Domani sciopero a Bussi. Acerbo:«le industrie sfuggono alle loro responsabilità»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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BUSSI. Domani, a partire dalle 8, i sindacati Filcem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil, e le rsu, incroceranno le braccia per otto ore e scenderanno in piazza a Bussi (Pescara) contro la chiusura di Evonik Medavox e la dismissione del polo chimico.
La partenza del corteo e' prevista alle 9 da Piazza Primo Maggio per confluire alle 11 a Piazzale Elettrochimica 1.
A seguire e' previsto l'intervento dei sindacati.
Nicola Primavera, segretario Filcem-Cgil, ha sottolineato che con la chiusura degli impianti di acqua ossigenata e di percarbonato, 86 lavoratori hanno perso il lavoro, «che- ha detto- si aggiungono ai 96 lavoratori licenziati dalla Solvay e ai 50 dell'indotto»- e ha parlato «di serio pericolo per il futuro di tutto il polo chimico. Questa - ha aggiunto - e' una vertenza emblematica del disastro industriale in cui rischia di ritrovarsi la nostra regione».
Primavera ha annunciato poi che il 13 febbraio, alle 15.30, incontreranno l'assessore regionale Alfredo Castiglione e che hanno chiesto un incontro anche al presidente del consiglio regionale Nazario Pagano e ai capigruppo alla Regione.
Da parte sua Aurelio Franceschelli, segretario Femca-Cisl, ha messo in evidenza il problema della sicurezza degli impianti e ha lanciato un appello alle istituzioni affinche' evitino che «le aziende smantellino gli impianti per portarli all'estero. Questo - ha aggiunto - significherebbe la chiusura totale del polo chimico di Bussi».
Infine per Gianni Cordesco, segretario Uilcem-Uil, «ci deve essere una inversione di tendenza. E' necessario un nuovo piano industriale e salvaguardare questi impianti e considerarli strategici: solo in questo modo potremo avere un futuro».

Ed una lettera al presidente della Regione Gianni Chiodi è stata inviata oggi dal consigliere di Rifondazione,Maurizio Acerbo.
Il consigliere ricorda come vi sia il rischio che entro il mese di giugno l'intero Polo Chimico vedrà la presenza di soli 50 lavoratori.
Eppure per anni il sito di Bussi ha rappresentato l'unica grande realtà industriale del territorio dell'alta Val Pescara, ora dopo più di cento anni si decide di smantellare questa Industria senza che ci sia stato mai un deciso intervento del Governo Regionale per tutelare questo territorio.
«Va inoltre considerato», scrive Acerbo, «come al danno della perdita di posti lavoro, si aggiunge la beffa di un disastroso inquinamento. A Bussi difatti è stata trovata la più grande discarica di rifiuti Tossici d'Europa, con il conseguente, così come ampiamente riportato anche dalla stampa nazionale, inquinamento delle falde acquifere che servono oltre 400 mila cittadini della Val Pescara. La sensazione di voler sfuggire alle proprie responsabilità da parte dei Gruppi Industriali presenti nel sito di Bussi è evidente.
Tutto ciò non deve essere permesso, la invito quindi a mettere in campo urgentemente tutte le iniziative possibili per salvaguardare l'occupazione nel Polo chimico di Bussi e per impedire la chiusura degli Impianti».
Nell'incontro con il Ministro Scajola previsto per il 24 di febbraio, oltre alle altre grandi vertenze della Regione, la situazione di Bussi «deve avere il massimo di attenzione», propone Acerbo.
«Nello stesso tempo», si legge ancora nella lettera, «le chiediamo di adoperarsi immediatamente perché sia finalmente deliberato il riconoscimento di “Area di Crisi”da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, come già deciso nella D.G.R. n. 471 del 21/05/2007. Condizione essenziale, insieme al già approvato riconoscimento di Sito di Interesse Nazionale, per consentire la bonifica del territorio e la reindustrializzazione dello stesso».

11/02/2009 14.36