D'Alfonso sindaco ma sta male: niente commissario, Comune affidato a D'Angelo

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

3637

D'Alfonso sindaco ma sta male: niente commissario, Comune affidato a D'Angelo
IL CASO D'ALFONSO. PESCARA. Un colpo di scena o di genio, un atto di sfida, «il solito arrogante gioco di potere». * D’ANGELO:«SITUAZIONE DI SALUTE CERTIFICATA DA TEMPO» * TANGENTI: CINQUE INCHIESTE CHE FANNO TREMARE IL PD IN ITALIA
E' stata definita in molti modi la decisione dell'ex ex sindaco, Luciano D'Alfonso, ed oggi nuovamente primo cittadino. Almeno formalmente. Ma non operativo.
Un sindaco ex dimissionario che aveva comunicato con un anticipo di quasi dieci giorni alla procura la sua intenzione di dimettersi, intenzione rimasta segreta fino al 16 dicembre «per non turbare le elezioni».
Il giorno dopo il clamoroso arresto, le dimissioni vennero inviate al Comune. Poi è stata la volta della scarcerazione dai domiciliari in tempi record da parte del gip, Luca De Ninis, che ha sancito, dopo i lunghi interrogatori di garanzia, «l'aggravamento del quadro accusatorio».
Anche se nella ordinanza di scarcerazione di Dezio sembrava avere affermato principi e fatti opposti.
Nonostante molti degli indagati abbiano intavolato nuove contraddizioni e avvalorato le tesi accusatorie, il gip ha deciso per la fine della misura cautelare.
Con la rimessa in libertà lo scorso 24 dicembre D'Alfonso è tornato uomo libero ma ancora indagato di reati gravissimi anche se la legge gli permette di ritornare ad occupare la poltrona di sindaco.
Ecco allora il colpo di scena: il 5 gennaio al protocollo del Comune arrivano due lettere di D'Alfonso. Poi prepara le valige per un eremo dove si ritirerà a pregare.

«RITIRO LE DIMISSIONI…»

Il 5 gennaio 2009 era l'ultimo giorno utile per annullare di fatto quelle dimissioni già firmate il 9 dicembre e mostrate alla Procura come arma (inutile) per evitare una misura cautelare.
Nella lettera di una pagina con cui il sindaco ha ritirato le dimissioni ha spiegato le sue ragioni e dato indicazioni precise alla sua giunta su procedure e leggi da applicare: dimissioni ritirate, quindi, ma lui non tornerà al lavoro.
In base al Testo Unico sugli Enti Locali, suggerisce D'Alfonso nella missiva, le funzioni di primo cittadino saranno svolte dal vice sindaco Camillo D'Angelo.
Le sue dimissioni avrebbero aperto la strada al commissariamento prefettizio con le nuove elezioni che si dovrebbero tenere comunque il 6 e 7 giugno prossimi, in concomitanza con le provinciali e le europee.
Con il ritiro delle dimissioni nessun commissario sostituirà la giunta ed il consiglio ma saranno gli stessi uomini scelti da D'Alfonso a trasportare il Comune fino alle prossime elezioni.
L'altro aspetto non secondario è che con le dimissioni D'Alfonso si sarebbe precluso la strada di ricandidarsi alla carica più alta della città. Con il ritiro delle dimissioni la legge consente –nonostante le pesanti ipotesi di accusa- di potersi ricandidare già nella tornata di giugno.
«Malgrado sia immutata in me la volontà di impegnarmi ogni giorno al servizio di Pescara», scrive D'Alfonso, «ne sono impedito e non posso aderire alle calde e rinnovate sollecitazioni di tantissime moltitudini di cittadini che mi invitano a proseguire il mio mandato. Non sono più nelle condizioni personali per potervi fare fronte con la dedizione che esso comporta. Confido - prosegue – che questa mia doverosa, ma sofferta determinazione valga a rasserenare tutti e quindi a consentire che la stessa attività di indagine, sul piano squisitamente tecnico, possa procedere scevra da condizionamenti inevitabilmente connessi al grande impatto mediatico di questa vicenda, al quale sono rimasto fin qui assolutamente estraneo».
«Nel prendere congedo dalla mia responsabilità di sindaco di Pescara voglio in conclusione - scrive ancora D'Alfonso - rinnovare la mia professione di amore e di dedizione a questa comunità, che per me è stato un onore servire in tutti questi anni ed alla quale continuerò a dare il mio apporto, in primo luogo dimostrando, nelle sedi previste dalla legge, l'assoluta correttezza politica e amministrativa».
D'Alfonso ha ringraziato tutti i pescaresi «per la collaborazione e il sostegno dimostrati in tutti questi anni».



