Stoccaggio rifiuti. Ditta non in regola continua lavori: protestano i residenti

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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MONTESILVANO. Un accesso agli atti negato al Wwf dalla Regione non è l’unica anomalia di un caso che ha come oggetto due aziende di gestione rifiuti, la Itrofer srl e la Riab srl a Montesilvano, entrambe con un unico amministratore. L’AVVOCATO: «PIENO RISPETTO DELLE REGOLE»
La Riab srl si occupa di recuperare rottami ferrosi e metallici, la Itrofer srl esercita come centro di stoccaggio provvisorio per rifiuti speciali e tossico-nocivi (consistenti in oli minerali, batterie al piombo, materiali ferrosi e metallici).
Il Comune di Montesilvano, con un'ordinanza (n.225) del 28 settembre 2007, invitava il rappresentante legale della ditta Riab ad una serie di interventi. Ordinanza successivamente prolungata (n.300) al 3 marzo 2008: tempo 6 mesi e gli interventi sarebbero dovuti essere effettuati. Altrimenti, si legge nel documento «l'inottemperanza del presente ordine ingiunto è punita ai sensi dell'art.650 del Codice Penale», firmato Pasquale Cordoma.

«ODORI, RUMORI ED AMIANTO»

Si erano, infatti, constatate da parte del Comune una serie di carenze, «inconvenienti» igienico sanitari e rumori che superavano i limiti concessi, considerato che attorno alle due ditte vi sono diverse abitazioni, alcune costruite prima dell'istallazione delle due ditte.
Sia l'Arta, con relazione del 3 agosto 2007, la Ausl di Pescara, con relazione del 7 settembre 2007, poi con un sopralluogo del 2 agosto 2007, avevano effettuato misurazioni presso gli impianti delle due ditte. «Sono emerse carenze igienico-sanitarie con grave nocumento alla salute pubblica», è quanto si legge nell'ordinanza che riporta la relazione della stessa Asl.
Oltre l'abbattimento dei rumori molesti «percezione del rumore evidente in tutta l'area», si chiedeva nell'ordinanza di contenere le emissioni polverose diffuse sistemando «cumuli di materiali che producono polveri durante la movimentazione e fasi lavorative che possono produrre sollevamento di polveri» distanti rispetto alle abitazioni.
E utilizzare «sistemi di gestione che impediscano che i liquidi versati nella vasca (vasca di stoccaggio dei filtri e oli minerali esausti, ndr) siano continuativamente esposti all'aria aperta generando così l'intenso odore tipico dei rifiuti».
Nell'area circostante, cioè una zona abitata, è infatti percepibile «un odore tipico di materiale ferroso ossidato» e «un intenso odore di idrocarburi».
Non solo rumori ed odori, ma anche amianto presente «sia nelle strutture edilizie del capannone denominato B la cui copertura presenta diverse rotture macroscopiche e sia nel fabbricato destinato ad ospitare gli uffici».

INTANTO IL TEMPO PASSA...

Nel frattempo il Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti della Regione, Franco Gerardini, in una lettera scrive che «il 19 febbraio 2008 si teneva apposita riunione inerente le problematiche delle ditte Riab-Itrofer nel corso della quale si ribadiva che l'Azienda avrebbe dovuto ottemperare a tutti gli adempimenti previsti nell'Ordinanza del Comune di Montesilvano».
Nel frattempo però, l'ordinanza scade, e infatti la Ausl effettua un sopralluogo con relazione del 13 marzo 2008 , dieci giorni dopo la data di scadenza dell'ordinanza, dove , a quanto scrive Gerardini il 27 novembre 2008, si evidenziava che «la ditta aveva ottemperato solo parzialmente a quanto prescritto con le citate ordinanze n.225 e n.300 e che parte degli interventi erano in fase di attuazione».
Quindi, sostanzialmente, ad ordinanza scaduta non tutto quello prescritto era stato effettuato.
Passano i mesi, le ditte continuano ad esercitare la propria attività, e a settembre vengono convocate due riunioni presso il Comune di Montesilvano «per discutere le problematiche inerenti la ditta Riab» ma di cui «si è ancora in attesa di ricevere i relativi verbali», scrive il dirigente.
Intanto, sempre con un'ordinanza scaduta e sempre continuando a svolgere le proprie attività di gestione rifiuti, la Provincia di Pescara l'11 novembre diffida la Riab s.r.l. per un impianto «dall'esercitare l'attività di recupero rifiuti in procedura semplificata in violazione delle disposizioni tecniche e regionali indicate», continua Gerardini della stessa missiva. Con un termine di 30 giorni per conformare l'attività alle disposizioni della normativa.

