Per il gip: «quadro accusatorio confermato», anzi «rafforzato»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Per il gip: «quadro accusatorio confermato», anzi «rafforzato»
L'ARRESTO DI D'ALFONSO. PESCARA. Un passo avanti e due indietro nella nuova ordinanza del giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis, letteralmente partorita in sei ore, nel giorno della vigilia di Natale. * AREA DI RISULTA: «VICENDA GRAVE». «ARRICCHIMENTO NON APPARISCENTE» * LO SCONTRO TRA GIP E PM: LA CLAMOROSA MARCIA INDIETRO
Nel documento che concede piena libertà all'ex sindaco D'Alfonso e all'imprenditore De Cesaris si legge: «il quadro accusatorio rimane in piedi»; «è confermato e rafforzato».
Alle 15 del 24 dicembre, dunque, arriva il verdetto atteso da oltre 24 ore che libera l'ex sindaco e annulla la precedente ordinanza che ne aveva sancito gli arresti domiciliari.
Dopo otto giorni dal clamoroso arresto non esistono più le esigenze cautelari.
Ma ci sono innumerevoli “ma” che ingarbugliano non poco una storia destinata a diventare grimaldello della politica…
Fondamentali sarebbero però state, per la decisione di revoca dei domiciliari, le dimissioni del sindaco e la prossima nomina del commissario comunale «che determina un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti da D'Alfonso».
Per il gip, inoltre, «le tesi di comodo da concordare con persone riconducibili alla famiglia o all'impresa non sarebbero, comunque, impedite dalla misura in atto degli arresti domiciliari».
Stessa linea anche per l'imprenditore De Cesaris che con la sua deposizione, dopo l'arresto, avrebbe addirittura peggiorato la posizione.
Libertà anche per lui poiché si è dimesso da ogni carica societaria. Escluso quindi il pericolo di reiterazione del reato.
Chi si aspettava un provvedimento fotocopia rispetto a quello che ha scarcerato Dezio è rimasto deluso.
All'inizio della sua ordinanza De Ninis ha scritto una premessa come «immediata risposta alle sollecitazioni aspramente critiche mosse dal Pm». Nei giorni scorsi, infatti, dopo la liberazione di Guido Dezio, non erano mancati scontri tra le parti.
«Il quadro accusatorio», scrive il gip nell'ultima ordinanza, «già integralmente condiviso dal gip nel momento dell'adozione delle misure cautelari, rimane nel suo complesso confermato (ed anzi sotto taluni aspetti rafforzato), con la sola eccezione della posizione di Marco Molisani, anche all'esito degli interrogatori di garanzia e delle ulteriori attività di indagine».
Il giudice fa delle precisazioni anche sul provvedimento di revoca delle misure cautelari di Guido Dezio: «il ridimensionamento del quadro indiziario non modifica il giudizio di gravità indiziaria sulle due principali vicende di corruzione (appalto cimitero e area di risulta, ndr) e sulla stessa associazione a delinquere ma si limitava ad evidenziare un'attenuazione della gravità concreta delle condotte contestate per i riflessi che ne derivano sul pericolo di inquinamento probatorio ascritto a Dezio e sulla prova dell'elemento soggettivo delle corruzioni minori (per la quale si introduceva un elemento di dubbio, suscettibile di rivalutazione)».
Il gip sottolinea anche che «la presente fase del procedimento è per sua natura soggetta ad evoluzioni anche importanti e l'interrogatorio del principale indagato costituisce ineliminabile momento di riflessione, suscettibile di ulteriore verifica ed approfondimento».

SULLA REVOCA DEGLI ARRESTI DI DEZIO

Sulla revoca delle misure cautelari di Dezio scrive il gip, «è stata autorizzata in quanto è venuto meno la reiterazione del reato e l'inquinamento delle prove».

