Sasi, Padullà: «ecco perché l' Isi sta sbagliando»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LANCIANO. «Le infrastrutture idriche fanno parte del demanio ai sensi dell'art.822 del codice civile e sono affidate in concessione d'uso gratuita al soggetto gestore del servizio idrico ai sensi dell'art.143 del Dlgs 152/2006».

E' il passaggio principale della nota recapitata ieri alla Sasi e alla Procura di Lanciano a firma dell'ingegner Pierluigi Caputi, direttore del Servizio Ciclo Idrico Integrato della Regione Abruzzo, che è intervenuto nella vicenda giudiziaria tra Isi e Sasi.
Nei giorni scorsi la Finanza aveva sequestrato una ingente mole di documenti, proprio dopo la denuncia scattata dall'Isi.
«Qualsiasi patto o contratto tra privati», si legge ancora nella nota, «ancorché società a totale capitale pubblico, che contenga accordi in contrasto con tali norme è da ritenersi nullo perché concluso in violazione di legge».
L'articolo 143 del decreto legislativo 152 del 2006 prevede infatti che «acquedotti, fognature, impianti di depurazione e le altre infrastrutture idriche fanno parte del demanio e sono inalienabili». La lettera di Caputi dunque ribadisce le ragioni che hanno portato la Sasi a non iscrivere nel bilancio 2007 della società le quote di ammortamento e il canone di affitto per la concessione delle reti.
Anche nella sentenza del tribunale di Lanciano che nel 2006 giudicò legittime le pretese della Isi per il pagamento dei canoni di concessione, il giudice Ciro Riviezzo in un passo sottolinea, riferendosi al decreto legislativo 152 che era stato approvato ma non ancora entrato in vigore, che il mutamento del quadro normativo legato alla nuova disposizione legislativa, avrebbe modificato i rapporti tra le 2 società.
«L'unico onere a carico della Sasi – precisa il presidente Gaetano Pedullà – è rappresentato dalle quote di ammortamento per i mutui contratti dai Comuni prima del 2003, anno in cui la gestione del servizio idrico è stata affidata alla nostra società. Per questa voce ogni anno la Sasi spende oltre 2 milioni e 500mila euro. Tra l'altro come gestore siamo tenuti a riconsegnare le reti in efficienza alla scadenza del contratto di affidamento. Per questo provvediamo ad una costante manutenzione degli impianti, che viene eseguita giorno per giorno con consistenti investimenti».
Ma Pedullà interviene sulla questione della tariffa applicata agli utenti, in cui sarebbe contenuta una quota relativa agli ammortamenti. «Mi sembra si tratti di un problema inesistente – continua il presidente – perché in realtà la Sasi non ha mai applicato le tariffe contenute nel piano d'ambito, che per 5 anni hanno subito una riduzione su iniziativa dell'assemblea dei sindaci. Una decurtazione quasi doppia rispetto all'incidenza della componente riferita agli ammortamenti dell'Isi».
Sul progetto di fusione per incorporazione della Sasi da parte dell'Isi, annunciato nei giorni scorsi dal presidente di quest'ultima società Patrizio D'Ercole, secondo Pedullà «pur restando questo tipo di decisioni prerogativa assoluta dell'assemblea dei sindaci, si tratta comunque di un'iniziativa singolare e intempestiva, in quanto l'attuale quadro normativo ha svuotato la società del patrimonio delle sue funzioni».
Prima di denunciare alla Procura, sostiene il presidente, «forse i vertici della Isi avrebbero dovuto informarsi meglio e riflettere su azioni che hanno dei costi che vanno a ricadere sulla collettività, oltre ad infangare l'immagine altrui e di una società che nel novembre 2007 ha ottenuto la gestione del servizio idrico per 20 anni, con il solo risultato di creare disorientamento e sfiducia nell'opinione pubblica».
05/02/2009 11.37