«… MA SONO MOLTO MALATO E DUNQUE NON TORNO»

Contestualmente alla lettera che ritira formalmente le dimissioni al protocollo del Comune è giunto anche un certificato medico che attesta il suo impedimento al lavoro per motivi di salute.
Il certificato che ha scatenato ire ed ironie è stato firmato da un medico molto speciale perché anche egli politico, del Pd, lo stesso partito del sindaco e come se non bastasse persino nella sua stessa maggioranza in consiglio.
Così il consigliere Giancarlo Perfetto si è conquistato una notorietà che non era riuscito a conquistare con l'elezione a consigliere e che invece ha ottenuto per le sue qualità professionali nel certificare una patologia al ritrovato primo cittadino.
Luciano D'Alfonso sarebbe affetto –secondo quanto scrive egli stesso- da una «patologia ingravescente e permanente, quantomeno nel senso della imprevedibilità della data della completa guarigione». Impossibile sapere quando finirà tale patologia insorta negli ultimi tempi e che fornisce il destro per un colpo di scena che pare non abbia precedenti in Italia.
In una precedente lettera indirizzata al presidente del Consiglio, alla Giunta e al segretario generale, D'Alfonso aveva scritto che «permanendo, quindi, la mia determinazione di continuare a difendermi in forma libera e senza coinvolgere la pubblica amministrazione, intendo con la presente revocare le mie dimissioni comunicate il 16 dicembre 2008, in parti tempo prospettando alla Giunta, con istanza a parte, di prendere atto del mio impedimento a svolgere con pienezza le funzioni di sindaco: cio' nello schema dell'articolo 53 della Legge 267/2000».

IL GIP AVEVA CONSIDERATO LE DIMISSIONI UN «APPREZZABILE SEGNALE»

Il ritiro delle dimissioni sarebbero per alcuni un chiaro atto di sfida alla procura, un segnale chiaro che il sindaco di Pescara non si farà "incastrare" tanto facilmente. Che farà di tutto per schivare e annientare tutte le accuse per ritornare rafforzato in politica, la sua vita da sempre.
Le dimissioni erano state considerate dal gip Luca De Ninis «apprezzabile segnale di sensibilità Istituzionale». Inoltre, il previsto commissariamento del Comune, conseguente appunto alle dimissioni, secondo il Gip avrebbe determinato «un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti da D'Alfonso nell'esercizio della capacità di manipolare persone informate e documenti».
Ora le carte in tavola cambiano per effetto del ritiro del gesto «apprezzabile».

«PIENO RISPETTO PER LE ISTITUZIONI»

«Presentai le mie dimissioni al pm lo scorso 9 dicembre, per potermi difendere senza coinvolgere il Comune», scrive D'Alfonso, «queste dimissioni non hanno sortito l'effetto auspicabile di scongiurare misure cautelari restrittive della mia liberta' personale, ma hanno ribadito il mio pieno rispetto per le istituzioni che non devono essere coinvolte nelle vicende delle persone». Nella lettera il sindaco ripercorre tutti i lavori eseguiti sotto il suo mandato parlando di «patrimonio della città rinnovato e consolidato, consentendoci così di programmare gli impegni futuri di una città in grado di competere con le più importanti realtà urbane italiane ed europee».
Ora con il ritiro delle dimissioni saranno i suoi uomini –formalmente senza alcun "contatto istituzionale con l'ex ex sindaco- a portare avanti il Comune fino alle elezioni.

