Delitto Bomba: figli vittima chiedono riapertura indagini

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LANCIANO. Loro non si arrendono. I figli di Maria Antonietta Mastrangelo vogliono sapere come sia morta la loro mamma e dopo l’assoluzione dell’unica indagata (la nonna) chiedono la riapertura delle indagini.

Perché se adesso il caso sembra chiuso senza aver individuato i colpevoli i due figli chiedono che si continui ad indagare, che si ristudino le carte e gli indizi. Che venga dato un senso alla morte della signora Mastrangelo, uccisa in casa nel centro storico di Bomba l'11 febbraio del 2005. Un senso che sicuramente non esiste ma a questo punto solo l'individuazione di un colpevole può far trovare un pò di pace.
Così la figlia, il giorno dopo la sentenza di assoluzione per sua nonna, unica indagata, ha chiesto nuove indagini.
Martedì scorso il gup di Lanciano Francesca Del Villano Aceto ha assolto dall'accusa di omicidio volontario la madre della donna Maria Di Carlo, 73 anni, che era stata ritenuta principale indiziata dell'omicidio.
Ieri, però, la figlia della vittima, Daria Rapino, ed il fratello Marco - costituitisi parti civili nel processo concluso ieri - hanno chiesto attraverso il loro legale, Dario Rapino (padre dei due giovani), «la riapertura del caso in considerazione del fatto che durante le indagini sono emersi particolari sottovalutati dalla Procura e che riguardano le posizioni di altre persone inizialmente coinvolte nella vicenda, poi prosciolte».
Secondo il legale «nei tabulati telefonici compaiono chiamate inoltrate ai numeri di emergenza 112 e 113 dal telefono di una persona conosciuta agli investigatori e molto vicina a Mara. Telefonate che partono all'ora in cui risalirebbe la morte della Mastrangelo e proseguono fino al giorno dopo, poco prima la scoperta del delitto».
Ma sono anche altri gli aspetti da approfondire secondo i legali di aperte civile «forse - dicono - sottovalutati - per la concentrazione dei sospetti tutti sulla Di Carlo».
I legali di parte civile attendono ora il deposito delle motivazioni della sentenza poi chiederanno un incontro al neo procuratore di Lanciano Tullio Moffa per chiedere formalmente la riapertura delle indagini. Diversamente si rivolgeranno alla Procura Generale dell'Aquila per l'avocazione.
«Questa sentenza è un punto di partenza da cui riprendere le indagini per arrivare a stabilire la verità dei fatti», ha detto Daria.
«Accettiamo con serenità ma siamo convinti - ha concluso - che l'accertamento della verità sia dovuto non solo ai figli della vittima, ma rappresenti un dovere civico ineludibile».

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23/01/2009 7.48