Dossier, testimoni e case: indagine patrimoniale su Sabatino Aracu

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Dossier, testimoni e case: indagine patrimoniale su Sabatino Aracu
ABRUZZO. Quello che è apparso subito chiaro è che le dicerie che hanno visto al centro Sabatino Aracu nei mesi scorsi fossero generate da veleni interni a Forza Italia. Ora la procura starebbe per accertare se quelle dicerie corrispondano al vero.
Ci sono nuovi elementi emersi nell'ambito della maxi inchiesta sulla Sanità che ha portato in carcere Del Turco & co. I magistrati avrebbero avuto prima degli imput interessanti e poi qualche verifica che li avrebbe messi su una pista che potrebbe far protendere la procura di Pescara ad aprire una nuova inchiesta e trattarla separatamente da quella più ampia e per nulla attinente della sanità.
"Stralcio" in termini giuridici, "nuova grana" in termini spiccioli per il parlamentare del Pdl con velleità e obiettivi che ormai si allontanano sempre più (non è un mistero che Aracu volesse diventare presidente del Coni).
I primi di dicembre il primo atto alla luce del sole con un sequestro operato dalla finanza anche nello studio di Aracu, nel decreto -tra gli altri- si ordinava l'esibizione di atti inerenti la federazione di Pattinaggio con sede a Roma, dove i finanzieri sono pure andati.
Sembrerebbe che da un fatto giudicato marginale gli inquirenti si siano imbattuti in alcune coincidenze che li hanno spinti ad approfondire e, scavando scavando, starebbero emergendo incongruenze.
Quello che trapela a fatica dalla procura è che il pool di magistrati Trifuoggi, Bellelli, Di Florio starebbe facendo una ampia ricognizione a 360 gradi sull' attività e sul patrimonio del deputato di Forza Italia.
Al vaglio ci sarebbe la sua attività come rappresentante della federazione pattinaggio ma anche la sua attività di politico nell'ambito dei giochi del Mediterraneo dove tuttavia sarebbe emerso un suo ruolo marginale circa la gestione di appalti.
Sotto la lente di ingrandimento tutti i conti correnti, le carte di credito, le proprietà a lui intestate e quelle a lui riconducibili.
Una attività investigativa ampia che potrebbe essere stata aiutata da persone che nutrono per ragioni diverse, e non solo politiche, rancori e veleni verso Aracu.
Che si tratta di più spunti eterogenei anche la notizia che vorrebbe l'accertamento sull'acquisto di una casa in Sardegna della quale la procura vuole sapere tutto: soprattutto come sia stata pagata.
L'immobile appare un punto centrale soprattutto perché proprio tale proprietà sarebbe stata citata nel presunto dossier attribuito a Giancarlo Masciarelli, ex presidente Fira, arrestato nuovamente nell'ambito della inchiesta sulla Sanità, un dossier che dovrebbe ripercorrere le tappe del malaffare bipartisan della politica abruzzese con ripercussioni e legami che portano a Roma.
Sebbene Masciarelli abbia sempre negato di aver scritto tale dossier, il suo ex avvocato, l'istrionico Carlo Taormina, ha dichiarato più volte di averlo messo in cassaforte al sicuro.
Proprio dopo queste affermazioni lo stesso Taormina fu ascoltato dal procuratore Trifuoggi ed all'uscita l'avvocato affermò di non aver «potuto parlare».
Silenzio ufficialmente anche da parte di Masciarelli che sembra non aver fornito un grande aiuto alle indagini. Eppure qualcuno potrebbe aver dato indicazioni utili che hanno portato ad un filone almeno inatteso originariamente.
Nel dossier si farebbe riferimento ad Aracu e all'acquisto di una casa in Sardegna del valore di 2 milioni con soldi di tangenti.
"Verità" mai provate, né tanto meno subodorate, rilanciate però da una campagna di stampa portata avanti questa estate dal quotidiano Il Riformista che pubblico "per estratto" il presunto contenuto del fascicolo di memorie di Masciarelli.
Nella inchiesta sulla sanità Sabatino Aracu figura già come indagato perché «dopo la delibera che predisponeva la prima cartolarizzazione (14/12/2004)» Masciarelli avrebbe avanzato a Vincenzo Angelini di Villa Pini, la richiesta di 2 milioni di euro da girare ad Aracu «per l'acquisto di una casa in Sardegna» .
L'importo della tangente richiesta non venne consegnato perché Angelini rispose in malo modo.
E' chiaro che gli inquirenti si sono insospettiti ed hanno voluto sapere se la fantomatica casa esista davvero.
In caso affermativo sapere con quali soldi è stata acquistata.
Alla luce di quanto emerge risulta ormai chiaro come la visita di Petrucci e Pescante, i vertici nazionali del Coni (al quale appartiene la federazione del pattinaggio ma che ha un ruolo preciso anche nei Giochi del Mediterraneo) nei giorni scorsi in procura non possa essere considerata una coincidenza dovuta alla buona creanza.
E' molto più probabile che i vertici del Coni siano stati ascoltati come persone informate sui fatti per fornire eventualmente dettagli o carte utili alla procura.

13/01/2009 15.01

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