastro ambientale di immani proporzioni» che riguarda «l'intero suolo e sottosuolo (anche profondo, comprese, ovviamente le falde di cui al capo d'imputazione che precede)».
Il pubblico ministero parla anche di «una sistematica attività di illecito interramento/smaltimento di rifiuti prodotti dai cicli produttivi degli stabilimenti per quantità pari a centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti, con grave compromissione della salubrità dell'ambiente così pesantemente, diffusamente ed irreversibilmente inquinato dalla presenza di composti organici clorurati, mercurio e piombo».
E adesso sarà il gup nel corso dell'udienza preliminare (la data non è stata ancora fissata) a decidere se un processo dovrà esserci.

I 19 DELLA MONTEDISON

Tra le 25 persone per cui è stato richiesto il rinvio a giudizio ci sono 19 tra responsabili, direttori, vice direttori, amministratori delegati della Montedison che si sono avvicendati nel corso degli anni.
L'accusa per loro è di avvelenamento delle acque destinate all'uso umano (pene che prevedono un massimo di 15 anni e nei casi più gravi l'ergastolo) e disastro ambientale doloso in concorso. Tutti e 19 erano stati iscritti nel registro ( come PrimaDaNoi.it aveva già riportato a maggio 2008) e per tutti il pm Mantini ha chiesto il processo.
Si tratta di Guido Angiolini, amministratore delegato pro tempore di Montedison (2001-2003) e di "Servizi Immobiliari Montedison Spa" e "Come Iniziative Immobiliari Srl"; Carlo Cogliati, amministratore delegato pro tempore di Ausimont; Salvatore Boncoraglio, responsabile Pas della sede centrale di Milano; Nicola Sabatini, vice direttore pro tempore della Montedison di Bussi (1963-1975); Nazzareno Santini, direttore pro tempore della Montedison/Auusimont di Bussi (1985-1992); Carlo Vassallo, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1992-1997); Domenico Alleva, responsabile tecnico della terza discarica; Luigi Guarracino, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2002); Giancarlo Morelli, responsabile Pas (Protezione ambientale e sicurezza) dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2001); e poi Camillo Di Paolo (responsabile protezione ambientale e sicurezza Bussi); Maurilio Aguggia (responsabile protezione ambientale e sicurezza sede centrale Milano); Leonardo Capogrosso (coordinatore dei responsabili dei servizi di protezione ambientale); Giuseppe Quaglia (responsabile laboratorio controllo e analisi stabilimento di Bussi); Maurizio Piazzardi (perito chimico); Giorgio Canti (responsabile protezione ambientale e sicurezza); Luigi Furlani (responsabile protezione e sicurezza ambientale); Alessandro Masotti (responsabile sicurezza ambientale); Bruno Parodi (responsabile sicurezza ambientale); Bruno Migliora (manager Montedison/Ausimont).

LE QUATTRO DISCARICHE

Secondo la ricostruzione della Procura, infatti, le indagini avrebbero portato alla luce comportamenti «dolosamente omissivi».
Le discariche abusive proliferavano intorno all'azienda che ha fatto la storia e la sfortuna di Bussi. Tutto si sarebbe svolto creando un enorme danno e senza che nessuno ponesse il benchè minimo freno.
E le discariche fin'ora venute alla luce sono quattro.
La prima venne utilizzata dal 1963 al 1972 sul terreno ora di proprietà della "Come iniziative immobiliari" (Montedison Edison). Si tratta della mega discarica abusiva più grande d'Europa che è saltata fuori 12 mesi fa.
Dimensioni gigantesche: circa 165 mila metri cubi di rifiuti a 20 metri di distanza dalla sponda destra del fiume Pescara (località Tre Monti, valle della Pola).
Era qui che avveniva lo smaltimento «illegale e sistematico di ogni genere di rifiuti», ricostruì il pm Aceto e riconferma il pm Mantini che ha preso il suo posto, «soprattutto le così dette "peci clorurate" ovvero residui derivanti dalla miscelazione del cloro con il metano». E fino al 1963 c'erano anche i rifiuti che venivano scaricati direttamente, allo stato liquido nel fiume.
La seconda e la terza discarica sono in totale di circa 50 mila metri quadrati. Sono state concepite più a monte rispetto all'insediamento industriale. Qui, in contrasto con l'autorizzazione regionale e fino all'aprile del 1990, sono stati smaltiti rifiuti tossico nocivi contenenti mercurio, piombo, zinco, tetracloroetilene, idrocarburi leggeri e pesanti.
La quarta discarica è adiacente alle due precedenti: costruita negli anni 60 «del tutto abusivamente» è di circa 30 mila metri quadri. Qui venivano smaltiti «in modo indifferenziato» tutti i rifiuti prodotti dai processi di lavorazione del polo chimico.

