Sequestrato il cantiere del "Fuenti" di Francavilla. Quattro avvisi di garanzia

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

9543

Sequestrato il cantiere del "Fuenti" di Francavilla. Quattro avvisi di garanzia
FRANCAVILLA. E’ stato bloccato il cantiere del “Fuenti” di Francavilla, l’albergo sulla spiaggia, nuovo simbolo di ecomostro nostrano. Mentre il Fuenti, quello originale, dopo un trentennio di mostra di sé è stato abbattuto, questo abruzzese cresce veloce… * LA DITTA:«CI SONO LE AUTORIZZAZIONI. NON ABBIAMO OCCUPATO IL DEMANIO»
Fino a ieri pomeriggio quando il Comune ha notificato un ordine di sospensione immediato alla ditta esecutrice dei lavori.
Un provvedimento voluto dall'amministrazione comunale, chiaramente “cautelare”, vista anche l'indagine in corso aperta dopo gli esposti che mira a marcare una sorta di distinguo che vuole tagliare con il passato. Quello recentissimo della amministrazione Angelucci che di fatto ha concesso permessi e avallato modifiche urbanistiche tra mille dubbi ed almeno un errore procedurale.
Questa mattina invece c'è stata una visita di carabinieri, vigili urbani e Direzione marittima di Pescara in veste di polizia giudiziaria, coordinati dalla procura di Chieti, per il sequestro del cantiere. Segno evidente che gli esposti presentati non sono caduti nel vuoto anzi sono stati raccolti dal pm Di Stefano.
Dopo la sospensione "cautelativa" di ieri pomeriggio da parte del Comune, il sequestro di oggi che è vero e proprio atto giudiziario, una misura cautelare reale, per una ipotesi di reato che dovrebbe essere quella di abuso edilizio.
Contestualmente al sequestro sono stati consegnati anche quattro avvisi di garanzia a Fernando Di Paolo, nato il 4-10-56 a Tortoreto, residente a Monaco, titolare della ditta proprietaria dell'opera, Marcello Morrone, nato il 15-01-58 a Chieti, Rocco Antonucci, nato il 22-07-51 Francavilla al mare, progettista dell'opera, e Luciano Felicioni, nato il 31-03-52 di Tortoreto, titolare della ditta costruttrice.
Il provvedimento del Comune invece è stato firmato dal dirigente del comune, Chiola, ed è stato notificato ieri pomeriggio al direttore dei lavori presso il cantiere ed è arrivato a conclusione di una procedura di "rivisitazione del permesso di costruire".
Il motivo dell'immediata sospensione sembrerebbe imputabile alla incompleta documentazione del permesso di costruire fornita dal progettista.
Infatti, come scoperto dall'architetto Gianluigi D'Angelo -che mesi fa spiegò tutto a PrimaDaNoi.it- il nulla osta dell'Agezia delle Dogane di Pescara e della Capitaneria di Porto di Ortona non è mai stato rilasciato. Eppure il documento era una condizione fondamentale per poter iniziare a costruire. Una dimenticanza che potrebbe inficiare la procedura e che di fatto per ora ha bloccato il cantiere.
«Evidentemente», ha aggiunto D'Angelo, «la dichiarazione fornita dal progettista e direttore dei lavori, architetto Antonucci, non è stata ritenuta soddisfacente in quanto la variante al piano regolatore del settore 15L è stata giustamente ritenuta "sostanziale" in quanto si trasformano aree non edificabili in edificabili e pertanto l'autorizzazione preventiva riguardo il Demanio Marittimo del Piano Regolatore doveva essere vagliata nuovamente dalle suddette autorità».
Cavillo tecnico, certo, che però potrebbe costare caro alla ditta costruttrice e a chi dovesse essere ritenuto responsabile della svista.
«Attendiamo fiduciosi sviluppi ulteriori, anche riguardo l'esposto delle varie associazioni ambientaliste», ha detto Edvige Ricci che tra gli altri ha firmato uno degli esposti. Intanto il Codacons si sta muovendo chiedendo una nuova rilevazione del confine demaniale, infatti ci sarebbero anche dubbi circa il fatto che l'edificio sia stato costruito in parte su aree demaniali.
«Ci si domanda», ha spiegato D'Angelo a PrimaDaNoi.it, «come sia potuto accadere che un'area inedificabile con un vincolo naturalistico A2 si sia trasformata in un'area edificabile B2 e questo addirittura andando in contrasto con L.765/67, D.M.1444/68 riguardo gli standard minimi urbanistici».
Infatti, la legge obbliga i Comuni a rispettare, nella redazione dei loro piani, gli standard minimi (verde pubblico, parcheggi, servizi...) eppure ancora prima della variante, il Prg del Comune di Francavilla già non rispettava questi standard, le successive redazioni e varianti di Piano avrebbero addirittura peggiorato la situazione. Risultato: sempre meno aree verdi, sempre più cemento, sempre meno parcheggi.
Sarà ora la magistratura a verificare le norme e la loro applicazioni e a verificare anche se per caso, per far quadrare i conti, non siano state conteggiate anche aree “di comodo” come per esempio giardini privati come “verde pubblico”.
Pare infatti che la parola magica sia "densità edilizia" che prescrive appunto parametri rigidi invalicabili. Eppure qualcosa è andato storto. Per ora il cantiere si blocca il resto si vedrà.

