Barista morto. L'amico: «è stato un incidente. Ho avuto paura e ho mentito»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ATESSA. Gli inquirenti credono alla tesi dell'incidente confessata dall'amico di Angelo Marcucci, il barista 27enne di Piazzano Atessa trovato con il cranio fracassato domenica mattina sotto la sua abitazione.
Come accertato dalla autopsia la morte è avvenuta per sfondamento del cranio che pare essere l'unica certezza rimasta intatta nelle due ricostruzioni contrastanti che hanno portato all'arresto di Daniele Perrucci, 26 ani di Montazzoli, poi scarcerato dopo due giorni.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri di Atessa, il giovane mentre si trovava in auto con l'amico Vincenzo Sfirri, 28 anni, di Atessa, avrebbe accusato un malore di ritorno da una discoteca di Lanciano e nello sporgersi dal finestrino dell'auto in corsa non si sarebbe accorto di un albero che si trovava sul ciglio della strada contro cui ha sbattuto violentemente il capo.
La nuova versione emerge dall'ennesimo racconto reso dall'amico Sfirri nei cui confronti il gip del Tribunale di Lanciano, Francesca Del Villano Aceto, ha disposto gli arresti domiciliari con l'accusa di omicidio colposo.
Era lui, infatti, a guidare l'auto sulla quale si trovava Marcucci, seduto sul sedile anteriore del passeggero.
Sfirri ha raccontato di non essersi reso conto dell'accaduto e di essersi accorto che l'amico era morto solo dopo averlo riaccompagnato a casa, intorno alle 5.30 del mattino.
Per la paura, però, non ha dato alcun allarme ed e' fuggito facendo ritorno a casa.
Cadrebbero così, secondo i riscontri trovati dagli inquirenti, i numerosi dubbi che pure erano sorti in seguito alla seconda versione.
Intanto non si è spiegato perché Sfirri abbia accusato Petrucci e per questo probabilmente dovrà rispondere anche di calunnia e di depistaggio delle indagini.
Inoltre se è vero che la vittima si è sentita male e si è sporta dal finestrino non avrebbe cacciato solo la testa fuori ma buona parte del busto. In caso contrario dovrebbero essere presenti segni evidenti di impatto sul lato destro dell'auto Fiat 500.
Rimane da spiegare come mai però proprio in virtù del fatto che l'amico si stava sentendo male e stava per dare di stomaco Sfirri non si sia immediatamente fermato, accostato sul ciglio della strada o quanto meno abbia rallentato.
Inoltre Sfirri ha raccontato di essersi accorto solo una volta a casa che l'amico fosse morto.
Nel frattempo però aveva sbattuto violentemente la testa contro un oggetto (forse un albero), il sangue aveva inondato la fiancata dell'auto, un rumore sordo dovrebbe averlo sentito distintamente il guidatore.
Ebbene Sfirri decide dopo tutto questo di continuare la sua corsa e di non dirigersi verso un ospedale ma verso casa dove abbandonerà l'amico quasi morto.
Non esisterebbe alcuna altra versione che vorrebbe invece ancora in piedi la tesi dell'omicidio (in questo caso volontario) e magari una ricostruzione ad arte di "un altro film" per arrivare alla contestazione di un reato con pene di gran lunga inferiori: l'omicidio colposo, appunto.

15/01/2009 11.32