«LA DIFESA APPASSIONATA DEL SINDACO»

Per De Ninis il sindaco D'Alfonso «nel trattare analiticamente tutti i punti oggetto di contestazione, ha più volte rimarcato gli obiettivi di pubblico interesse che soli, nei suoi intenti, hanno sostenuto l'azione di governo e gli specifici atti di indirizzo».
Sempre secondo quanto si legge, il primo cittadino «confinando sui tecnici le eventuali responsabilità (…) ha respinto con sdegno l'accusa di aver condizionato l'esercizio delle proprie funzioni e finalità di arricchimento personale».
D'Alfonso avrebbe spiegato che le due ristrutturazioni eseguite dall'impresa di De Cesaris sarebbero avvenute circa sei mesi prima (fine 2003) e circa due anni prima (2002) dell'inizio della procedura per il project financing (giugno 2004).
Per De Ninis queste dichiarazioni sono state considerate «pienamente affidabili, anche alla luce della possibilità di sottoporle ad ulteriori verifiche: elemento che avrebbe sconsigliato- ad una persona certamente avveduta e intelligente qual è D'Alfonso- di insistere su una linea difensiva suscettibile di falsificazione che avrebbe reso discredito anche sulle altre giustificazioni rese».




I LAVORI DI DE CESARIS A CASA DI D'ALFONSO

Rimangono in piedi anche le dichiarazioni contrastanti sui lavori effettuati a titolo gratuito (secondo il pm) nella casa dell'ex sindaco dalla ditta di De Cesaris, che poi si è aggiudicato l'appalto sui cimiteri.
Da un lato ci sono le dichiarazioni del capo-mastro della ditta, dall'altro la data della fattura prodotta dal De Cesaris del 31-12-2002 di 12 mila euro. «La conferma che i lavori avvennero in epoca successiva», scrive De Ninis, «dimostrerebbe altresì che essi non vennero pagati con la fattura esibita dall'impresa, validando l'assunto dell'accusa».
Ma nel corso dell'ultimo interrogatorio l'imprenditore avrebbe aggravato la sua posizione, secondo quanto sostiene il gip: «l'imprenditore De Cesaris ha improvvisamente cambiato la versione dei fatti resa nelle indagini, dicendo che la fattura del 2002 faceva riferimento ad altri lavori» di una congiunta di D'Alfonso, e che «in quella circostanza la congiunta del sindaco gli avrebbe richiesto di sistemare anche il locale terraneo, anche se i lavori vennero eseguiti solo diverso tempo dopo (uno o due anni)».
Ci sono ancora dubbi, invece, sui lavori effettuati a casa di D'Alfonso, sui colli a Pescara.
Ma proprio nel corso dell'interrogatorio «De Cesaris ha fornito ulteriori elementi di interesse e di conferma della prospettiva accusatoria».
L'imprenditore ha precisato che il locale di D'Alfonso, affidato in disponibilità di comodato d'uso per sistemare delle biciclette non sarebbe mai stato utilizzato.
Questa vicenda viene definita dal gip «un mero pretesto, una scusa elaborata per rispondere alla prima contestazione operata dagli inquirenti, senza fondamento. Con certezza è del tutto idonea a giustificare l'esecuzione dei lavori che, seppur non ingenti, certamente hanno costituito un valore apprezzabile, avendo occupato una squadra di maestranze per circa 20 giorni e realizzato la ristrutturazione completa del locale di Lettomanoppello».
Inoltre De Cesaris «ha ammesso di aver operato i versamenti (leciti e registrati) in favore del sindaco e del suo partito, allo scopo di agevolare l'ottenimento dei lavori al Comune di Pescara che da anni non forniva commesse alle sue imprese. Il rilievo di tali dichiarazioni», scrive il gip, «in punto di prova dell'elemento soggettivo dei reati, pare evidente».
De Cesaris ha però negato le contribuzioni in nero «non riuscendo però a fornire», dice il gip, «alcuna valida ricostruzione alternativa del significato dell'annotazione "5.000 a privati"»

Alessandra Lotti 24/12/2008 17.20





DAL TG1: TUTTI DENTRO CASA

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AREA DI RISULTA: «VICENDA GRAVE». «ARRICCHIMENTO NON APPARISCENTE»

Anche sulla vicenda dell'Area di Risulta l'impianto accusatorio non sembra vacillare più di tanto ma il gip ammette qualche defaillance e scrive: «il pm evidenzia oggi che il funzionario che ha espresso il parere è stato anche commissario esaminatore del concorso per la riqualificazione dell'area di risulta».
Il giudice non lo sapeva? Pare gli fosse sfuggito come scrive di suo pugno: «il dato, in un fascicolo costituito da circa 30 faldoni, era francamente sfuggito».
Per De Ninis questo fattore «resta valutabile in termini di gravità indiziaria, anche alla luce della conferma del ruolo di Paolini emersa nel corso dell'interrogatorio».

