Costruzioni sulla spiaggia, gli ambientalisti inviano un esposto in Procura

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1455

Costruzioni sulla spiaggia, gli ambientalisti inviano un esposto in Procura
FRANCAVILLA AL MARE. Le associazioni ambientaliste Ecoistituto, Italia Nostra, Marevivo e Mila Donnambiente non si rassegnano e inviano un esposto alla magistratura sul caso dei 70 appartamenti in costruzione sulla spiaggia al confine tra Pescara e Francavilla.
L'esposto è stato inoltrato lo scorso 5 gennaio alla Procura di Chieti. I dubbi scritti nero su bianco sono quelli che aveva avanzato qualche settimana fa proprio PrimaDaNoi.it, grazie allo studio meticoloso di carte e documenti da parte di Gianluigi D'Angelo.
«Il Codacons», spiegano oggi le associazioni, «ci ha richiesto la verifica delle distanze dell'edificazione in corso dal demanio pubblico e abbiamo quindi segnalato alla magistratura le perplessità enormi nel frattempo nutrite di documenti e regole».
«Non solo», ricordano gli ambientalisti, «il permesso di costruire è stato rilasciato il 28 aprile 2008, l'ultimo giorno di servizio del sindaco uscente, ma quel permesso mancava del nulla osta della Capitaneria di Porto di Ortona e dell'Agenzia delle Dogane».
Inoltre si è scoperto che l'area in questione è sottoposta a vincolo «addirittura dal 1967 , per via di un Decreto di ben tre ministeri: Pubblica Istruzione, Marina Mercantile, Turismo e Spettacoli: "Dichiarazione di notevole interesse pubblico della zona litoranea di Francavilla al mare…». E' per questo che il Piano Paesistico della Regione Abruzzo classifica l'area con la destinazione A2- conservazione parziale. Ma nel 2004 «su richiesta del Comune di Francavilla, la Regione accetta di variare a B2 la destinazione urbanistica dell'area, rendendola quindi edificabile a uso turistico».
Ed è così che avviene il perfetto rovesciamento del decreto tri-ministeriale: «la zona, vincolata da tre ministri», attaccano le associazioni ambientaliste, «per "notevole interesse pubblico", viene perfettamente indirizzata al notevole interesse privato».
Le associazioni chiedono così alla magistratura «se non si ritenga opportuno, date le numerose e gravi infrazioni e procedure discutibili, disporre l'immediato sequestro del cantiere, per evitare che i tempi necessari all'accertamento dei fatti consentano di portare a compimento un danno definitivo "all'interesse pubblico", difficile da rimuovere».
Intanto i lavori vanno avanti.
09/01/2009 10.24

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=17602]LA NOSTRA INCHIESTA[/url]