...E L'ORDINANZA SCADE MA...

Dunque una diffida formale a novembre 2008.
E in tutti questi mesi, secondo le testimonianze di alcuni abitanti della zona limitrofa alle ditte, nè odori nè rumori sono diminuiti.
Ma l'ordinanza non era scaduta a marzo?
Siamo andati a chiederlo direttamente al dirigente dei lavori pubblici, l'ingegnere Bellafronte Taraborrelli, anche per sapere dove sono finiti quei verbali delle riunioni di cui parla la Regione.
«Le riunioni, a cui io ero presente», ci risponde il dirigente «si sono svolte in Comune con la Ausl, la Provincia e la Regione. L'avvocato della ditta Riab ci ha presentato i progetti per realizzare le prescrizioni dell'Arta, che per alcune cose, ha dato parere favorevole».
Ma, come mai se l'ordinanza è scaduta a marzo la ditta continua a lavorare? E chi ha il compito di far rispettare le ordinanze comunali?
«Probabilmente», risponde il dirigente, «ma non sono sicuro... dovrebbero essere, forse, gli organi di Polizia. Noi, Comune, non possiamo mettere i sigilli, non possiamo far chiudere».
Infatti, l'intestazione sull'ordinanza n.225, firmata dal sindaco, è quella del Comando della Polizia Municipale.
Abbiamo chiesto maggiore chiarezza anche a Cordoma riguardo quest'ordinanza scaduta, e non pienamente rispettata.
«C'è una documentazione, arrivata a dicembre (8 mesi dopo la data di scadenza dell'ordinanza, ndr), dove è chiarito che alcuni interventi sono stati messi in atto, ma sono procedure lunghe», spiega il sindaco.
Stando a quanto scritto nell'ordinanza firmata dal sindaco, dai rilievi della Asl «sono emerse carenze igienico sanitarie con grave nocumento alla salute pubblica».
«C'è stata una cattiva gestione del territorio», spiega Cordoma, «non da parte mia ma delle passate amministrazioni, hanno costruito abitazioni attorno a questa attività, che lì non può stare. Ma ormai non posso farla spostare, sa quanto mi costa? Io perdo un'attività, perdo degli introiti, non posso farli fuggire. Stiamo cercando di salvare il salvabile, non spetta al Comune far chiudere un'attività anche temporaneamente».
Eppure, secondo quanto ci spiega Taraborrelli, le segnalazioni agli organi di Polizia ci sono, «è pieno di segnalazioni» dice.

09/01/2009 10.16


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L'AVVOCATO: «PIENO RISPETTO DELLE REGOLE»

L'avvocato Vittorio Iovine che assiste le due ditte Riab Srl e Itrofer, rimanda al mittente le accuse mosse e giudica l'articolo «in gran parte falso e diffamatorio, dannoso » per le due società.
«Le mie assistite», scrive in una mail, «operano correttamente nel pieno rispetto delle norme ambientali vigenti e, in special modo la ditta Itrofer srl, sono attivamente impegnate nel campo della tutela ambientale. E' solo grazie all'attività della Itrofer», continua Iovine, «che il ciclo dei rifiuti oleosi consortili in Abruzzo può avere luogo, con avvio allo smaltimento di enormi quantità di rifiuti che altrimenti verrebbero versati nell'ambiente».
Per il legale, l'articolo (che si basa su documenti pubblici) «è frutto di una superficiale cognizione di una vicenda altamente complessa che andrebbe trattata con maggior riguardo».
Per l'avvocato le due aziende «hanno correttamente posto in essere ogni possibile accorgimento richiesto loro e sono disponibili a qualsiasi verifica». Sempre secondo il legale nei confronti delle due aziende è stata messa in atto «una incessante azione diffamatoria orchestrata in varie sedi e sempre dagli stessi soggetti privati. Il vostro articolo è solo l'ultima dimostrazione».

09/01/2009 15.08