ARRICCHIMENTO PERSONALE.

«Non si è mai detto», spiega inoltre il gip, «che l'arricchimento personale o privato sia elemento costitutivo della corruzione, ma solo che esso può essere valutato come un elemento di prova del fatto che i contributi illeciti ai partiti costituiscano anche remunerazione dei pubblici ufficiali per compiere atti contrari ai doveri d'ufficio: elemento»; continua De Ninis, «particolarmente rilevante nei casi in cui gli imprenditori (…) sono destinati di incarichi fondati su discrezionalità turbata (dalla dazione occulta per il partito)».
Per il gip, inoltre, «l'arricchimento da parte del pubblico ufficiale rappresenta un ulteriore forte movente all'azione contraria alla legge e quindi un indice importante per ritenere compiuto l'esercizio distorto del potere anche in relazione al conferimento di incarichi discrezionali non altrimenti contestabili».

«ARRICCHIMENTO NON APPARISCENTE»

«La tensione verso condotte di arricchimento privato» è secondo De Ninis, «il dato meno appariscente dell'impianto accusatorio».
Insomma un ritorno economico esiguo, secondo il gip, per le tasche dell'ex sindaco, rispetto al ritorno milionario per gli imprenditori.
«Si consideri», scrive De Ninis, «che le ristrutturazione edili costituiscono l'unico profitto personalmente ascrivibile al D'Alfonso».
Gli altri vantaggi, invece, i viaggi, lo stipendio per l'autista, le cene offerte da Toto, «sono finalizzati essenzialmente a sostenere l'immagine pubblica».

Proprio questa «scarsa presenza della finalità di profitto privato», scrive De Ninis, «costituiva indice di svalutazione del residuo pericolo di inquinamento probatorio ascritto al Dezio, già obiettivamente al limite del rilievo cautelare per effetto della sua formale estromissione dall'attività dell'amministrazione comunale».

I PAGAMENTI DI TOTO

L'interrogatorio di lunedì scorso di Fabrizio Paolini, autista e factotum del sindaco «ha offerto invece», ha scritto il gip, «piena conferma dell'impianto accusatorio» messo in piedi dal pm Gennaro Varone.
Paolini ha riconosciuto «di non aver mai osservato alcun orario di lavoro presso le imprese di Toto», sebbene venisse retribuito dall'imprenditore teatino, «di aver continuato a recarsi presso il Comune, come volontario, nel periodo in cui veniva stipendiato dall'impresa, di aver avuto a disposizione la vettura Alfa Romeo 166 perché Toto si era impietosito per il tipo di vettura di cui era in possesso (una fiat Panda)» e di essere ritenuto da Toto una sorta di «investimento su un giovane promettente e volenteroso».

MOLISANI ESTRANEO AI FATTI

Il gip ritiene invece il dipendente comunale Marco Molisani «estraneo all'associazione per delinquere contestata».
A Molisani era stato mosso il reato di truffa per il pagamento del traghetto in favore della Jadrolinija con fondi della pubblicità istituzionale. Per il gip «non c'era alcuna finalità di profitto privato, oltre al ruolo di depositario del fascicolo sul project financing dei cimieri» che era conservato nella segreteria dell'ufficio di gabinetto insieme con altri 1700 non sapendo nemmeno se si trattasse di copie o di estratti originali.
Si sarebbe trattato, come ha spiegato a inizio settimana il dipendente comunale, di un mero errore.
Le giustificazioni di Molisani sono state ritenute dal gip «coerenti e non contrastanti con i dati processuali»

24/12/2008 17.56