07/01/2009 8.00

[pagebreak]

D'ANGELO:«SITUAZIONE DI SALUTE CERTIFICATA DA TEMPO»

Il vice sindaco Camillo D'Angelo ha spiegato che «si andrà in prefettura a rendere nota la comunicazione dell'impedimento del sindaco Luciano D'Alfonso a continuare la sua attivita'. Il sindaco - ha spiegato D'Angelo - si autosospende in maniera permanente in quanto non si conosce il tempo che sara' necessario per migliorare la sua situazione di salute che e' stata certificata gia' da tempo dai medici. Abbiamo dovuto prendere atto della volonta' del sindaco e con una delibera abbiamo confermato quello che per legge e' necessario fare. A questo punto - ha proseguito D'Angelo - l'amministrazione continua la sua attivita' fino alle prossima scadenza elettorale». Secondo il vice sindaco non sarebbe quindi cambiato nulla e' si andra' lo stesso al voto a giugno con il vice sindaco e non con il commissario.
«La Giunta», recita un comunicato del Comune, «manifesta la sua solidarieta' a Luciano D'Alfonso e, in ragione dell'esigenza di realizzare il programma di mandato della consiliatura e per garantire continuita' all'azione amministrativa, anche in vista dell'importante appuntamento internazionale dei Giochi del Mediterraneo Pescara 2009, ha ribadito l'impegno di governo a servizio della citta' di Pescara».

D'ANGELO:«EVITATO IL TRAUMA DEL COMMISSARIAMENTO»

Secondo D'Angelo «questo e' anche un modo per evitare alla citta' il trauma di una presenza (il commissario, ndr) che per quanto qualificata e disponibile a fare l'interesse della citta' sicuramente avrebbe avuto la necessita' di un tempo minimo per rendersi conto della situazione, delle cose da fare. Noi non vogliamo far subire neanche la minima difficolta' alla citta'. Nel momento in cui il sindaco ha manifestato l'impossibilita' di esercitare le sue funzioni - ha proseguito il vicesindaco - egli non puo' piu' avere rapporti col Comune di tipo amministrativo. Da questo momento la gestione dell'Ente e' affidata a me, alla Giunta e al Consiglio comunale nella sua interezza. In questo momento - ha infine osservato il vicesindaco - D'Alfonso e' lontano da queste stanze, dall'amministrazione. Pensa a ristabilirsi e a mettere insieme quello che e' necessario per sviluppare una difesa che sara' certa e documentata e che lo vedra' di nuovo libero».


Nel pomeriggio della vigilia della Befana si è poi svolta una riunione a cui hanno partecipato tutti i consiglieri delle forze che compongono la maggioranza comunale.
La riunione è servita a illustrare quanto deliberato dalla giunta comunale con l'approvazione della delibera di presa d'atto dell'impedimento del sindaco e quindi dei presupposti per l'applicazione di cui all'articolo 53 del decreto legislativo n. 267 del 2000.

Tutte le forze presenti alla riunione, Italia dei Valori, Socialisti e liste civiche comprese, hanno manifestato la volontà di continuare a portare avanti insieme alla giunta gli impegni di governo in tutte le sedi e ribadito l'impegno a farlo fino in fondo, in virtù del mandato ricevuto dagli elettori lo scorso aprile 2008.
Ora la palla passa al ministero degli Interni per la presa d'atto.
Tutto dovrebbe rimanere inalterato a meno di colpi di scena che potrebbero arrivare dal ministro Maroni o da qualche ricorso a sorpresa.

