Scuola, Idv: «vergognoso contratto fatto dall'Afm»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L'AQUILA. Il capogruppo consiliare dell'Italia dei Valori, Angelo Mancini contesta il nuovo contratto proposto dall'Afm e si schiera dalla parte delle insegnanti di prescuola e interscuola.

«E' stato sottoposto», critica Mancini, «un contratto vergognoso nella forma e nella sostanza. Contratto che arriva, a fronte di un atto di indirizzo del Consiglio comunale risalente al 2004, dopo 14 anni di precariato e a seguito di un concorso per titoli ed esami, che invece non e' stato ritenuto necessario per le numerosissime stabilizzazioni avvenute all'interno delle società partecipate anche dopo appena qualche settimana dall'assunzione a tempo determinato».
Secondo il consigliere dell'Italia dei Valori l'amministrazione comunale e l'Afm, (che e' una società a totale capitale pubblico) «avrebbero avuto il tempo e il modo di modificare il contratto di servizi, consentendo di stipulare un contratto con queste lavoratrici per 12 mesi l'anno e 24 ore settimanali, ma non hanno fatto nulla».
Non mancano accuse all'assessore comunale al Bilancio e ai vertici dell'azienda: «evidentemente a loro poco importa dell'efficacia del servizio scolastico del nostro Comune».
Mancini definisce quel contratto «aleatorio, a tempo parziale e 'di tipo misto', con clausole
flessibili ed elastiche, che rendono incomprensibili i periodi lavorativi, legati al calendario fissato annualmente dalla Regione Abruzzo, e peraltro con una evidente confusione, ai fini della durata del servizio, tra la fine dell'anno scolastico, che avviene il 31 agosto, e il termine dell'attività didattica». Per l'Afm era l'unica soluzione possibile dal momento in cui non vi sarebbero soldi.
«E' difficile crederlo», incalza Mancini, «visto che si spendono denari a profusione per cene sociali, bond argentini, investimenti immobiliari che hanno creato solo perdite alle casse comunali e
assunzioni di direttori generali».
Il consigliere chiede che venga trovata «una soluzione immediata» e se assessore e direttore dell'azienda non sono in grado «se ne vadano a casa».

09/01/2009 8.06