Inchiesta D'Alfonso, le prove della Procura frenano i difensori

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Inchiesta D'Alfonso, le prove della Procura frenano i difensori
PESCARA. Meglio non andare oltre. Meglio attendere. Il legale di Fabrizio Paolini, l'ex autista di D'Alfonso sospeso dall'esercizio dei pubblici uffici nell'ambito dell'inchiesta su presunte tangenti negli appalti pubblici al Comune di Pescara, ha rinunciato a presentare istanza al tribunale del Riesame dell'Aquila contro il provvedimento del gip Luca De Ninis.
L'avvocato Femminella di Chieti, che aveva annunciato il ricorso ha preferito non percorrere più quella strada.
Paolini, autista-factotum del sindaco Luciano D'Alfonso, secondo l'accusa era stipendiato dal patron di Air One, Carlo Toto e guidava un'auto intestata alla ditta: tra il settembre 2004 e il dicembre 2006, sarebbe stato regolarmente stipendiato dall'impresa Toto Spa.
Il motivo della marcia indietro nella strategia difensiva sarebbe riposto nel corposo scritto che il pm Gennaro Varone ha depositato allo stesso tribunale per motivare le ragioni dell'accusa e dunque della interdizione comminata dal gip.
Nello scritto sarebbero emersi ulteriori elementi di prova non presenti nella ordinanza di custodia cautelare firmata il 15 dicembre scorso che ha portato all'arresto di Dezio, D'Alfonso e De Cesaris, l'imprenditore legato ad alcune ditte che hanno lavorato moltissimo nell'era D'Alfonso.
Nuovi elementi che probabilmente sono emersi nell'attività frenetica di investigazione che ancora continua a due mesi dall'arresto eccellente e che starebbe disvelando molti nuovi particolari dell'intreccio tra i vertici di palazzo di città e una moltitudine di imprenditori che a vario titolo avrebbero ottenuto benefici aggirando o violando le regole.
Molti indizi sarebbero emersi anche dalle ricognizioni bancarie a carico di decine di persone.
Sarebbero almeno una ottantina le persone "attenzionate" nella vasta indagine che ora rischia ulteriormente di allargarsi per effetto della riunione di diversi faldoni ed indagini come quella sulla urbanistica avviata dal pm Aldo Aceto. Quella che la procura sta tentando di fare è la ricostruzione di una vasta e complicatissima ragnatela di rapporti e di relazioni personali ed economiche.

Ma è proprio sulla posizione dell'autista factotum che sarebbero emerse nuove prove in seguito agli imput che lo stesso aveva dato in sede di interrogatorio di garanzia, risposte che chiaramente non avevano convinto il giudice De Ninis.
Infatti alla domanda rivoltagli sul motivo per cui aveva nella sua disponibilità una vettura di alta cilindrata (Alfa Romeo 166) intestata alla ditta Toto, Paolini aveva risposto che l'imprenditore -oggi a pieno titolo nella nuova avventura di rilancio dell'Alitalia- si era «impietosito» per il tipo di vettura che utilizzava il giovane per andare in giro (una Fiat Panda), e che quindi aveva voluto fargli dono. Un dono che era stato apprezzato tuttavia anche dal primo cittadino D'Alfonso poiché utilizzava sia la macchina sia lo stesso autista per i suoi spostamenti. Un ingiusto vantaggio che per la procura sarebbe un altro modo di pagare tangenti.
Paolini nel suo interrogatorio ha confermato di non aver mai osservato alcun orario di lavoro presso le imprese del gruppo Toto, nonostante un incarico di collaborazione legale lo volesse vincolato al gruppo, di non aver mai prodotto alcun elaborato scritto o altre attività documentabili in adempimento dell'incarico di consulenza, di aver continuato a recarsi presso il Comune di Pescara in qualità di «semplice volontario» e soprattutto di essere stato in definitiva «beneficiato» da Toto «come forma di investimento su un giovane promettente e volenteroso».
Ulteriori riscontri avrebbero poi avvalorato la tesi del pm tanto da far rinunciare al difensore a ricorrere contro il provvedimento che in fondo irroga una lieve misura cautelare.
Nella maxi inchiesta anche l'imprenditore teatino e suo figlio Alfonso sono indagati con l'accusa di corruzione aggravata e continuata (in concorso con D'Alfonso, Guido Dezio, e il factotum Fabrizio Paolini)
per aver elargito al primo cittadino «cifre accertate», che si ritengono «date in cambio di atti amministrativi favorevoli ai quali non avrebbero avuto diritto». Ma all'orizzonte si intravede un nuovo scandalo per un appalto pilotato: quello che riguarda la Mare-Monti. 

09/02/2009 17.26