Bloccati i ricoveri programmati al Ss. Annunziata di Chieti

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. La circolare, inviata a tutti i primari dal direttore sanitario di presidio, è l'estremo tentativo di tamponare con un pannicello caldo la crisi delle barelle nei corridoi.



CHIETI. La circolare, inviata a tutti i primari dal direttore sanitario di presidio, è l'estremo tentativo di tamponare con un pannicello caldo la crisi delle barelle nei corridoi.
Il blocco riguarda tutti i reparti dell'area medica: Cardiologia, Neurologia, Pneumologia, Geriatria e appunto Medicina.
Come detto, il provvedimento sembra preso più sull'onda delle polemiche contro l'operato del manager, a cui si fanno risalire le responsabilità per queste situazioni, che sulla scorta di una valutazione seria delle premesse e delle conseguenze di un tale provvedimento.
In realtà, infatti, questo blocco a furor di popolo rischia di avere conseguenze pesanti sul bilancio della Asl, il cui risanamento dev'essere riconosciuto al manager Maresca, troppo spesso incolpato per responsabilità non sue, viste le risorse a disposizione.
Oggi, però, il blocco può avere solo un effetto palliativo sulle barelle che passeranno da 20 a 10, ed invece una conseguenza disastrosa per la mobilità attiva e quindi per gli incassi della Asl.
I ricoveri programmati sono per la maggior parte di pazienti attirati dal Ss. Annunziata e dalle sue specializzazioni anche universitarie, oltre che dalle professionalità mediche degli ospedalieri: sono i ricoveri della mobilità attiva. Chiuderli significa perciò far diminuire questa mobilità, una delle voci positive del bilancio Asl.
Senza dire che comunque si va a toccare anche la continuità ospedale-territorio, visto che i medici di famiglia non avranno più la possibilità di interfacciarsi con il Ss. Annunziata.
Dunque un rimedio peggiore del male, sembrerebbe.
Non a caso, in questa polemica sulle barelle non si è mai sentita la voce di un primario universitario e tanto meno del rettore Franco Cuccurullo, che dirige anche lui un reparto. In pratica la barella sul corridoio è la certificazione dell'eccellenza dell'Ospedale che “tira”.
Ciò naturalmente non deve significare che è dignitoso lasciare un malato in queste condizioni. Significa solo che si deve superare lo scoglio della mancanza di personale, dopo il licenziamento dei precari, sia medici che infermieri.
Quello che stona in tutta la polemica sulla sanità che non funziona, e che rischia di far apparire solo strumentali le polemiche contro la Asl di Chieti, è il silenzio per vicende analoghe: ospedali di Penne, di Popoli, di Pescina, di Tagliacozzo o del teramano, di Casoli, di Atessa, di Gissi.

Sebastiano Calella 24/01/2009 12.37