Ecco perché certificato medico e delibera sarebbero illegittime

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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IL CASO D'ALFONSO. PESCARA. Uso strumentale, distorto e fuorviante della normativa amministrativa. Il ritiro delle dimissioni e la contestuale indisponibilità del sindaco D'Alfonso a mezzo certificato medico presenta numerosi profili di discussioni.
Gli esperti ed i legali di diritto amministrativo si stanno interrogando sulla incredibile vicenda venutasi a creare mentre la procura procede verso la sua strada con l'analisi del certificato medico riservatissimo.
Secondo alcuni esperti interpellati da PrimaDaNoi.it il sindaco sarebbe ancora in carica a tutti gli effetti, almeno fino all'atto di scioglimento che dovrà essere firmato dal presidente della Repubblica.
Secondo alcune tesi il Comune di Pescara sarebbe attualmente in «regime di supplenza» in quanto il procedimento che determina lo scioglimento del consiglio comunale e della giunta si conclude con il provvedimento del presidente della Repubblica.
Tanto è vero che oggi è stato convocato il consiglio comunale nonostante le dimissioni di massa dei consiglieri di centrodestra che avranno valore solo una volta consegnate al presidente del consiglio comunale.
Fino all'atto di scioglimento l'impedimento del sindaco non costituirebbe motivo di sua decadenza e pertanto dovrebbe ritenersi in carica a tutti gli effetti.
Si potrebbe verificare a questo punto l'ipotesi in cui lo stesso Ministero dell'Interno non ritenga sulla base degli atti trasmessi la sussistenza dell'impedimento permanente (cioè definitivo) cosicchè le motivazioni addotte dal sindaco D'Alfonso non avrebbero alcun valore legale.
Secondo questa tesi di alcuni esperti di diritto amministrativo, contrariamente a quanto si può ritenere, il vicesindaco eserciterebbe «una funzione di supplenza» mentre dopo l'eventuale decreto del presidente della Repubblica giunta e vicesindaco saranno «in ipotesi di reggenza».
Distinzioni essenziali per il diritto dalle quali ne discendono compiti e competenze. Una per tutte: in ipotesi di reggenza spetta al vicesindaco lo stipendio di sindaco.
Secondo alcuni legali poi sarebbe quanto meno «discutibile» la scelta dell'amministrazione di prendere atto dell'impedimento del sindaco attraverso una delibera già approvata poiché l'unica cosa che la giunta avrebbe dovuto fare era di trasmettere l'atto alla autorità governativa, cioè al prefetto come pare sia stato fatto.
La giunta –secondo questa altra tesi- non poteva prendere atto di alcunchè poiché la dichiarazione del sindaco è rivolta al consiglio comunale e alla autorità governativa.
Nel caso dovesse prevalere questa tesi saremmo in presenza di un atto (la delibera) illegittimo. Secondo alcune fonti poi la delibera era già pronta prima che la lettera del sindaco D'Alfonso arrivasse e fosse protocollata.

«AUTOSOSPENSIONE ILLEGITTIMA»

Ma i dubbi più pesanti si addensano proprio sul colpo di scena che ha fatto discutere la politica italiana: il ritiro delle dimissioni e la contestuale presentazione del certificato medico.
Il ritiro delle dimissioni costituiscono senza dubbio un atto del pubblico ufficiale sindaco. Per poter esercitare questo suo diritto è necessaria una volontà piena ma anche situazioni oggettive che lo permettano.
Ed è questo il passaggio fondamentale. Secondo la scansione temporale delle azioni D'Alfonso ha prima ritirato le dimissioni e poi presentato il certificato medico. Se non avesse prima ritirato le dimissioni il certificato medico non avrebbe avuto valore in quanto presentato da un sindaco dimissionario.
Ma se si ritirano le dimissioni è necessario avere "le carte in regola" per compiere questo atto cioè la possibilità di espletare le funzioni da sindaco.
Ma come si può compiere il ritiro delle dimissioni se si è affetti da una patologia ingravescente e permanente, tanto grave da tenere lontano il pubblico ufficiale dalle sue mansioni?
Tanto più che la patologia è sicuramente precedente al ritiro delle dimissioni: il certificato è datato 24 dicembre e la patologia è necessariamente precedente a questa data.
Secondo diverse tesi di esperti amministrativisti anche il ritiro delle dimissione -che costituisce una prerogativa dell'organo elettivo- è condizionato dalla permanenza in carica di tale organo e se il certificato medico risale in data antecedente al ritiro delle dimissioni non si vede come una persona che non è in grado di svolgere il proprio mandato possa poi compiere un atto personalissimo che costituisce una delle forme più gravi di scelta politica amministrativa.
Secondo i più l'autosospensione, più che essere tale, appare un escamotage per la sopravvivenza della macchina amministrativa (tra l'altro citato espressamente dal sindaco)
A questo punto un ricorso si potrebbe fare ma sarebbe pura teoria. Mossa del tutto intempestiva e lunga.
La mossa decisiva probabilmente arriverà dal Ministero dell'Interno che potrebbe aprire una istruttoria per verificare le affermazioni del sindaco D'Alfonso e verificare la patologia invalidante.
La certezza è che il ministero dovrà necessariamente accertare ogni atto e affermazione di questa vicenda.
A questo punto il Ministero può sciogliere il consiglio anche per gravi irregolarità, utilizzando quella stessa legge sulle infiltrazioni mafiose, oppure potrebbe accogliere in toto la versione del sindaco e della giunta e sciogliere comunque l'amministrazione.
Il tutto potrebbe essere risolto in tempi molto più brevi dalla procura e dal consiglio di stato di domani.

08/01/2009 9.46