07/01/2009 8.06

[pagebreak]

TANGENTI: CINQUE INCHIESTE CHE FANNO TREMARE IL PD IN ITALIA

ABRUZZO. Da alcuni è paragonata alla Tangentopoli della seconda Repubblica, da altri viene indicata come una fase transitoria che ha aperto sì la questione morale all'interno del Pd, ma che allo stesso tempo ha marcato una distanza tra sinistra e magistratura.
E' la stagione delle inchieste giudiziarie che da Firenze a Napoli, da Pescara a Catanzaro, passando per Potenza, sta coinvolgendo amministratori locali e politici nazionali.
Gli sviluppi delle indagini, nel corso del 2009, avranno senz'altro ripercussioni sulla piega che prenderà l'annunciata riforma della giustizia se è vero - come è accaduto in queste ultimi giorni - che la revoca di alcune misure di custodia cautelare (del sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, prima, e del deputato del Pd Salvatore Margiotta, poi) hanno indotto il partito di Veltroni a proporre meccanismi di garanzia più stringenti, con decisioni prese da tre giudici anziché uno quando si tratta di carcere.
PESCARA. Accusato di aver intascato tangenti in cambio di favori amministrativi, il sindaco e segretario regionale del Pd, Luciano D'Alfonso, finisce ai domiciliari lo stesso giorno della vittoria del centrodestra alle elezioni in Abruzzo che hanno fatto seguito all'arresto dell'ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco. A D'Alfonso, al suo braccio destro Guido Dezio, e all'imprenditore Massimo de Cesaris vengono contestati l'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato. Ma prima di Natale il gip ha rimesso in libertà il sindaco, che ha poi ritirato le dimissioni presentando contestualmente un certificato medico che lo terrà comunque lontano dalla poltrona di sindaco.
NAPOLI. Il caso 'Global service' ha portato in carcere l'imprenditore Alfredo Romeo travolgendo la giunta della città guidata da Rosa Russo Iervolino per una rete di contatti che
avrebbe dovuto favorire Romeo nell'assegnazione di appalti pubblici, come la gara per la manutenzione delle strade napoletane che però non fu mai bandita.
Coinvolti i parlamentari Italo Bocchino (Pdl) e Renzo Lusetti (Pd).
POTENZA. Richiesta di arresti domiciliari revocata anche per il parlamentare del Pd Margiotta, indagato, assieme ad altre 15 persone, dal pm Woodcock per presunte tangenti legate alle estrazioni petrolifere in Basilicata. Il tribunale del Riesame non ha ritenuto fondata l'ipotesi di reato più grave, quella di associazione a delinquere, per cui ha sostituito la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari nei confronti, tra gli altri, dell'amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, dei dirigenti della compagnia, Roberto Francini e Roberto Pasi, dell'imprenditore Francesco Rocco Ferrara e del sindaco di Gorgoglione (Matera) Ignazio Tornetta. Il 7 gennaio il pm Woodcock chiederà al gip di sospendere ogni attività della Total Italia per due mesi.
CATANZARO. Al centro di una 'guerra' tra procure senza precedenti tanto da rendere necessario l'intervento del Capo dello Stato, l'inchiesta 'Why not' su presunti illeciti nella
gestione dei fondi statali, regionali e comunitari è arrivata alle battute finali, con l'avviso di chiusura delle indagini per 106 indagati, tra cui il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, l'ex presidente Giuseppe Chiaravalloti, il deputato Pdl Giovanni Dima, e l'ex presidente della Compagnia delle opere in Calabria Antonio Saladino. Dall'inchiesta, avviata dall'ex pm Luigi De Magistris, è invece uscito l'ex premier Romano Prodi.
FIRENZE. L'inchiesta sull'area di Castello di proprietà della Sai-Fondiaria ha preso il via da alcune intercettazioni telefoniche. Sette gli avvisi di garanzia per corruzione che scuotono la giunta comunale e il Pd fiorentino. Indagati, tra gli altri, gli assessori Gianni Biagi e Graziano Cioni, quest'ultimo candidato (ma poi ritirato) alle primarie nel Pd per le prossime elezioni comunali. E per protestare contro una cattiva informazione che, a suo dire, lo vedeva coinvolto,
falsamente, nell' indagine, il sindaco di Firenze, Domenici, si é incatenato il mese scorso ad un palo davanti la sede romana di Repubblica.
07/01/2009 9.07