LE RELAZIONE PER PLACARE GLI ANIMI

Ma non solo. I 19 imputati, secondo il pm avrebbero compiuto anche «azioni dolosamente omissive e commissive, a cagionare e/o comunque a non impedire, consapevolmente,
l'ulteriore aggravarsi di un evento che avevano l'obbligo d'impedire»

E' dal 1994, infatti, che l'accusa fa risalire la «strategia di impresa» per dribblare così l'obbligo di porre un rimedio alla situazione disastrosa che si era venuta a creare.
E come si fa? «Si rappresenta una realtà ambientale distorta rispetto alla realtà».
Nel marzo del 2001 Luigi Guarracino, direttore pro-tempore dello stabilimento (lo sarà dal 1997 al 2002) presentò un piano di caratterizzazione redatto in teoria in ossequio ai decreti ministeriali in cui si gettava acqua sul fuoco e si sosteneva che non c'era alcun rischio per l'esterno.
«L'inquinamento non esce», «non c'è emergenza», «occorre non spaventare chi non sa», erano le parole d'ordine, come si legge nei documenti organizzati ad arte.
Si tratta, però, secondo l'accusa di «tutte indicazioni fondate e supportate da dati parziali, frutto di dolose manipolazioni, soppressioni e modifiche».
Il fine era solo uno: «occultare la pesantissima e compromessa situazione di inquinamento del sito industriale» e il fatto che «persino le falde acquifere più profonde e gli stessi pozzi di captazione dell'acqua potabile (2 km più a valle) erano interessati da quel fenomeno».

IL RUOLO DELL'ATO E DELL'ACA


Il pm Mantini ha chiesto il rinvio a giudizio anche per Giorgio D'Ambrosio, ex presidente Ato, Bruno Catena, ex presidente Aca, Giovanni Di Bartolomeo, direttore generale Aca, Lorenzo Livello, direttore tecnico Aca, Roberto Rongione, responsabile Sian Asl di Pescara.
Per loro l'accusa è quella di somministrazione di sostanze adulterate e avvelenamento di acqua.
«In tempi diversi ed anche indipendentemente l'uno dall'altro», ha scritto Mantini, «concorrevano a somministrare per il consumo, immettendole nella rete acquedottistica, le acque destinate all'alimentazione umana emunte dai pozzi e contaminate da sostanze altamente tossiche per la salute umana».
E secondo l'accusa, così come avevano spiegato nei mesi scorsi le associazioni ambientaliste, gli enti sapevano i rischi ma «avrebbero omesso di accertare le cause» e omesso «qualsiasi provvedimento idoneo finalizzato al ripristino della qualità delle acque».
D'Ambrosio, Feliciani, Sergio Franci, direttore dei Lavori e Roberto Angelucci, ex sindaco di Francavilla e ex vice presidente del Cda dell'Ato devono rispondere anche dell'accusa di turbata libertà degli incanti.
«Nella loro qualità di pubblici ufficiali», si legge sempre nella richiesta di rinvio a giudizio, «mediante mezzi fraudolenti impedivano la gara per l'aggiudicazione dei lavori di fornitura e posa in opera di un terzo gruppo filtrante da realizzare a Castiglione a Casauria avvantaggiando ingiustamente Cascini Group S.n.c. Di Pianella », comune dove D'Ambrosio è sindaco.

a.l. 13/02/2009 16.03