11/02/2009 11.22

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/news2/article.php?storyid=191]GLI ALLARMI LANCIATI DA PDN[/url]
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=17718]IL PROGETTISTA OGGI INDAGATO CI AVEVA ACCOLTO COSI'[/url]

[url=http://it.wikipedia.org/wiki/Hotel_Fuenti]LA STORIA DEL FUENTI ORIGINALE, MODELLO DI ECOMOSTRO[/url]

[pagebreak]

LA DITTA:«ABBIAMO AUTORIZZAZIONI. NON ABBIAMO OCCUPATO IL DEMANIO»

FRANCAVILLA AL MARE. La società Abruzzo Property & Resort srl proprietaria del cantiere sequestrato questa mattina “Residence Le Vele”, in una nota «prende atto del sequestro effettuato questa mattina dall'autorità giudiziaria».
La società che fa capo a Fernando Di Paolo si dice «serena» perché le motivazioni addotte nella ordinanza di sequestro «si riveleranno infondate», poiché la società «ha ottemperato a tutte le richieste del Comune di Francavilla al Mare, ed è in possesso delle necessarie autorizzazioni amministrative per l'esecuzione dei lavori nel rispetto delle normative edilizie e delle previsioni del Piano Regolatore vigente, per la costruzione di un residence turistico su un area edificabile».
«L'intervento immobiliare citato», si legge ancora nella nota della società, «è eseguito in conformità di un Piano Particolareggiato previsto dal Piano Regolatore approvato nel 1998 che già prevedeva una destinazione edificatoria nell'area, e che ha già ricevuto il nulla osta della competente Capitaneria di Porto ex articolo 55 il 19 ottobre 2001. Occorre doverosamente precisare che non abbiamo occupato alcuna area demaniale essendo il cantiere situato all'interno del perimetro della recinzione storica di riferimento del terreno, facilmente individuabile sia dai termini ancora esistenti sia dagli allineamenti dei recinti dei fabbricati circostanti, come per altro risulta evidente dalle planimetrie catastali. Fiduciosi nell'operato della magistratura, riteniamo che si farà presto chiarezza e che i circa 70 operai impegnati nel cantiere potranno tornare al lavoro».

11/02/2009 18.03

LA SODDISFAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI.

Dopo il sequestro è tanta la soddisfazione delle associazioni ambientaliste e dei consumatori che per mesi hanno lavorato tra le difficoltà. Il loro lavoro è sfociato in alcuni esposti. Tra i primi quelli firmati da Edwige Ricci di Miladonnambiente e Codici risalenti allo scorso mese di giugno.
Poi a gennaio 2009 l'ultimo esposto più dettagliato con la ricostruzione delle carte e la procedura carente.
«Non ci siamo fermati dinanzi a chi ci diceva che tutto era in regola, ai quintali di carte e alle autorizzazioni regionali», ha commentato Ricci, «abbiamo ritrovato i vincoli del 1967, abbiamo fatto il giro di Capitanerie di Porto, Agenzie del Demanio e uffici demaniali della Regione, abbiamo chiesto informazioni alla Provincia di Chieti, perché mai potevamo rassegnarci all'idea che nel 2008 si potesse concedere a qualcuno di edificare ben 4 (quattro) palazzi sulla sabbia, 70 appartamenti in spiaggia. Abbiamo scritto lettere ed esposti alla magistratura, sulla base di ciò che man mano venivamo a conoscere, e con quegli elementi chiesto e partecipato ( fino a venerdì scorso) a due ampie e serrate discussioni con tecnici, sindaco e assessori del Comune di Francavilla, chiedendo e dando elementi per la sospensione dei lavori in corso, insieme ad esponenti delle associazioni ambientaliste di Francavilla».
L'ultimo esposto è stato firmato da Edwige Ricci, Giancarlo Pelagatti, Giovanni Damiani, Paola Barbuscia, Mariella Saquella.
Una parte rilevante l'ha giocata anche il Codacons con il presidente regionale Foglietti.

11/02/2009 16.06