Rapagnà chiede giustizia per Libero Masi

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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NERETO. Pio Rapagnà ha scritto una lettera aperta al presidente della Corte d'Appello dell'Aquila per chiedere, ancora un volta, di far luce sull'assassinio dell'avvocato Libero Masi e di sua moglie.

Era il 2 giugno del 2005 quando l'avvocato di Nereto e sua moglie Emanuela Chelli vennero uccisi nella loro abitazione. A quasi quattro anni di distanza i responsabili sono ancora a piede libero. Torna sulla questione un vecchio amico della coppia Pio Rapagnà che da anni si sta battendo per far chiarezza sul caso.
«Più volte in questi terribili anni», ricorda Rapagnà, «ho cercato di sollecitare, incoraggiare e sensibilizzare chi di dovere, affinché fossero incrementati gli sforzi per un più rapido ed efficace accertamento della verità, al fine di dare giustizia alle vittime innocenti».
Rapagnà ricorda anche che il comandante Provinciale dell'Arma dei Carabinieri all'epoca dei fatti Colonnello Igino Izzo, che è stato tra i primi ad osservare la scena del delitto a Nereto ed a coordinare le primissime indagini, ha subito dopo il delitto lasciato il suo incarico a Teramo, «portandosi dentro un grande magone».
L'allora Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Teramo Cristoforo Barrasso, recentemente scomparso, «fu anche lui tra i primi ad arrivare, entrare all'interno della abitazione, osservare e descrivere dettagliatamente alcune ipotesi circa il movente e lo svolgimento presunto dei fatti, esaminare i primi riscontri documentali», continua Rapagnà, «per poi successivamente apporre la secretazione
degli atti e delle notizie, lasciò anche lui anticipatamente il suo ufficio». E il delitto non ha ancora un colpevole.

03/02/2009 10.14

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