Sorgentone: «la diga uno scempio da sopportare per un altro decennio»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Sorgentone: «la diga uno scempio da sopportare per un altro decennio»
PESCARA. Il dragaggio del porto di Pescara non porterà mai benefici definitivi. Ogni tot mesi sarà necessario ripetere l'operazione.
La cosa era nota da molto tempo ma il presidente della Commissione Ambiente Mario Sorgentone lo ha scritto a chiare lettere al presidente Gianni Chiodi e al direttore dell'Unione degli Undistriali Luigi Di Giosaffatte.
L'obiettivo è quello di trovare soluzioni alternative almeno per bloccare le ingenti spese che si devono sostenere puntualmente per riparare l'irreparabile.
Una soluzione ipotizzata da Sorgentone potrebbe essere la costituzione di un consorzio misto tra Enti Pubblici e privati per l' acquisto di una o più draghe, «per diminuire i costi ed ottimizzare il servizio di dragaggio», o la realizzazione di un impianto per lo smaltimento, trattamento e riciclaggio dei fanghi di dragaggio, con recupero dei materiali, quali granulato ed argilla, largamente utilizza nelle costruzioni e nelle impermeabilizzazioni.
«Il coinvolgimento dell'Unione Industriali potrebbe essere risolutivo, tenendo conto della scarsità di simili impianti oggi in Italia», spiega Sorgentone.
Già, perché nonostante si capisca bene l'inutilità dei lavori a lungo raggio «il dragaggio del porto di Pescara è sicuramente un provvedimento urgente ed indifferibile», commenta il presidente, «pena la paralisi di gran parte delle attività connesse alla pesca e ai trasporti marittimi».
Il presidente della Commissione Ambiente esprime anche il suo rammarico per il ritardo accumulato in questo ultimo anno, «ma è importante sottolineare», continua, «che il problema del dragaggio sarà sempre più impellente nei prossimi anni e destinato ad accentuarsi, se non si affronteranno le locali emergenze ambientali del nostro tempo».
Tra le priorità che indica Sorgentone ci sono il risanamento del fiume Pescara e la rimodulazione della diga foranea.
«Il fiume», spiega il presidente, «oltre che apportare un alto tasso di inquinamento, è privo ormai di aree di espansione, quasi tutte sacrificate in nome dell'urbanizzazione e dello sviluppo, con la rettifica degli argini, la cementificazione, l'estrazione dei materiali, il depauperamento della flora».
Tutti i guasti causati lungo i 320 km del fiume Aterno-Pescara «si ripercuotono sulla foce, con accumulo di materiali lapidei, argillosi e limosi», assicura Sorgentone. «Pertanto il dragaggio sarà sempre una necessità. La diga foranea, realizzata con tanti proclami e speranze, si è rivelata un clamoroso disastro ambientale, soprattutto per l'insabbiamento e la riduzione dei fondali, oltre che per lo stravolgimento dell'ecosistema marino».
Ma per risanare il fiume e dare un diverso assetto alla diga foranea occorrono ingenti finanziamenti e tempi notevolmente lunghi.
«Dovremo pertanto convivere, per almeno qualche decennio», dice Sorgentone amareggiato, «non solo con il problema dragaggio ma anche con lo smaltimento dei fanghi, dal momento che difficilmente sarà possibile per il futuro continuare a sversarli in mare».
Il presidente della Commissione chiede di precorrere i tempi «ed individuare soluzioni alternative, coerenti ed efficaci».

06/02/2009 10.46



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